Uno studio tedesco ha realizzato una simulazione 3D di come è crollato il Ponte Morandi

Uno studio tedesco ha elaborato una simulazione in 3D del tragico crollo del Ponte Morandi

Lo studio tedesco Kostack ha fornito cinque diverse ipotesi per il crollo del Ponte in una simulazione 3D. Servendosi dei disegni originari della struttura, accompagnati dalle foto satellitari post caduta, lo studio è stato in grado di produrre un video in cui si spiegherebbero le ragioni del tragico avvenimento. All’interno si possono appunto vedere le supposizioni che avrebbero fatto collassare il Ponte, causando cordoglio, disordine, disperazione ed insicurezza tra gli italiani.

Il crollo del Ponte Morandi a Genova

L’estate italiana si è tragicamente arrestata il 14 agosto 2018, quando il Ponte Morandi di Genova non ha retto ed è drammaticamente crollato. La piattaforma, costruita tra il 1963 e il 1967, si attestava come una cruciale via di comunicazione per il territorio circostante. Inutile dire che il suo rovinoso cedimento ha mietuto numerose vittime e obbligato le persone che abitavano negli edifici limitrofi ad abbandonare le loro case, diventando di fatto degli sfollati. Diverse sono le ipotesi sulla caduta: forse un esagerato sovraccarico del Ponte oppure il cedimento dei tiranti del pilone crollato. In ogni caso una tragedia, che a detta di alcuni, poteva essere evitata con le dovute misure di salvaguardia e prevenzione.

Il crollo del Ponte: l’unico caso di impropria manutenzione in Italia?

Il Ponte Morandi aveva più di mezzo secolo poco prima di crollare. Inutile dire che strutture di questo tipo, ovvero obsolete, dovrebbero godere di una oculata cura e attenzione, se non addirittura essere demolite e ricostruite per una maggiore sicurezza. Il degrado e il deterioramento non dovrebbero avere la meglio sulla affidabilità di queste via di comunicazione e trasporto. Gli utenti dovrebbero essere in grado di usufruire di tali servizi in totale serenità. Dopo il triste accaduto, inevitabilmente, sorge spontanea una domanda: esistono altre strutture arretrate e pericolose in Italia? Quali sono? L’auspicio è che alla luce dei recenti fatti, si investa di più nella sicurezza e non si chiuda un occhio di fronte a oggettivi problemi di costruzione o mantenimento.

Berlino Schule tedesco a Berlino Berlino Schule tedesco a Berlino

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Foto copertina © YouTube

2 Responses to “Uno studio tedesco ha realizzato una simulazione 3D di come è crollato il Ponte Morandi”

  1. Mauro Peselli

    Questa simulazione è molto scenografica e sembra fornire velocemente delle risposte numeriche alle varie ipotesi di crollo del ponte.

    A mio avviso è però fuorviante per i seguenti motivi:

    1) Nell’ipotesi che la geometria del ponte e la disposizione dei ferri utilizzate nei calcoli siano quelle reali, sicuramente non sono state simulate la posizione e la dimensione delle cricche perché non note.
    Queste influenzano la modalità della trasmissione delle forze soprattutto in caso di dinamica impulsiva.
    Sempre a riguardo della geometria è probabile che non si sia tenuto in conto della successione reale delle colate di cemento e della modalità della giunzione dei ferri.

    2) Non sono note le caratteristiche meccaniche del cemento nella varie parti del ponte al momento del crollo, perché i test verranno effettuati nel prossimo futuro dalla magistratura e quindi non disponibili a chi ha fatto le simulazioni.

    3) Non è noto ad alcuno lo stato dei ferri in termini di riduzione della sezione resistente ed intensificazione delle tensioni prodotta localmente dai fenomeni di tensio-corrosione e quindi non riprodotti nell’analisi fatta. Nel caso che questi ferri fossero di acciaio martensitico bisognerebbe valutare anche il subdolo fenomeno dell’infragilimento da idrogeno.

    4) Nell’analisi non si è tenuto conto della durata temporale del fenomeno innescante perché non noto. Gli effetti dinamici, prodotti dal rilascio delle energie potenziali elastiche, sono molto diversi a seconda del fatto che avvengano in un’ora, un secondo od un millesimo di secondo; a parità di energia presente il picco delle tensioni dinamiche prodotte varia di diversi ordini di grandezza da un caso all’altro e le tensioni sono distribuite sia spazialmente che temporalmente in modo totalmente diverso.
    Per esempio nel caso di una rottura impulsiva (tempi molto più piccoli del periodo del primo modo assiale) di uno strallo lo stato sollecitazione è gestito dalla trasmissione delle onde assiali, di taglio, flessionali, e torsionali all’interno dell’intera struttura e dalle loro riflessioni.
    La sensazione personale è che il programma utilizzato per questa analisi non sia in grado si seguire questi fenomeni o chi lo ha utilizzato non si sia curato di essi o il passo di integrazione è talmente lungo da filtrare gli eventuali effetti impulsivi.

    Mauro Peselli

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  2. Mauro Peselli

    Questa simulazione è molto scenografica e sembra fornire velocemente delle risposte numeriche alle varie ipotesi di crollo del ponte.

    A mio avviso è però fuorviante per i seguenti motivi:

    1) Nell’ipotesi che la geometria del ponte e la disposizione dei ferri utilizzate nei calcoli siano quelle reali, sicuramente non sono state simulate la posizione e la dimensione delle cricche perché non note.
    Queste influenzano la modalità della trasmissione delle forze soprattutto in caso di dinamica impulsiva.
    Sempre a riguardo della geometria è probabile che non si sia tenuto in conto della successione reale delle colate di cemento e della modalità della giunzione dei ferri.

    2) Non sono note le caratteristiche meccaniche del cemento nella varie parti del ponte al momento del crollo, perché i test verranno effettuati nel prossimo futuro dalla magistratura e quindi non disponibili a chi ha fatto le simulazioni.

    3) Non è noto ad alcuno lo stato dei ferri in termini di riduzione della sezione resistente ed intensificazione delle tensioni prodotta localmente dai fenomeni di tensio-corrosione e quindi non riprodotti nell’analisi fatta. Nel caso che questi ferri fossero di acciaio martensitico bisognerebbe valutare anche il subdolo fenomeno dell’infragilimento da idrogeno.

    4) Nell’analisi non si è tenuto conto della durata temporale del fenomeno innescante perché non noto. Gli effetti dinamici, prodotti dal rilascio delle energie potenziali elastiche, sono molto diversi a seconda del fatto che avvengano in un’ora, un secondo od un millesimo di secondo; a parità di energia presente il picco delle tensioni dinamiche prodotte varia di diversi ordini di grandezza da un caso all’altro e le tensioni sono distribuite sia spazialmente che temporalmente in modo totalmente diverso.
    Per esempio nel caso di una rottura impulsiva (tempi molto più piccoli del periodo del primo modo assiale) di uno strallo lo stato sollecitazione è gestito dalla trasmissione delle onde assiali, di taglio, flessionali, e torsionali all’interno dell’intera struttura e dalle loro riflessioni.
    La sensazione personale è che il programma utilizzato per questa analisi non sia in grado di seguire questi fenomeni o chi lo ha utilizzato non si sia curato di essi o il passo di integrazione è talmente lungo da filtrare gli eventuali effetti impulsivi.

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