Il vuoto a rendere e quelle sane abitudini tedesche che ti fanno vivere meglio

abitudini tedesche

Un’usanza tedesca alla quale non mi sono ancora piegato è quella del PFAND. Per chi non conosca il tedesco, specifico che il PFAND (letteralmente pegno, cauzione, deposito) è il termine che si usa per il vuoto a rendere, ossia le bottiglie che una volta svuotate possono essere restituite al commerciante. Generalmente queste costano dai 0,15 ai 0,25 Cent in più, i quali vengono restituiti alla consegna.  E’ un sistema ecologico, perché fa bene all’ambiente, ma anche solidale perché permette di “fare del bene” in via indiretta a chi è meno fortunato. Quando si beve una birra, ad esempio, si può lasciare la bottiglia vicino ad un cestino e si può stare sicuri che poco dopo qualche Flaschensammler la raccoglierà. Si tratta di persone povere che raccolgono sistematicamente le bottiglie vuote che trovano in giro, per andare a riscuoterne, appunto, il Pfand.

Però che sbatti restituire queste bottiglie!

Il mio coinquilino, modello di efficienza teutonica, accumula le bottiglie di plastica dell’acqua in file ordinate sotto il lavandino e poi una volta o due al mese le riporta al supermercato. Io sto a Berlino da più di 4 anni e (tralasciamo la separazione del vetro nei bidoni dai mille colori dell’arcobaleno) ancora non riesco ad abituarmi alla noia di dovermi fare la coda al supermercato per riconsegnare bottiglie. Sta di fatto che sul mio balcone ci sono da mesi questi due sacchi di bottiglie d’acqua vuote, lì nell’angolo, per un valore stimato di almeno una decina di Euro. Che però a pensarci bene, è un metodo alternativo per risparmiare. C’è chi a un certo punto rompe il maialino salvadanaio e c’è chi come me ha le bottiglie vuote sul balcone. Quando sarò “co le pezze ar culo” – come dice la mia amica Robbé – dovrò solamente decidermi a restituire ‘sti due sacchi e potrò comprarmi un pasto caldo. Nel frattempo RIMANDO a data da determinarsi.

In fin dei conti è tutta una questione di abitudine, ma personalmente trovo spesso difficile imparare nuove e più sane abitudini e disfarmi di quelle nocive. C’è da dire che alcune abitudini le ho ormai assimilate direttamente grazie alla cultura tedesca. Tra quelle SANE figurano:

  • il mangiare BIO
  • la puntualità (fatta mia al 95%)
  • una certa franchezza nel parlare

Dalla vita vita germanica ho però assimilato anche abitudini NEGATIVE. Tra queste si annoverano:

  • il mangiare BIO (perché si diventa fissati e si inizia a credere che tutto ciò che non reca il famoso marchio sia VELENO);
  • il brontolare quando sulla metro qualcuno non ti lascia aussteigen prima di einsteigen;
  • l’insofferenza verso un ritardo maggiore di 3 minuti dei mezzi pubblici;
  • le intolleranze alimentari, che in media si acquisiscono dopo 3 o 4 anni di vita berlinese;

C’è poi tutta una serie di abitudini che sto cercando di fare mie da quando sono nato, ma che in un modo o nell’altro non attecchiscono e nemmeno la Germania mi aiuta. Tra le tante:

  •  lo sport regolare (fallito per decenni);
  • la pubblicazione regolare sul blog (fallisce in continuazione);
  • risparmiare (fallito da sempre, forse anche per la mia insofferenza verso il Pfand).

La settimana scorsa dunque, depresso per il mio cronico procrastinare, mentre osservavo in tralice le bottiglie sul balcone, mi sono messo a cercare sul web trucchi sul tema “come smettere di rimandare e come imparare nuove e più sane abitudini”. Spazzatura dopo spazzatura, sono infine capitato su un articolo intitolato: La semplice, potente guida per creare qualsiasi nuova abitudine, dal blog “Refine the Mind” (Perfeziona la Mente) dell’autore Jordan Bates. Hey, mi sono detto, l’ha scritto per me! Bates è uno scrittore e attivista americano che tempo fa ha lasciato tutto per andare a insegnare inglese ai bambini di Busan, in Sud Corea. Il suo blog è nato dalla necessità di condividere con gli altri le sue idee sulla possibilità di vivere pienamente, migliorando noi stessi e il mondo che ci circonda. Secondo Bates, se siamo in grado di autodisciplinarci e di creare abitudini che puntino alla crescita personale, possiamo ottenere qualsiasi cosa nella nostra vita. La nostra vita “prospera ed impariamo a conoscere la vera felicità.”

