«Io, Simone Gaballo, scrittore che sogna e scrive di Berlino, ma che non riesce a lasciare Roma»

Simone Gaballo Berlino cc0

Il fascino di Berlino visto attraverso gli occhi di chi non ci vive

«Mi sono innamorato di Berlino fin dalla prima volta. Da allora ci viaggio spesso, l’ultima a marzo 2018, con dieci gradi sotto zero. Ci ho trascorso quasi un mese della mia vita, nemmeno così tanto. Però avevo deciso da tempo che se avessi scritto qualcosa lo avrei ambientato lì. Berlino la sento “casa”». Simone Gaballo, anni, romano della Balduina, 44 anni, giornalista ed esperto di comunicazione, è l’autore di A Berlino va bene, romanzo d’esordio ambientato, come si può immaginare nella capitale tedesca. Il titolo rimanda alla celebre canzone di Garbo. «Garbo è stato molto carino, ha avuto il mio romanzo e ha postato subito una foto su Facebook. Nel libro ci sono diverse situazioni che richiamano e citano il pezzo. Ho anche realizzato una playlist di canzoni da ascoltare durante la lettura del romanzo. Tutti i pezzi e gli autori sono citati da qualche parte nel libro. La si ascolta qui».

A Berlino va bene, la storia e i luoghi

La trama racconta di Andrea, quarantenne romano disoccupato che, dopo aver incrociato su Facebook per casualità il profilo di Claudia, sua vecchia fiamma tedesca, decide di provare a ricontattarla prima di scoprire che la donna è misteriosamente scomparsa da Berlino lasciando come unico indizio un’enigmatica frase sul suo profilo: «Heinz ist gut» (Heinz sta bene). Inizia così un viaggio ed una ricerca per la capitale tedesca fatta anche di birre, kebab e pensioni low cost tra luoghi turistici e altri meno battuti. «Il libro è anche, in qualche modo, una guida turistica atipica della città. Vi ho inserito diversi luoghi del cuore: dalla Literaturhaus di Fasanenstraße all’Einstein Kaffee di Alt Moabit, da Prenzlauer Berg al Buchstaben Museum e soprattutto Hackescher Markt, dove faccio sempre almeno un salto quando sono a Berlino C’è un capitolo a cui tengo molto in cui si parla del Tränenpalast, il Palazzo delle Lacrime. Ci sono ovviamente anche luoghi più famosi per il turismo come Potsdamer Platz, Alexanderplatz, l’Oberbaumbrücke, Gendarmenmarkt e lo Zoo e posti più “alternativi” come Neukölln, il RAW a Friedrichshain e lo Spreepark abbandonato».

La prima volta di Berlino non si dimentica mai

«Sono stato a Berlino la prima volta nel gennaio 2005, faceva discretamente freddo ed ero con alcuni amici. Di Berlino non sapevo niente, ero assolutamente impreparato. Sceso dal treno alla stazione Zoologischer Garten, ho capito subito che la città aveva qualcosa di speciale. L’aria, gli odori di cibo, le luci, tutto. In una sola parola, l’atmosfera. Colpo di fulmine, insomma, per una città tutt’altro che oggettivamente bella. Ho scoperto luoghi che per me in seguito sono diventati casa, come alcuni ristoranti che resistono alle trasformazioni berlinesi, ho visto il Palast der Republik ancora in piedi, sono andato a ballare al Tresor quando ancora si trovava in un ex carcere nazista. Ho comprato vinili usati in un mercatino di memorabilia dell’Est dietro alla Museumsinsel. L’ho ricercato due anni dopo senza successo. Berlino è cambiata tanto in tredici anni, ma ogni volta che ci vado è un brivido senza limiti. Chi ha letto il mio libro sostiene che ci abbia vissuto soltanto per come ne parlo. Invece no».

Lasciare Roma

«Confesso che tantissime volte ho avuto la tentazione di fare come Andrea, il protagonista del romanzo, e scappare via. Solo che lui sa il tedesco e io vorrei impararlo. Finora mi è mancato il coraggio, bene o male tra il mio lavoro e quello di mia moglie, ci sentiamo troppo vincolati. Vista la situazione italiana però, l’idea di partire c’è ancora anche se adesso i costi sarebbero diversi rispetto alla prima volta che ci ho pensato. Berlino è in costante crescita, anche se a volte a noi che l’abbiamo conosciuta più arruffata, questo non piace. Tuttavia, è il destino di questa città in continuo divenire: la “povera ma sexy” rischia di scomparire del tutto entro pochi anni».

Le cicatrici di Berlino

«Berlino è una città contraddittoria, piena di storia recente, purtroppo spesso triste. Dal nazismo al Muro, ogni volta costretta a rigenerarsi dalle sue ceneri. Eppure, da “Goodbye Lenin” a “Le Vite degli altri” fino a “Deutschland 83”, giusto per parlare del periodo DDR, chi la vive da fuori e la guarda al cinema o in tv subisce il fascino tetro della Guerra Fredda, che è ancora così vicina da potersi toccare con mano. Del resto, tanti che l’hanno vissuta in prima persona sono ancora giovani. Con tutto quello che è successo, ci sono milioni di storie da raccontare senza mai apparire noiosi. Per non parlare di tutti i musicisti folgorati negli anni Ottanta da questa assurda situazione di una città improvvisamente divisa da un muro. Io stesso ne sono rimasto talmente colpito che, oltre ad ambientarci il mio primo romanzo, ero presente alla ventesima e alla venticinquesima commemorazione della caduta del Muro. Inutile dire che l’anno prossimo, per il trentennale, ho intenzione di esserci. In questa città la storia si respira e si lascia raccontare dietro qualsiasi angolo. Berlino è anche la meno tedesca delle città tedesche. Gli italiani sanno apprezzare questo mix tra servizi che funzionano bene e anima bohémienne: i berlinesi sono accoglienti, io mi sono sempre sentito a casa pur non conoscendo direttamente nessuno che ci viveva. La definisco un’alchimia perfetta, che è quello che manca qui a Roma; e lo dico con tutto l’amore possibile per la mia città, dove però la qualità della vita è davvero bassa. Credo che i giovani ne riconoscano le potenzialità anche sotto il profilo del lavoro. Berlino è diventata la Londra del ventunesimo secolo. Un po’ la terra delle opportunità dove però ultimamente si va anche tanto, troppo, per moda. È normale, prima o poi dovrà passare il testimone a un’altra città. Ma non per quello che mi riguarda. Certi amori non finiscono mai».

A Berlino va bene

di Simone Gaballo

edito da  Edizioni Ultra (2018)

14 € – acquistabile su  Amazon

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Berlino Schule tedesco a Berlino

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Immagine di copertina: © Photo by lupegoraro cc0 

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