Salvini, le circolari sui richiedenti asilo e l’Adolf Eichmann che è in ognuno di noi

Lo scorso 4 luglio il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha inviato alle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale una circolare con cui, anche sulla scorta di una recente sentenza della Cassazione, invitava perentoriamente tutti gli uffici interessati a velocizzare le pratiche e a interpretare restrittivamente i requisiti per il riconoscimento della tutela umanitaria.

Nonostante al momento sia accolto solo il 28 percento delle richieste di permesso di soggiorno per motivi umanitari e la percentuale di riconoscimento dello status di rifugiato stazioni al 7 percento, Salvini esige un ulteriore giro di vite in modo da poter corroborare per via ministeriale la sua narrazione xenofoba. «La circolare, se applicata, fornirebbe al ministro i numeri su cui fondare ciò che lui sostiene da anni: “Coloro che sbarcano in Italia sono falsi rifugiati, guardate i dati delle Commissioni!”», scrive la sociologa e giurista Iside Gjerji.

Il 13 luglio la prefetta Sandra Sarti, presidentessa della Commissione nazionale per il diritto d’asilo, inviava una nuova, ignobile, circolare in cui intimava alle Commissioni territoriali «la necessaria, improrogabile e doverosa modifica» verso il basso del trend di accettazione delle domande. Al diavolo la Convenzione di Ginevra, i trattati internazionali, la normativa italiana sul riconoscimento dello status di rifugiato (D. lgs. 28 gennaio 2008, n.25, tanto per citare uno dei decreti legislativi finalizzati a recepire le direttive comunitarie in materia), l’esito delle singole interviste ai richiedenti asilo: i numeri si devono ridurre, necessariamente e improrogabilmente. «Ridurre, e ridurremo!», avrebbe sentenziato un tempo qualcuno. «Il prefetto Sarti, dovendo fare una scelta tra l’obbedienza agli ordini del governo e il rispetto dell’ordinamento, ha scelto l’obbedienza», osserva Gjerji.

Fonte: Asgi – Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione

 

Ed è precisamente così che nasce il fascismo, nelle sue multiformi manifestazioni storiche: instaurando la barbarie a colpi di circolari prefettizie, passo dopo passo, per via burocratica e macchinale. Ce lo hanno mostrato in massimo grado i lager nazisti, dove la soluzione finale si consumava grazie a funzionari scrupolosi e atti amministrativi redatti e diramati impeccabilmente. Ce lo ha insegnato il memorabile profilo psico-sociologico di Adolf Eichmann tracciato da Hannah Arendt: omuncolo insignificante, lontanissimo da ogni figura di cattivo colossale à la Macbeth, burocrate ottuso, carrierista, più zelante dei suoi stessi superiori, fieramente sottomesso alla catena di comando – al punto da citare l’imperativo kantiano durante il processo di Gerusalemme per nobilitare la sua ottemperanza ai diktat del Führer –, tragicamente incapace di avviare un dialogo con sé stesso, e proprio per questo artefice di un male tanto più radicale quanto più banale e situato nell’alveo della legalità formale.

Ce lo conferma, infine, la prassi neoliberista, col suo robotico gergo aziendalista – di cui la prosa della prefetta Sarti offre un paradigmatico saggio – e con la sua inflessibile applicazione dei criteri di «produttività ed efficacia» a ogni attività umana, anche a quelle che nulla hanno a che fare col mercato. In questo modo persino una procedura di riconoscimento asilo – la quale non coinvolge merci da magazzino, ma esseri umani potenzialmente torturati, stuprati, vittime di tratta – si trasforma in una pratica da smaltire, da rendere più performante. Velocizzare i tempi, peraltro, è un obiettivo in sé anche auspicabile, ma che si dovrebbe raggiungere assumendo più commissari competenti e motivati, non tagliando su accertamenti e valutazioni che racchiudono e decidono di intere vite umane.

Eppure non c’è solo buio. Il servilismo furioso della prefetta Sarti ci rivela ex negativo che le Commissioni, al momento, stanno disobbedendo alla linea dura della circolare Salvini. Qualche funzionario ancora dotato di coscienza ha deciso che un atto amministrativo tanto vergognoso non poteva perdersi nelle pieghe della burocrazia e doveva pervenire agli organi di stampa. Qualche giorno fa fonti militari italiane hanno raccontato al Fatto Quotidiano che la guardia costiera libica è solita affondare barconi con i migranti ancora a bordo, con buona pace dei silenzi e delle ambiguità dei ministri Salvini e Toninelli. Nel corpo sociale e nelle istituzioni italiane ardono ancora fiammelle di resistenza a questo governo criminale e all’orrore diffuso, normalizzato, spacciato per buon senso da bravo padre di famiglia. Alimentiamole, ognuno come può.

Foto di copertina © Adolf Eichmann durante il processo di Gerusalemme – The Huntington – CC BY 2.0

Gianpaolo Pepe

Dottorando di ricerca in scienze sociali e giornalista pubblicista, i suoi interessi spaziano da Hegel alle pagelle ignoranti di Calciatori Brutti. Dal 2014 coltiva un'insana passione per la cultura e la lingua tedesche, ancora non del tutto ricambiato.

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