Università italiana vs università tedesca: un confronto spesso impietoso

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Quali sono le differenze principali tra la formazione di un giovane tedesco e quella di un giovane italiano? E fanno davvero la differenza?

Trovarsi nella capitale del paese che dai più viene definito come “il motore d’Europa” può risultare un’esperienza tanto emozionante quanto stimolante. Qui a Berlino le cose, infatti, funzionano e funzionano per tutti. E la differenza con la formazione italiana si fa sentire, e tanto.

Fin dalle classi di scuola e dalle aule in università

Eh sì, tu sei abituata ad aule super affollate in atenei vecchi e logori e ad usare l’inglese maccheronico che in lunghi anni di scuola dell’obbligo hai acquisito giusto per intonare una grottesca Jingle Bells a Natale mentre passa la pubblicità dei panettoni (che nostalgia) e invece qui lo parlano con una disinvoltura tale da lasciarti disarmata. Questa sensazione di inadeguatezza non riguarda, ahimè, solo la conoscenza delle lingue straniere ma anche, e soprattutto, le competenze tecniche e la pura e semplice cultura generale. Ma perche queste differenze tra noi e loro? Siamo o non siamo tutti europei?

É un fatto conclamato che l’Italia possa vantare il primato di Paese con la più alta percentuale di patrimonio artistico e culturale dell’intero pianeta. Non abbiamo la stessa “fortuna” se però osserviamo i nostri sistemi scolastici, dalla scuola dell’obbligo alle università. Oppressi da una burocrazia e da un nozionismo didattico privo di sbocchi pratici, lo studente si trova come amputato. Sta conseguendo una laurea, ma probabilmente non potrà mai usarla. Ha gli strumenti, ma non i mezzi. Non vede sbocchi reali e la luce in fondo al testo di quattrocento pagine che sta faticosamente studiando. Dov’e il senso – ci si chiede – in tutto quello che sto facendo?

Nel frattempo, in Germania

Luca, un ipotetico coetaneo nato in Germania, poniamo studente in Scienze politiche, può trovare un Praktikum al Reichstag, sulla cui pagina web, nella sezione riguardante i lavori studenteschi, è scritto che si accettano come tirocinanti soltanto coloro che abbiano conseguito un diploma tedesco. Sentimento patriottico o cieca fiducia (solo) nelle proprie istituzioni?

Trovare un tirocinio obbligatorio in Italia, d’altro canto, è come partire alla ricerca del Sacro Graal. Finalmente, quando si individua l’azienda giusta l’ufficio preposto del tuo ateneo non sa come avviare la burocratizzazione della pratica e ti rimbalza altrove. Tu perdi tempo e speranze. Nonché denaro. Infatti le tasse sono sempre salatissime. Annualmente circa 1.400 euro, se si rientra in una fascia di reddito medio. Il classico figlio del signor Rossi, insomma, dell’impiegato qualunque.

In Germania esistono invece dei veri e propri portali web che assistono gli studenti nella ricerca del Praktikum, quando non è l’università stessa a trovartelo .Ovviamente sono quasi tutti retribuiti, per permettere alla futura generazione di lavoratori di autofinanziarsi, proseguire con il lavoro e non essere frustrata. Se questo non dovesse essere sufficiente, interviene lo Stato a garantirti il sussidio.

Nelle università teutoniche, le aule non ospitano mai più di 25 persone e si interagisce con il docente, che solitamente non ha mai più di 60 anni, dandosi del tu. C’è massima libertà di espressione e di pensiero, e non in senso pateticamente formale, ma che si respira in modo tangibile. I professori sono competenti e anche quando non giovani, giovanili.

Le lezioni sono ricche di discussioni tematiche, proiezioni di filmati multimediali con conseguenti dibattiti. In italia è già un miracolo trovare un posto dove sedere per prendere appunti, la distanza con il professore oltre che fisica è marcata anche dal timore reverenziale. Sviluppare in fieri una tematica su cui disquisire è  fantascienza, bisogna sempre  “terminare il programma”. In Italia quello che farete o fate professionalmente fuori da queste aule non ha importanza alcuna per il docente.

Alla fine, la differenza è pesante. E si nota nel cv

Ma facciamo il caso che si presenti il curriculum di uno studente tedesco qualsiasi. Diamo una sbirciata su LinkedIn e… che invidia! Il tuo collega tedesco ha 21 anni, vanta già esperienza in una nota società di marketing australiana, successivamente è stato a Singapore, ha un’ottima conoscenza della lingua inglese e francese. Un coetaneo italiano, a cui sono ogni giorno sono negate queste opportunità, potrà vantare tutt’al più un lavoro stagionale come ragazzo delle pizze o come PR in una discoteca sul litorale romagnolo. Perche?

Probabilmente aveva ragione Margherita Hack, quando diceva che “la scarsa considerazione che la nostra classe politica, e in particolare quella più recente, riserva all’istruzione, all’università e alla ricerca è la conseguenza del basso livello culturale della gran maggioranza degli eletti in Parlamento”.

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Photo © Till Westermayer

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marziaschimman

22 anni,a Berlino per cambiare vita. Mi piace conoscere,capire,raccontare e sentire. Vivere insomma.

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