La Germania usa un hangar della fallita Air Berlin per velocizzare le deportazioni

L’ex hangar della Air Berlin potrebbe trasformarsi in un centro di deportazione e detenzione.

Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Spiegel, l’ex hangar di Monaco di Baviera della fallita Air Berlin, avrà una funzione completamente differente. L’aerorimessa potrebbe trasformarsi in un centro di detenzione degli immigrati che hanno presentato domanda d’asilo in un paese europeo ma che gli è stato negato. Il progetto è stato annunciato a luglio 2018 dal Primo Ministro bavarese Markus Söder secondo il quale «il centro di detenzione aiuterà a bilanciare la situazione». Il Primo Ministro continua affermando che la nuova funzione dell’ex aerorimessa «non solo faciliterà le opportunità di trovare asilo ma anche una più veloce deportazione». Nonostante gli accordi con gli stati membri dell’Unione Europea debbano ancora essere definiti, il CSU preme affinché il centro sia realizzato con successo. Quest’ultimo fa parte di un più vasto programma politico chiamato Migration – Masterplan previsto dalla coalizione del governo social-democristiano di Angela Merkel.

Il progetto presentato dal Markus Söder ha diverse problematiche

Il progetto presenta diverse problematiche riguardo al periodo di permanenza. Secondo la Legge Fondamentale (la Costituzione tedesca) le persone non possono essere trattenute per più di 48 ore. Un periodo di tempo troppo breve – secondo la Polizia – per poter esaminare con cura tutte le richieste. Inoltre, una volta identificati i migranti, in 48 ore gli organi competenti dovrebbero prenotare un volo, portarli presso l’Aeroporto di Monaco e verificare che le richieste d’asilo non siano già state rifiutate da uno stato membro. Il Ministro dell’Interno Federale assicura che si impegnerà affinché i rifugiati siano trattenuti per tutto il tempo necessario anche superando il limite consentito dalla Legge Fondamentale.

In Baviera a maggio del 2018 sono entrati in funzione «centri di ancoraggio» per velocizzare le espulsioni

A partire da maggio 2018 sono ufficialmente in funzione i cosiddetti «centri di ancoraggio». In tedesco Anker è l’acronimo di Ankunft, Entscheidung e Ruckfuhrung (arrivo, decisione e ritorno) e sono in grado di ospitare fino a 1.000 – 1.500 profughi. Gli Anker si trovano a Bamberg, Regensburg, Schweinfurt, Donauwörth, Zirndorf e Deggendorf in ex hotspot riconvertiti e sono gestite dalla Polizia Federale. I migranti saranno detenuti fino a un periodo di 18 mesi in attesa che la richiesta d’asilo o di espulsione sia esaminata dagli organi competenti. Secondo il Primo Ministro bavarese Markus Söder, i centri aiuteranno a «rendere più umane e veloci» le deportazioni. Inoltre, i richiedenti asilo che hanno ricevuto risposta negativa saranno rispediti nei paesi di primo ingresso (Grecia o Italia).

La decisione di aprire i «centri» è stata determinata da un compromesso interno alla coalizione governativa

Il duro atteggiamento del governo nei confronti del fenomeno migratorio è il risultato di un compromesso tra il Ministro dell’Interno Federale Horst Seehofer e la cancelliera Angela Merkel. Il primo ha minacciato di dimettersi qualora non fossero attuate politiche migratorie rigorose. Si è arrivati a una distensione solo dopo che la cancelliera tedesca ha accettato di approvare un maggiore controllo delle frontiere. A ciò si aggiunge una politica più severa in materia di espulsioni: i centri di ancoraggio e il progetto dell’ex hangar rispecchiano le nuove disposizioni governative.

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Berlino Schule tedesco a Berlino
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Immagine di copertina: Photo by Aidan Formigoni CC0

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