«Io, brindisina, vi spiego perché Berlino è una città a misura di donna»

©Grazia Prigionieri

«Vi spiego perché Berlino è sinonimo di libertà per una donna»

Grazia Prigionieri, 28 anni, arriva da Cisternino, un piccolo paese della provincia di Brindisi. Dopo aver conseguito la maturità classica Grazia si è trasferita in Toscana per frequentare la triennale in Scienze del turismo. Successivamente ha conseguito una laurea magistrale in Economia e Management del turismo a Rimini. Le competenze acquisite e le capacità imprenditoriali sviluppate le consentono oggi di gestire un’attività in proprio. Attualmente vive a Malta dove lavora come traduttrice ed interprete freelance. Un’esperienza centrale della sua vita è stata però la permanenza a Berlino.

Il trasferimento a Berlino

«Negli anni universitari ho appreso le due lingue che mi consentono oggi di fare il mio lavoro: inglese e tedesco. Subito dopo aver conseguito la laurea magistrale nel dicembre 2013, ho pensato di trasferirmi di nuovo. Questa volta all’estero, in una città che da tempo sognavo di vedere e scoprire con i miei occhi: Berlino. L’occasione è arrivata con uno stage del “programma Leonardo” di tre mesi, svolto da metà febbraio a metà maggio 2014. A Berlino vivevo nel quartiere di Moabit e lavoravo come responsabile commerciale per un tour operator specializzato nell’organizzazione di viaggi per disabili. A fine progetto, ho deciso di rientrare in Puglia e provare a inserirmi nel settore turistico. Ho svolto diversi lavori, tra cui guida turistica, insegnante privata di inglese e tedesco, agente di viaggi. Ma sentivo sempre la mancanza della mia amata Berlino. Nel 2016 ho quindi deciso di trasferirmi nuovamente, questa volta a Potsdam, vicino Berlino, per uno SVE (Servizio Volontario Europeo) all’interno di un asilo. Ho poi abbandonato il progetto SVE (Servizio Volontario Europeo) dopo 4 mesi per una serie di questioni pratiche ed economiche. In realtà avevo già capito che il mio desiderio più grande era quello di mettermi in proprio».

 Vivere la propria indipendenza a Berlino

«Ho vissuto a Berlino per un totale di 7 mesi in 2 anni diversi. Mi è sembrata fin da subito una città in cui potermi sentire a mio agio, in primis come donna. Girare da sola per scoprire la città è stata per me una cosa del tutto naturale. Essere indipendente è sempre stata una priorità per me. Mi piace poter decidere all’improvviso di spostarmi senza dover dare spiegazioni o aspettare qualcuno. Credo che questa sia libertà assoluta, quella che ho sempre cercato in tutti i miei spostamenti. Quella che cerco ancora ogni giorno. Perdendomi tra la street art berlinese o spostandomi in S-Bahn, respiravo a pieni polmoni l’ebrezza dell’indipendenza. Sentivo di aver trovato la mia dimensione, in cui potevo fare unicamente quello che mi andava. Come donna, ero libera di seguire il mio istinto senza in alcun modo sentirmi in pericolo».

©Grazia Prigionieri

Berlino, una città a misura di donna

«Ricordo il tragitto che facevo per raggiungere il posto di lavoro. Passavo dalla stazione di Nordbahnhof  e ogni giorno vedevo un cantiere nuovo in quella zona. Avevo continuamente la sensazione che dal nulla si potesse sempre rinascere. Una domenica andai per conto mio ad un after al Golden Gate. Una volta entrata, mi sono ritrovata in mezzo a ragazze che, come me, andavano a ballare da sole per amore della musica techno. Mi sono sentita a casa e allo stesso tempo valorizzata per quella libertà che invece in molti, in altri ambienti, mi avevano spesso contestato. Era una realtà diversa, migliore per una donna. Anche quando lavoravo in asilo a Potsdam ricordo che erano numerosissimi i padri che venivano a prendere i figli.  Questo mi ha subito dato la sensazione di una equa ripartizione dei ruoli all’interno della famiglia. Mi è sembrato ci fosse dietro una sinergia familiare congeniale alle madri, più libere di decidere i propri orari e di  organizzare al meglio i propri impegni. Inoltre, ricordo che, per qualsiasi incarico commerciale che mi venisse affidato sul lavoro, la referente aziendale da contattare era quasi sempre una donna. La sensazione che ho avuto, nel complesso, è che Berlino avesse le porte spalancate per donne come me che volessero semplicemente sentirsi libere senza essere giudicate e crearsi una carriera senza dover rinunciare alla propria autonomia».

Le differenze tra Malta e Berlino

«La differenza con Malta è evidente per una donna. Innanzitutto ci sono alcuni limiti costituzionali. Ad esempio, qui l’aborto non è legale, soprattutto in ragione della profonda fede cattolica di cui la cultura locale è impregnata. Qui una donna non può andare in giro da sola tanto facilmente. L’indipendenza femminile è ancora qualcosa per cui combattere. Per la gente del posto è difficile comprendere come una ragazza di 28 anni, espatriata da sola, sia riuscita ad aprire una sua attività e riesca a mantenersi l’affitto e le spese di un monolocale. Capita che girando da sola per le strade principali gli uomini si fermino a chiedermi se voglio un passaggio. Spesso, quando vado a ballare techno per conto mio, mi ritrovo a parlare con ragazzi del posto, anche coetanei, che mi prendono per pazza o addirittura depressa. La libertà di una donna qui viene interpretata come solitudine. Cosa che non succede a Berlino, dove è normale vedere una ragazza camminare e andare a ballare da sola. Berlino mi rispecchia come filosofia di vita: vivi e lascia vivere. Nessuno giudica e puoi scegliere di essere quello che vuoi».

«Berlino mi è rimasta nel cuore»

«La mia vita a Malta mi piace, mi sono creata il mio piccolo ambiente. Ma ho sempre la sensazione di dover combattere molto di più per farmi rispettare. La mia attività di traduttrice mi ha portato a diventare una “nomade digitale”. Sono effettivamente una di quelle persone che riescono a lavorare da casa e che possono girare il mondo lavorando appunto digitalmente. Non nascondo che Berlino continuo a sognarla spesso, per quel senso di libertà che mi dava ogni giorno e che spesso mi manca. Forse sarà la mia prossima meta da nomade, chissà. Di certo è una città che mi è rimasta nel cuore e che probabilmente sognerò sempre».

 

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Foto copertina: ©Grazia Prigionieri.

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