Berlino non si dimentica

Berlino

di Marianna Usai

Berlino è una finestra spalancata sulla testa di una donna. Basta sporgersi un po’ e la compostezza di Monbijouplatz, diventa un filo tra un balconcino e l’altro e panni tesi ad asciugare. Saturi del colore che fa la stoffa quando ancora è bagnata.

Così, ci entri in quei cortili e giochi a percorrerli col naso in su, incastonati l’uno dentro l’altro: divertente sequenza di sorprese. Delle bandierine di carta a cielo aperto, un braciere rosso con la scritta “cookies”. Poi tavolacci in legno e scritte col coltellino. Come su qualsiasi altro tavolaccio del mondo e colore, colore ancora colore sulle pareti. Colore in verticale, fino in alto. Una città nella città. La promessa di giovinezza che non t’aspettavi. Non puoi guardare per terra quando cammini a questi livelli. L’unica volta che l’ho fatto, un adesivo consumato dai passanti, esplodeva di rosso. “I love porno” diceva. E un cuore.

È la città dei controsensi, o forse no: è la città delle cose che coesistono.

Così ti ritrovi a parlare con un cinese, un indiano e un francese come i prologhi di quelle barzellette che ascoltavi quando eri ragazzino. E ti parla la gente a Berlino! Ti sorride e ne vedi tanti di modi di vestire, di camminare e ne senti di accenti. Finché ti sembrano tutti uguali e finisci per constatare che sono quello che sono: tante persone colorate. Eleganti Unter den Linden. Composte e mondane, alla sera, tra le luci del Ku’damm. Libere con la musica tra le mani e i passanti a fargli compagnia. Bambine con un ciuffo di panna nella cioccolata. Come quella che ci offre Martha, terza bancarella a sinistra. È per scaldarci, mentre aspettiamo il nostro waffel con ciliegie sciroppate. A Berlino è plausibile che ti facciano una foto davanti ad una crêpe. E poi, quando riguardi la foto, scopri che a far la posa dietro di te c’era un perfetto sconosciuto che ora ci dà le spalle facendo finta di nulla e bevendo la sua Club Mate. La fidanzata ci guarda come per dire «Abbiate pazienza». Noi ricambiamo con un tacito sguardo che significa: «Nessun problema, andrà nel nostro album dei ricordi». Lei è bionda, occhi azzurri, guance rosate. Lui è alto, scuro, di origini nigeriane scopriremo dopo, ma questa è un’altra storia.

I berlinesi hanno riscritto loro malgrado la storia.

E io sono qui che mi godo il risultato delle loro battaglie. La birra attorno al fuoco, a Potsdamer Platz. La desolazione di spazi a volte troppo grandi, per non sentirsi soli. I currywurst mangiati in piedi. Le donne eleganti, vicino ai loro compagni. Le mamme attrezzate con i loro bambini in carrozzine di ultima generazione e quel matrimonio dall’altro lato della Sprea. Proprio davanti al Muro. Eppure nessuno mi aveva mai parlato della loro ironia. Nessuno mi aveva raccontato di quella discrezione che ci mette un attimo a diventare gentilezza. Massimo e la sua “Cuore” (il nome non c’è mai pervenuto): italiani già espertissimi della città. Da lì a poco lasceranno Roma per Berlino. Lui s’arrangia in tutto, dice. Cuore lo segue, un po’ scettica, un po’ innamorata. Poi Ranjia: «Vi serve aiuto?». Romena, ottimo italiano, Si è trasferita dopo quindici anni di lavoro a Bologna. Sta bene, dice. E io sono felice, perché a quanto pare lei sa meglio di me che treno debba prendere. E poi il figlio che mi sorride! Sto per lasciare Berlino, e se solo qualche ora fa perdevo i riferimenti e la luce, tra blocchi di cemento e il cielo ecco già che la città si preoccupa di consolare la mia crescente malinconia.

È forte Berlino, è bella. Spigolosa e materna.

I lunghi viali alberati, le giovani madri che sorridono a bambini di porcellana. La casa letteraria e quella terrazza meravigliosa da cui prendere un caffè. Eccola, Berlino: una donna audace. E’ una città fiera, superba. Fortemente voluta. E’ moderna. Irriverente. Con l’irriverenza di chi sa che si è fatto da solo. E’ un testo scritto di corsa e senza punti di sospensione. Una fotocopia venuta troppo scura. Una fotografia satura di colore. La reazione esagerata di una donna che sa che può avere tutto e nel segreto della sua stanza, ricorda gli anni andati dei giochi. Eccola Berlino, ecco la città che da vicino ti fa sua e da lontano, ti manca terribilmente. Berlino non si dimentica.

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Immagine di copertina: © Antony Zacharias – CC BY SA 2.0

2 Responses to “Berlino non si dimentica”

  1. Berlino Cacio e Pepe | profumodilimoni

    […] dai passanti, esplodeva di rosso. “I love porno” diceva. E un cuore. – See more at: http://berlinocacioepepemagazine.com/20076-berlino-non-si-dimentica/#sthash.Tb37Lpwy.dpuf […]

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  2. boonyi

    Di tutti gli articoli che abbia mai letto su Berlino (ne leggo ogni giorno perché la amo) questo é il più bello, l’unico che me l’abbia risvegliata dentro. Grazie. Du bist eine Berlinerin.

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