Zozoville, a Berlino il mondo di mostri e creature fantastiche creato da Johan Potma e Mateo Dineen

A Berlino esiste un mondo parallelo, popolato da mostri e creature fantastiche. E’ un mondo un po’ sottosopra, intriso di un fascino dolce e malinconico allo stesso tempo. Stiamo parlando di Zozoville, il mondo creato da Johan Potma e Mateo Dineen. Vi sarà capitato di vedere i loro lavori al banco di qualche mercatino o passando per caso davanti a una delle gallerie che li ospitano: si tratta “semplicemente” di mostri pitturati su qualsiasi tipo di superficie, dal legno di una vecchia cassetta postale al cartone di una valigia anni ’30. Alcuni sono enormi, altri minuscoli ma non fanno mai paura. Anzi, alcuni verrebbe quasi da coccolarli.

Johan e Mateo, il primo olandese e il secondo americano, disegnano mostri da quando erano piccoli e si sono conosciuti per caso diversi anni fa a Berlino. Dopo aver scoperto di avere questa passione in comune hanno iniziato a lavorare assieme facendosi conoscere un po’ alla volta, all’inizio vendendo i loro disegni ai mercatini fino ad avere oggi ben quattro gallerie tra Friedrichshain, Kreuzberg e Tempelhof e a collaborare con grandi artisti internazionali. 

Mateo Dineen – “And so it goes” (Courtesy of Zozoville)

 

Berlino Cacio e Pepe Magazine ha incontrato i due artisti da Onkel Zozo, uno stretto spazio su due piani, metà casa e metà galleria, con pareti a fiorellini a cui sono appesi, naturalmente, mostri.

Domanda d’obbligo: come mai Berlino?

Donne. Stavamo entrambi con ragazze tedesche e per questo siamo finiti qui. Ci siamo conosciuti per caso a Friedrichshain in una piccola esposizione che Mateo aveva organizzato all’epoca. Abbiamo notato quanto i nostri stili fossero simili e siamo diventati subito amici, perché abbiamo scoperto di avere un sacco di idee simili sull’arte e su cosa disegnare.

Lo stile che utilizzate per i vostri lavori ha un nome preciso?

In realtà è più un insieme di stili e influssi. In America ad esempio, dove Mateo è cresciuto (San Francisco ndr) questo genere è molto legato al mondo dello skateboarding o del surfing e viene definito “Lowbrow”. Deriva un po’ dalla cultura underground, con influssi hip hop e graffiti. Siamo cresciuti entrambi a contatto con la street art. Certo noi non disegniamo in strada, ma il linguaggio che usiamo è molto simile.

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Mateo Dineen – “Cloud 9”. (Courtesy of Zozoville)

Perché i mostri?

Disegnare mostri è qualcosa in cui non puoi mai sbagliare, perché non puoi disegnare male un mostro…è un mostro! C’era una specie di libertà intrinseca in questo, e questa libertà è per noi ad oggi ancora molto importante. Inoltre con i mostri non ci sono limiti nelle storie che vuoi raccontare e puoi dare forma ad ogni tema astratto o emozione. Penso che i primi mostri che abbiamo mai visto siano stati quelli di Sesame Street e poi del Muppet Show. Io (Mateo) ricordo da piccolo di aver visto in TV uno speciale su ll ritorno dello Jedi (il terzo capitolo di Star Wars) e ricordo di essere rimasto affascinato da questi adulti che animavano pupazzi. Mio padre tornava a casa da lavoro con la sua ventiquattrore e non raccontava mai cosa faceva, doveva essere un lavoro piuttosto noioso. Mi ricordo di aver visto questi adulti lavorare con i pupazzi e di aver pensato: “Dio mio, quello è un lavoro?? Voglio farlo anch’io”!

Come si sviluppa l’idea che sta alla base di un vostro disegno?

