Se oggi rileggessimo “Ur-Fascismo, il fascismo eterno”, ovvero l’identikit del fascista secondo Umberto Eco

https://www.flickr.com/photos/33227050@N07/24850478200

Il 25 aprile 1995 Umberto Eco pronunciò un discorso alla Columbia University per celebrare la liberazione d’Europa, poi apparso sulla “The New York Review of Books” con il titolo Ur-Fascism.

In quel saggio, tradotto poi in italiano con il titolo Il fascismo eterno,  Eco enucleava 14 punti, tuttora attuali, che contraddistinguono l’avvento di ogni fascismo, in qualunque epoca e forma esso si manifesti: «Ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l'”Ur-Fascismo”, o il “fascismo eterno”. […] È sufficiente che una di loro sia presente per far coagulare una nebulosa fascista». Vi proponiamo una sintesi di alcuni di questi punti – quelli probabilmente più salienti per interpretare il nostro presente -, a prescindere dal fatto, che, evidentemente, la storia non si presenta mai due volte in modo identico. Quelli che seguono sono spunti di riflessione che offriamo anche e soprattutto per sollecitare punti di vista completamente opposti.

 «L’Ur-Fascismo cresce e cerca il consenso sfruttando ed esacerbando la naturale paura della differenza. Il primo appello di un movimento fascista o prematuramente fascista è contro gli intrusi. L’Ur-Fascismo è dunque razzista per definizione».

[«Stop invasione»]

 «L’Ur-Fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale o sociale. Il che spiega perché una delle caratteristiche tipiche dei fascismi storici è stato l’appello alle classi medie frustrate, a disagio per qualche crisi economica o umiliazione politica, spaventate dalla pressione dei gruppi sociali subalterni».

[«Prima gli italiani»]

 «A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale, l’Ur-Fascismo dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso paese. È questa l’origine del “nazionalismo”. Inoltre, gli unici che possono fornire una identità alla nazione sono i nemici. Così, alla radice della psicologia Ur-Fascista vi è l’ossessione del complotto, possibilmente internazionale. I seguaci debbono sentirsi assediati. Il modo più facile per far emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia».

[Soros, i poteri forti, la finanza internazionale; il piano Kalergi e la sostituzione etnica]

 «Per l’Ur-Fascismo gli individui in quanto individui non hanno diritti, e il “popolo” è concepito come una qualità, un’entità monolitica che esprime la “volontà comune”. Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete. Avendo perduto il loro potere di delega, i cittadini non agiscono, sono solo chiamati pars pro toto a giocare il ruolo del popolo. Il popolo è così solo una finzione teatrale. Per avere un buon esempio di populismo qualitativo, non abbiamo più bisogno di Piazza Venezia o dello stadio di Norimberga. Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo TV o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentata e accettata come la “voce del popolo”. A ragione del suo populismo qualitativo, l’Ur-Fascismo deve opporsi ai “putridi” governi parlamentari. […] Ogni qual volta un politico getta dubbi sulla legittimità del parlamento perché non rappresenta più la “voce del popolo”, possiamo sentire l’odore di Ur-Fascismo».

[Grillo: «Apriremo il parlamento come una scatola di tonno»]

 «L’Ur-Fascista trasferisce la sua volontà di potenza su questioni sessuali. È questa l’origine del machismo (che implica disdegno per le donne e una condanna intollerante per abitudini sessuali non conformiste, dalla castità all’omosessualità)».

[Lorenzo Fontana, Ministro per la famiglia e le disabilità, nella sua interezza]

 «La cultura è sospetta nella misura in cui viene identificata con atteggiamenti critici. Dalla dichiarazione attribuita a Goebbels (“Quando sento parlare di cultura, estraggo la mia pistola”) all’uso frequente di espressioni quali “porci intellettuali”, “teste d’uovo”, “snob radicali”, “le università sono un covo di comunisti”, il sospetto verso il mondo intellettuale è sempre stato un sintomo di Ur-Fascismo».

[Radical chic, comunisti col Rolex, professoroni, buonisti]

 «L’Ur-Fascismo parla la “neolingua”. […] Tutti i testi scolastici nazisti o fascisti si basavano su un lessico povero e su una sintassi elementare, al fine di limitare gli strumenti per il ragionamento complesso e critico. Ma dobbiamo essere pronti a identificare altre forme di neolingua, anche quando prendono la forma innocente di un popolare talk-show».

[Condividi se sei indignato, diffondi prima che sia troppo tardi, Maalox, un bacione ai rosiconi]

«L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!” Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo. […] Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai».

(Umberto Eco, Il fascismo eterno, Bompiani, 1997)

Berlino Schule tedesco a Berlino

SEGUI TUTTE LE NEWS SU BERLINO, SEGUI BERLINO MAGAZINE SU FACEBOOK

Photo cover: © Umberto Eco – Abderrahman Bouirabdane – cc 2.0

Gianpaolo Pepe

Dottorando di ricerca in scienze sociali e giornalista pubblicista, i suoi interessi spaziano da Hegel alle pagelle ignoranti di Calciatori Brutti. Dal 2014 coltiva un'insana passione per la cultura e la lingua tedesche, ancora non del tutto ricambiato.

Leave a Reply