I tedeschi stanno perdendo il piacere della birra e i produttori sono in crisi

Birra tedesca

L’annuale successo dell’Oktoberfest non è indicativo: si sta assistendo ad una crisi della birra tedesca.

Può sembrare strano sentire nella stessa frase le parole “birra”, “Germania” e “crisi”, eppure, come riporta il Financial Times, nonostante manifestazioni come l’Oktoberfest, la realtà è diversa: i birrifici tedeschi sono in crisi. Perché? Per sintetizzare possiamo dire che, a differenza del passato, i produttori di birra tedesca esportano sempre meno e, di conseguenza,  vendono le proprie birre ai supermercati a prezzi stracciati.

Birra tedesca: qualità o quantità?

Nel 2017 le vendite di birre in Germania sono calate del 2,5 % dopo tre anni di stasi. Si tratta di 93,5 ettolitri in meno rispetto all’anno precedente. Il surplus dell’offerta ha portato molti produttori a “svendere” le proprie birre alla grande distribuzione con la conseguenza di prezzi bassi per il consumatore. Le ragioni? Prima di tutto il calo del consumo pro-capite.  Secondo Uwe Riehs, capo marketing della birra tedesca Krombacher,: “Un uomo di mezza età, diciamo un 44enne, oggi beve molta meno birra di quanto facesse un suo pari età 20 anni fa”. Negli ultimi venti anni del resto, il consumo pro capite interno è calato complessivamente di oltre il 25% La seconda riguarda la capacità, o meglio, incapacità  degli oltre 6mila marchi di birra tedesca di essere al passo con il mercato globale. A lungo i birrifici tedeschi non si sono confrontati con i mercati stranieri forti del grande consumo interno, sottostimando di conseguenza la possibilità di altri colleghi europei o americani potessero fargli concorrenza in Germania. Birre industriali, ma ottime, come la Warsteiner lo scorso febbraio tagliato duecento suoi lavoratori, mentre la Holsten è alle prese con un’intensa battaglia sindacale che blocchi il licenziamento di un quinto dei suoi dipendenti.

Birra tedesca: prezzi bassi, ma ancora alta qualità

Nonostante la birra tedesca sia in crisi, la qualità non è scesa. Del resto parliamo di un Paese che cinque secoli fa introdusse una legge sulla “purezza della birra” definendone i tre ingredienti naturali immancabili: acqua, luppolo e malto. Ci sono addirittura imprese che scelgono di utilizzare solo ingredienti locali e rifornire solo le zone limitrofe. Questo è il caso del Rothaus, un birrificio che si trova nel sud-ovest della Germania, a circa un’ora di distanza da Friburgo. Qui le materie prime vengono acquistate da agricoltori che le forniscono da generazioni, l’acqua viene presa da sorgenti vicine e per la fermentazione e lo stoccaggio si impiega il doppio del tempo di molte imprese rivali. Il Rothaus è così legato al mercato locale che, come sostiene il suo capo Christian Rasch, “anche rifornire i club di Berlino, è come esportare i prodotti”. A Dortmund, città della Renania Settentrionale-Vestfalia e antico centro industriale del Paese, una cinquantina di anni fa veniva prodotto il 10% del totale nazionale di birra. Ma, a partire dagli anni ’60 dello scorso secolo, si è deciso di non adeguarsi alle nuove tendenze, ovvero più birra in bottiglia e di qualità, con conseguente un inesorabile declino della produzione, emblema di una crisi ora allargata a tutta la Germania.

Berlino Schule tedesco a Berlino
Berlino Schule tedesco a Berlino

SEGUI TUTTE LE NEWS SU BERLINO, SEGUI BERLINO MAGAZINE SU FACEBOOK

Immagine di copertina:  © PeterKraayvanger – CC0.

valentina riolo

Da Crotone a Berlino, passando per Roma e Parigi. Ho lasciato un pezzo di cuore in ogni città in cui ho vissuto. Amo la filosofia e l'arte, l'odore dei libri, le biblioteche e i musei. Amo il rumore delle onde, le albe e i tramonti in spiaggia, i pranzi di famiglia e le riunioni con gli amici in giro per il mondo. Amo le stazioni e gli aeroporti, le partenze e i ritorni, quando ancora è tutto da scoprire e quando ormai hai tante cose da raccontare.

Leave a Reply