Germania, condannata a solo 12 anni la coppia di pedofili che ha scandalizzato il Paese

 ©Free-Photos, CC0, Nascondere.

È stata emanata oggi la sentenza sul caso che ha indignato l’intera Germania.

Il tribunale di Friburgo ha condannato per stupro, aggressione sessuale aggravata, induzione alla prostituzione e distribuzione di materiale pedopornografico Berrin Taha, madre della vittima, e il suo compagno Christian Lais. La sentenza è arrivata il 7 agosto. Oltre alla coppia tedesca, altre sette persone sono state riconosciute colpevoli. Si è così chiusa un’indagine aperta nell’autunno del 2017 grazie ad una segnalazione anonima.

L’orrore si è consumato tra il maggio del 2015 e l’agosto del 2017

La donna, una 48enne di Staufen, è stata condannata a dodici anni e 6 mesi di carcere. Christian Lais, suo compagno, più giovane di  lei di nove anni, è stato condannato a 12 anni con carcerazione preventiva. I due dovranno versare un risarcimento di 42.500 euro al figlio della donna e ad un’altra vittima, una bambina di soli tre anni. I due coniugi hanno violentato ripetutamente il bambino e lo hanno venduto ai pedofili attraverso il dark web in cambio di denaro. Avrebbero addirittura più volte assistito e filmato le violenze. La vittima oggi ha dieci anni ed è stata data in affidamento.

Una rete internazionale di pedofili

La polizia di Friburgo, tramite le immagini sequestrate nel corso dell’inchiesta, è riuscita ad individuare un giro internazionale di pedofilia. Anche le dichiarazioni rilasciate dal compagno della donna, che ha confessato le violenze, hanno permesso di risalire all’identità dei clienti. Quattro tedeschi, uno svizzero e uno spagnolo. In particolare, Javier González Diaz, barcellonese di 33 anni, è stato condannato a 10 anni di detenzione. Avrebbe più volte violentato il bambino in cambio di un esborso di più di 10mila euro.

Non sono mancate le critiche ai servizi sociali, alla polizia e alla magistratura

I servizi sociali dello stato del Baden-Württemberg sono stati fortemente criticati per non aver fatto il possibile per porre fine agli abusi. Gli assistenti sociali avevano, infatti, dapprima sottratto il bambino alla coppia, prendendolo in carico per 4 settimane. Avevano però poi ridato il bambino in custodia alla madre a condizione che allontanasse il compagno dalla propria abitazione. La condizione non sarebbe stata rispettata e ulteriori abusi sarebbero stati perpetrati fino al processo. A ciò si aggiunge che Christian Lais era già noto alla magistratura tedesca. Nel 2005, era stato condannato per molestie su una tredicenne. Essendo stato riconosciuto “a rischio recidiva”, il tribunale aveva disposto per lui il divieto di avvicinamento a persone di età inferiore a 18 anni. Purtroppo, i provvedimenti presi si sono rivelati insufficienti per evitare un’ulteriore tragedia.

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Foto copertina: ©Free-Photos, CC0, Nascondere.

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