Un documentario tedesco racconta la biografia dell’artista e performer Joseph Beuys

Beuys del regista Andres Veiel è uno dei film tedeschi in concorso alla 67esima edizione del Festival del cinema di Berlino. Come dice il titolo stesso, il documentario è dedicato alla figura di Joseph Beuys, pittore, scultore e perfomer tedesco conosciuto come “l’uomo col cappello”.

Frutto di uno straordinario lavoro di ricerca e selezione di materiale d’archivio, Beuys di Veiel mira a schizzare un ritratto del primo artista tedesco che ottenne un’esposizione individuale al Guggenheim Museum di New York e che a suo tempo fu una delle personalità più controverse di Germania. Veiel si concentra sul lato artistico e professionale di Beuys, lasciando da parte la sua vita privata. Dal documentario emerge un personaggio visionario, anacronistico per l’epoca, forse troppo all’avanguardia persino per il giorno d’oggi. Attraverso performance, sculture e dipinti, Joseph Beuys puntava a cambiare radicalmente la comune concezione dell’arte, a provocare e “ad ampliare la coscienza dello spettatore”. Per questa sua visione poco ortodossa dell’arte, Beuys fu a lungo un artista incompreso: qualcuno definì la sua opera “la spazzatura più costosa di tutti i tempi”. Oltre ai dibattiti circa il valore dell’arte di Joseph Beuys e il suo atteggiamento a fronte di un’accoglienza fatta di amore e odio, Veiel mette a fuoco anche gli anni giovanili, quando era aviatore durante la Seconda guerra mondiale. Gli anni della guerra e in particolare l’abbattimento del suo aereo in Crimea nel 1943 segnarono profondamente la vita di Joseph Beuys. Gli anni Cinquanta furono un periodo buio per l’artista, che venne colpito da una forte depressione. Il documentario focalizza infine altri due capitoli della vita di Beuys: il periodo che trascorse all’Accademia delle arti di Düsseldorf in qualità di docente e il suo contributo politico in qualità di attivista dei Verdi. Ciò che rimane costante nella ricostruzione di Veiel è l’immagine di Joseph Beuys come “uomo col cappello”, cappello con cui l’artista si faceva sempre fotografare e da cui decise di separarsi soltanto per alcuni scatti realizzati poco prima della sua morte. Anche se con mezzi piuttosto tradizionali e senza alcun guizzo creativo degno di nota, Veiel riesce a realizzare un ritratto di Joseph Beuys che rende giustizia alla complessità di questo artista, che era in realtà molto più di uno scultore o perfomer. Rimane straordinario il lavoro di ricerca che sta alla base della realizzazione del documentario, in cui è prevalentemente Beuys stesso a parlare e raccontarsi attraverso filmati e audio di repertorio che ci immergono passo dopo passo nella biografia di un grande pensatore.

Banner Scuola Schule

SEGUI TUTTE LE NEWS SU BERLINO, SEGUI BERLINO MAGAZINE SU FACEBOOK

Foto di copertina: Beuys – Wettbewerb 2017 – DEU 2017 – von: Andres Veiel – Joseph Beuys nach der Räumung der Staatlichen Kunstakademie Düsseldorf, 1972 – ErichPuls/KlausLamberty © zeroonefilm/ StiftungMusemSchloss Moyland

Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

Leave a Reply