IBM, Volkswagen, Coca Cola e…: 7 grandi aziende che decisero di collaborare con i nazisti

© Jordan Whitfield, Coca Cola, BY-SA CC 0.0

Alcune si occuparono di disegnare le divise delle SS, altre di fornire il veleno per le camere a gas.

Centinaia di aziende collaborarono con il nazismo in Germania per meri interessi economici, ma solo alcune rimasero attive dopo la seconda guerra mondiale e possono vantare un percorso di successo arrivato fino ai giorni nostri. Le storie che si nascondono dietro ognuna di queste partnership non sono molto conosciute, ledono sicuramente alla popolarità dei vari brand, ma vale comunque la pena per capire come già all’epoca il desiderio di fare soldi fosse inversamente proporzionale all’etica.

7) IBM

L’IBM è un’azienda americana considerata una tra le maggiori aziende nel panorama informatico. Nel 1930 l’azienda fornì al regime nazista schede perforate e un sistema di ricerca dati che permettesse di individuare gli ebrei tramite il controllo del censimento. Questo sistema venne utilizzato anche per coordinare i treni che portavano i prigionieri verso i campi di concentramento. L’azienda non ha mai chiesto scusa per il coinvolgimento con il regime nazista.

6) Volkswagen

È uno dei marchi automobilistici più famosi al mondo, ma non tutti sanno che l’azienda “Volkswagen” è nata in realtà nel 1930 da un progetto voluto da Adolf Hitler in persona. Il nome del marchio è una parola composta che in italiano sta per “auto del popolo” da  Volks (popolo) e Wagen (auto). L’idea era quella di fornire un auto che rispecchiasse le esigenze di quell’epoca sia dal punto di vista pratico, ma soprattutto economico (basti pensare che la Germania nel 1929 era in piena crisi economica a causa del Primo Conflitto Mondiale). Nel 1939 l’azienda prese piede e per accontentare il numero sempre crescente di domanda cominciò prima con lo sfruttare i prigionieri nei campi di concentramento per poi aprire un campo di lavoro forzato proprio vicino una delle sue sedi.

5) Coca Cola

La Coca Cola fu una delle prime aziende a collaborare con il regime nazista. Durante le olimpiadi di Berlino nel 1936 infatti fu uno degli sponsor ufficiali. La Fanta, la famosa bibita analcolica all’arancia, fu ideata in Germania nel 1940. La bibita nacque come sostitutivo della bevanda “Coca Cola” che dopo l’embargo della Seconda Guerra Mondiale non venne più importata in Germania. L’ideatore della bibita all’arancia fu  Max Keith che, prima di allora, dirigeva le diverse fabbriche della “Coca Cola Company” sul suolo tedesco.  Il nome “Fanta” deriva dalla parola tedesca “Fantasie” (in italiano “immaginazione”) e altro non era che un composto di fibra di mela da sidro e siero di latte.

4) Siemens

La Siemens è un’azienda di fama mondiale divisa in più settori. I più importanti sono quelli dell’automazione, della mobilità e dell’energia. Fu proprio quest’ultimo il settore in cui l’azienda fu incriminata durante il regime nazista. La Siemens Electric Company fu infatti la principale azienda a sfruttare gli internati del campo di concentramento di Ravensbrück, in particolar modo le donne che nel campo erano costrette a lavorare per dodici ore al giorno senza nessuna pausa. Sempre la Siemens fu in prima linea per quanto riguarda il “programma di arianizzazione” che, come riporta il sito Holocaust Online: “Tale programma comprendeva essenzialmente l’espropriazione delle imprese ebraiche sul suolo tedesco. Il direttore generale della Siemens durante l’Olocausto fu Rudolf Bingel, uno degli alti dirigenti d’affari tedeschi attivi nel famigerato Himmler Kreis, ossia il “circolo degli amici del comandante delle ss Heinrich Himmler”. Le compagnie che facevano parte della cerchia di Himmler divennero pionieri nell’arianizzazione, ossia nello sfruttamento degli internati nei campi di concentramento, nel sequestro di compagnie straniere nei territori occupati e in simili attività imprenditoriali che dipendevano dalla cooperazione delle SS”.

3) Hugo Boss

La Hugo Boss è una della case di moda più famose al mondo, sicuramente la prima se si parla di marchi tedeschi. Il passato del suo fondatore però è condizionato da un accostamento al nazismo non di semplice simpatia, ma di vera e propria collaborazione. Boss vestì SS, SA, Gioventù hitleriana e Wehrmacht. I vestiti confezionati da Boss diventarono il simbolo del regime, e le sue uniformi identificate con il terrore delle milizie naziste. Non fu un accordo solo commerciale. Come viene spiegato nel libro Hugo Boss, 1924-45, dallo storico Roman Koester, docente all’Università di Monaco, l’omonimo fondatore fu un fervente nazista, iscritto al partito non solo per salvare la propria azienda ma perché convinto della politica condotta da Hitler in quegli anni.

2) Kodak

Anche l’azienda americana Kodak fu una stretta collaboratrice del regime nazista. Come riporta il sito All that is interesting: “Come la maggior parte delle compagnie internazionali dell’epoca anche l’azienda Kodak aveva filiali in tutta Europa e anche in Germania. Durante la Seconda Guerra Mondiale l’azienda ha venduto diverse attrezzature fotografiche al terzo Reich, fornendo così fondi a un nemico straniero degli Stati Uniti. Vendettero anche grandi quantità di dispositivi fotografici ed elettronici ai nazisti, molti dei quali furono usati per il loro sforzo bellico. Nei documenti interni, la leadership della compagnia continuava a giustificare i loro rapporti con la Germania nazista sulla base del profitto. Oltre a tutto ciò, la loro filiale tedesca faceva lavorare più di 250 prigionieri provenienti dai campi di concentramento nazisti.

1) Bayer

Quanti di noi almeno una volta nella vita ha acquistato un farmaco targato “Bayer”?. La Bayer AG è infatti una delle principali multinazionali farmaceutiche al mondo, ma prima di vendere la famosa aspirina faceva parte del complesso IG Farben, l’azienda chimica tedesca che divenne tristemente nota per aver creato nei suoi laboratori la sostanza mortale utilizzata nelle camere a gas dei campi di concentramento. Il Zyklon B, è questo il nome del gas tossico che venne utilizzato nelle camere a gas dei campi di sterminio di Auschwitz e Majdanek. La Bayer, nel 1995, ha chiesto pubblicamente scusa per il coinvolgimento con il regime nazista in quegli anni.

 

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Foto di copertina: © Jordan Whitfield, Coca Cola, BY-SA CC 0.0

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