Dalle persone che incontriamo, la musica che ascoltiamo, film o animali che vediamo o storie che sentiamo. Si tratta di tenere sempre gli occhi aperti e di provare qualcosa. Non abbiamo un’unica fonte d’ispirazione. A volte inizi senza sapere in che direzione andare, ma poi proprio mentre disegni capisci cosa per te significa quel particolare progetto. Il processo di pittura diventa in se un processo di scoperta. E’ per questo che lo facciamo, è il processo di sedersi e scoprire creando. Per produrre costantemente occorre avere un input costante e dobbiamo essere molto consapevoli di ciò che ci sta attorno. Partiamo da un’idea, da un concetto e ci giochiamo. In effetti è un gioco… e un bel modo per farsi terapia. Arrivi ad esprimere pensieri o sentimenti molto personali. C’è molto del nostro inconscio. Fai una bozza di qualcosa e alla fine scopri che dietro c’è una storia.

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Johan Potma and Mateo Dineen. (Courtesy of Zozoville)

Lavorate su più progetti contemporaneamente?

Preferiamo concentrarci su singoli progetti. Una volta che inizi è come entrare in un’avventura. Trovi il personaggio e tutto si mette in moto. Nascono magari problemi, ad esempio difetti nel materiale utilizzato, e devi decidere se includerli nel lavoro o eliminarli. E’ un’avventura fino alla fine, fino al momento in cui metti la firma. Firmare significa: “Ho finito!”. Anche se a volte capita che pensi “Aspetta un attimo, magari potrei aggiungere questo dettaglio, quel particolare, ecc…” e ti metti a sistemare questo e quest’altro e poi… non finisci più! E’ quasi meglio sapere già all’inizio dove mettere la firma, sennò continui ad aggiungere dettagli e arrivi alla fine che non c’è posto per il nome!

In cosa siete diversi?

Non abbiamo differenze. Nonostante ciò difficilmente creiamo qualcosa assieme. Collaboriamo già un sacco su tanti diversi livelli che non abbiamo bisogno di farlo anche con i nostri disegni. E’ molto difficile creare qualcosa assieme e rimanere allo stesso tempo personali. Se invece abbiamo una commissione da un cliente lo facciamo senza problemi, perché si tratta di sviluppare assieme l’idea di qualcun altro.

Mai avuto blocchi creativi?

Noi gestiamo anche il nostro business, quindi a volte può diventare difficile tornare alla parte creativa. Non capita spesso, ma se succede ci si chiude nel proprio studio, si mette su un po’ di musica e si cerca di tornare a quello stato in cui uno si sente libero di creare. Ma non ci preoccupiamo dei blocchi, sappiamo come superarli. Inoltre gestire la parte creativa e il business è anche una fortuna perché quando hai un blocco in una delle due cose puoi concentrarti un po’ sull’altra. Alla fine stiamo lavorando per noi stessi, per la nostra carriera. Rispondi a un po’ di email, ripari una finestra rotta… poi ti prendi un caffè, fai una passeggiata e torni a creare.

Johan Potma - "We find clues along the way". (Courtesy of Zozoville)
Johan Potma – “We find clues along the way”. (Courtesy of Zozoville)

Un’ultima domanda: come mai questi mostri sono (quasi) sempre tristi?

Perché noi siamo tristi! No, stiamo scherzando, sono solo personaggi che hanno a che fare con gli alti e bassi della vita. A volte cerchi di evitare di renderli malinconici ma spesso finiscono per esserlo comunque. Non devono per forza essere eccitati… sono… tranquilli. Io (Johan) in realtà non considero i miei personaggi malinconici. Forse quella è una differenza che abbiamo. 

Zozoville

Johan Potma e Mateo Dineen

Gallerie:

Zozoville – Gaertnerstrasse 21, 10247 Berlin (Friedrichshain)

Onkel Zozo – Oranienstr 195 (Ecke Mariannenstrasse), 10999 Berlin

The Cheese Mountain Tragedy Galleria di Johan Potma – Schönleinstr. 32, 10967 Berlin (Kreuzberg)

Skallywag Gallery – Galleria di Mateo Dineen – Herrfurthstr. 10, 12049 Berlin (Neukölln)

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Andrea Bonetti

A Berlino da un tot, è autore del blog "Un Babbano a Berlino" dove racconta le dis-avventure di una persona qualunque, in una città unica al mondo. E' affetto da sindrome da procrastinazione cronica.

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