Ora. Già alla parola autodisciplina stavo chiudendo la pagina. Ho però deciso di dare a Bates una chance, e ammetto che l’articolo si è dimostrato molto interessante. La Life-Changing guide proposta da Bates, una guida per cambiare la propria vita acquisendo nuove e più sane abitudini, consiste in 8 punti fondamentali. Li riassumo qui sotto:

1- Impegnati

Bisogna essere decisi. Non si accettano “ma”, “se”, “forse”. Occorre promettere a se stessi di mettercela tutta.

2 – Inizia con qualcosa di molto piccolo

Una pagina al giorno per chi vuole scrivere o una sigaretta in meno alla settimana per chi vuole smettere. Per quanto piccolo questo qualcosa sia, il fatto di vedere noi stessi in grado di farcela funge da enorme fattore di motivazione per proseguire nell’impegno.

3 – Trova un “grilletto”

Occorre trovare un azione che ci motivi ogni volta ad eseguire la nuova abitudine. Dev’essere una cosa piacevole alla quale associamo poi lo svolgimento della cosa a cui ci vogliamo abituare.

4 – Cerca qualcuno che ti supporti in modo positivo

Cerca persone che si stiano impegnando a creare la stessa abitudine, oppure anche solo musica che ti accompagni, letture che ti ispirano, dei post-it da attaccare dove vuoi, che ti ricordino perché vuoi sviluppare questa nuova abitudine.

5 – Costruisci gradualmente

“In der Ruhe liegt die Kraft”, dice un proverbio tedesco. Nella calma risiede la forza. Non c’è bisogno di fare tutto e subito. Lasciati tempo tempo ma aumentare gradualmente. Si può scrivere un piano d’azione, se può servire a organizzare le idee.

6 – Concediti un premio

Dopo esserci impegnati nell’esercizio della nuova abitudine, concediamoci una ricompensa. Qualcosa di piccolo magari, ma che ci fa stare bene.

7 – Scrivi il tuo piano

Tutto ciò che decidi per i precedenti 6 punti può essere scritto in un diario, agenda, blog personale. Si può essere specifici quanto si vuole. Sarà una specie di manifesto del tuo impegno, a cui ti puoi rifare se la motivazione cala.

8 – Datti 8 settimane 

Occorre essere realisti: non si cambia o acquisisce un’abitudine nel giro di ventiquattr’ore. Occorre impegno e perseveranza. Pare occorrano almeno 8 settimane perché una nuova abitudine inizi a essere percepita come naturale ed entri a far parte della nostra quotidianità. Bates consiglia di non mollare assolutamente per almeno 56 giorni.

***

Insomma, quasi quasi Bates mi ha convinto. Mio personale obiettivo: la consegna regolare del Pfand al supermercato del quartiere. Prometto che mi impegno e intanto stasera vado a incassare quei 10 Euro.

O forse domani, vediamo.

Link al Blog di Jordan Bates:

Articolo: Form new Habits 

Blog: Refine the mind

Banner Scuola Schule

Related Posts

  • La sua tecnica ingegnosa ha stupito persino il giudice che lo ha condannato a dieci mesi con sospensione condizionale. Sì, perché quello di un commerciante di Colonia è stato un autentico capolavoro della truffa: il 37enne,esercente in un negozio di bevande, ha truccato uno Pfandautomat, la macchinetta del vuoto a rendere (Pfand), in modo…

Andrea Bonetti

A Berlino da un tot, è autore del blog "Un Babbano a Berlino" dove racconta le dis-avventure di una persona qualunque, in una città unica al mondo. E' affetto da sindrome da procrastinazione cronica.

5 Responses to “Il vuoto a rendere e quelle sane abitudini tedesche che ti fanno vivere meglio”

  1. ASD

    Migliaia di barboni zombi che girano in città a frugare nella spazzatura per sopravvivere, gran bell’esempio di civiltà.

    Rispondi
    • Federico

      Per me è più civile questo che le strade piene di rifiuti che ci ritroviamo in italia

      Rispondi
  2. Fabio

    Buon Articolo. Utile.

    Rispondi
  3. Pz

    ASD guarda proprio a Berlino ho visto dei senzatetto che giravano per la stazione raccogliendo le bottiglie vuote che trovavano in giro anche da dentro i bidoni dell’immondizia per avere il Pfand.. posso essere d’accordo che non sia un bello spettacolo da vedere e che faccia dispiacere per loro però non ci vedo questo scandalo o questa mancanza di inciviltà si tratta di un’occasione per fornire a queste persone un pasto caldo e non danno fastidio a nessuno anzi magari così evitano di dovere andare a rubare o a spacciare per avere quei soldi.. e di gente che fruga nella spazzatura purtroppo ce n’è molta anche in Italia comunque quindi certo non è colpa del Pfand..

    Rispondi
  4. Lucia

    Articolo scritto Molto Bene. Bravo!

    Rispondi

Leave a Reply