Come la Germania nazista si vendeva ai turisti americani e perché è importante ricordarselo

SummerHoliday in Berlin 1930

“Happy and gay is the life at these fashionable watering places”.

«Gioiosa e felice è la vita in queste località termali di tendenza»: si legge a proposito della Germania del 1935 in una delle locandine d’epoca pubblicate sulla rivista Fortune Magazine. La nazione tedesca si definiva “curativa”, ricca di ringiovanenti resort e centri termali offerti specificamente ai turisti americani. Un’altra locandina assicurava una “proverbiale ospitalità e benessere a bordo delle navi tedesche per ogni passeggero”. Non c’era traccia di alcuna svastica – che divenne la bandiera ufficiale lo stesso anno. Nessuna menzione veniva fatta al partito o al governo nazista dal punto di vista testuale e iconografico. Per chiunque leggesse quegli annunci, la Germania appariva una terra di trattamenti spa, crociere accoglienti, resort curativi e nient’altro.

1935, nel mezzo del perpetrarsi di crimini contro l’umanità

Correva l’anno 1935, a soli due dalla presa del potere del partito nazista in Germania. Hitler era già impegnato a plasmare l’immagine della nazione secondo i suoi voleri. Fu allora che promulgò le Leggi di Norimberga – una serie di misure per soggiogare e abusare della popolazione ebrea, togliendo loro la cittadinanza tedesca e di fatto ogni diritto politico e civile. Dal canto suo invece il Congresso americano sanciva (col primo di cinque atti) la propria neutralità e l’estraneità ad ogni coinvolgimento nei conflitti d’oltreoceano. Di fatto gli Usa decidevano di chiudere un occhio su ogni questione che non li riguardasse da vicino. In questo clima di montante ostilità interna da una parte, e di totale disimpegno dall’altra, la Germania faceva del suo meglio per accattivarsi l’attenzione dei potenziali turisti – e dollari – americani.

XI Olimpiadi a Berlino e propaganda

Un’ulteriore occasione per dimostrare lo splendore della nazione tedesca e il suo pacifismo fu data dalle XI Olimpiadi che si tennero nel 1936 a Berlino. L’iniziale titubanza di Hitler nell’accogliere i Giochi entro i confini tedeschi fu presto superata dall’intuizione dell’allora ministro della Propaganda Joseph Goebbels: la manifestazione sarebbe stata un’ottima occasione per gettare nuova luce sulla nazione. I piani espansionistici di Hitler e le violenze verso gli ebrei e i rom furono scrupolosamente celati all’opinione pubblica. I rom in particolare furono allontanati con la forza per due settimane. Da due anni la Germania attuava una politica di abusi indiscriminati contro le minoranze etniche e gli omosessuali, ma per quindici giorni non se ne vide traccia. Per l’occasione fu allestita un’imponente impalcatura mediatica senza precedenti. Il Paese doveva apparire perfetto, accogliente, organizzato. “Il regime dittatoriale più crudele della storia” veniva venduto come un’oasi di pace, amore e prosperità.

Olimpiadi Berlino 1936

© Stempka, Bundesarchiv BildCC-BY-SA 3.0

Berlino Schule tedesco a Berlino
Berlino Schule tedesco a Berlino

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Immagine di copertina: Youtube

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