La storia della misteriosa morte di Sindelar, un fuoriclasse ebreo durante il Nazismo

Matthias Sindelar, CC0

La storia di Matthias Sindelar, il calciatore che si schierò contro il nazismo.

«Era cresciuto senza scarpe e soffrendo la fame. Kalman Konrad lo aiutò a diventare il finissimo rapsodico del calcio. Uno stelo appeso a due occhi azzurri che saettava come una freccia verso i gol più meravigliosi». Con queste parole il giornalista Angiolino Schiavo presentava Matthias Sindelar, il calciatore ebreo- tedesco dalla corporatura eterea e dal temperamento determinato  che visse ai tempi del nazismo ed ebbe il coraggio di schierarsi contro il regime. Lo chiamavano “il Mozart del pallone”, sia per le sue origini austriache che per il suo talento precoce e folgorante.

Gli esordi di Matthias Sindelar

Sindelar nacque il 10 febbraio del 1903, da una famiglia ebrea. Crebbe in una realtà povera, prima nella Moravia austrica, vicino l’odierna Slovacchia, e poi a Vienna. Da bambino dedicava ogni istante libero a tirare calci a palloni fatti di stracci, fino al momento in cui entrò nel mondo sportivo. Iniziò a giocare nell’Hertha, per poi passare al Fk Austria (in Italia noto come Austria Vienna). Nel 1933 e nel 1936 trascinò proprio la squadra della capitale austriaca verso la vittoria della Mitropa Cup, la coppa dell’Europa Centrale, paragonabile all’odierna Champions League.

Sindelar, CC0

Matthias Sindelar alla testa del Wunderteam

Cartavelina, anche così veniva soprannominato per via della sua corporatura estremamente esile, fu uno dei giocatori di punta della nazionale austriaca, una delle squadre più forti dell’epoca. Nel 1934, partecipò ai Mondiali in Italia, indossando la maglia bianco-rossa del Wunderteam, anche se non fu presente alla finale per il terzo e quarto posto dopo la sconfitta proprio contro gli Azzurri in semifinale. Negli anni successivi al campionato mondiale, Sindelar continuò a mostrare le sue incredibili qualità, con una serie impressionante di prestazioni ad altissimo livello, sia con il suo club che con la nazionale. L’Austria si qualificò, così, anche  ai Mondiali  di Francia del 1938. Eppure non fu in grado di partecipare alle gare, in seguito alla celebre Anschluss, l’annessione dell’Austria alla Germania nazista.

Matthias Sindelar si schiera contro il Nazismo

L’11 marzo 1938 avvenne la tristemente famosa annessione. Il 3 aprile dello stesso anno, quindi, fu l’ultima partita del Wunderteam, prima dell’accorpamento con la squadra tedesca. In quella data, la nazionale austriaca sconfisse la Germania per 2 a 1, proprio grazie a un gol di Matthias. Dopo l’incontro sportivo era d’obbligo il saluto nazista di fronte alle autorità del Reich. Sindelar, però, si rifiutò orgogliosamente di alzare il braccio. Nei mesi successivi, mentre dirigenti di origine ebraica venivano allontanati dal mondo del calcio, i migliori giocatori della nazionale austriaca, anche se ebrei, vennero selezionati per entrare nella squadra della Germania. Cartavelina era tra loro, ma decise di non prendervi parte. È facile immaginare che i suoi problemi al ginocchio destro non erano la vera causa della sua rinuncia. «Mi accorsi – raccontò tempo dopo Sepp Herberger, l’allenatore della Germania – che c’erano altri motivi per cui non voleva giocare e io decisi di lasciarlo in pace, anche se sapevo che era ancora il più forte».

La morte di Matthias Sindelar

Il calciatore morì il 23 gennaio del 1939, a soli 36 anni. Le circostanze sono tutt’ora poco chiare. Il suo corpo venne ritrovato vicino a quello di Camilla Castagnola, giovane italiana ed ebrea. La tesi ufficiale parla di suicidio, tramite inalazione di monossido di carbonio. Tuttavia, i documenti riguardanti il caso di Sindelar sparirono al finire della Seconda Guerra Mondiale. Questo fatto ha dato adito anche all’ipotesi di omicidio da parte della Gestapo, lo spietato apparato paramilitare del regime hitleriano.

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Immagine di copertina: Matthias Sindelar, CC0

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