Netanyahu pensa che Hitler non volesse sterminare gli ebrei e che dietro ci siano gli arabi

frame dal video Youtube "PM Netanyahu at the 37th Zionist World Congress"

Il primo ministro isreaeliano Benjamin Netanyahu ha pronunciato un discorso sulla Shoah che ha lasciato perplessa l’opinione pubblica. Il ministro ha sostenuto che il führer non voleva sterminare gli ebrei, ma deportarli e che dietro la soluzione finale ci siano in realtà gli arabi.

In occasione del congresso mondiale sionista tenutosi nel 2015 a Basilea a prendere la parola è stato anche il primo ministro d’Israele Benjamin Netanyahu. Il ministro, nel suo intervento, ha sostenuto che Adolf Hitler non voleva attuare il genocidio, ma solo espellere gli ebrei dalla Germania. L’idea di “bruciarli” gli sarebbe stata data dal Gran Mufti di Gerusalemme Amin al-Husseini.

L’intervento di Benjamin Netanyahu che ha indignato l’opinione pubblica

Come riporta il quotidiano israeliano HaaretzNetanyahu avrebbe pronunciato nel suo intervento le seguenti parole: «Hitler non voleva sterminare gli ebrei, solo espellerli». Ma in un incontro avvenuto nel 1941 a Berlino, il Gran Mufti disse al leader nazista: «Se tu li espelli, verranno tutti in Palestina». Allora, secondo Netanyahu, Hitler gli chiese: «Cosa dovrei fare con loro?». E la risposta di Amin al-Husseini sarebbe stata: «Bruciali!». L’intervento non è rimasto indifferente e la denuncia mossa dallo Stato di Palestina contro Netanyahu non si è fatta attendere. Lo Stato di Palestina, come riporta anche il giornale italiano La Repubblica, ha accusato l’intervento di Netanyahu come “moralmente indifendibile ed infamatorio” e anche: “Con le sue dichiarazioni Netanyahu ha incolpato i palestinesi dell’Olocausto, assolvendo completamente Adolf Hitler dell’odioso ed inaccettabile genocidio del popolo ebraico”.

Chi era il “Gran Mufti” Amin al-Husseini

Il “Gran Mufti” rappresenta in campo giuridico e religioso l’autorità suprema islamica sunnita. Negli anni trenta fu il nazionalista Amin al-Husseini a ricoprire questa carica. Ma facciamo un passo indietro e capiamo chi era realmente quest’uomo e perché si avvicinò ad Adolf Hitler. Dopo la sconfitta dell’Impero ottomano nella Grande guerra a governare la Palestina fu il Regno Unito. Furono proprio gli inglesi a insignire ad Amin al-Husseini della carica di “Gran Muftì di Gerusalemme”. Il tutto contro il voto popolare dei palestinesi che ritenevano non fosse abbastanza istruito per adempiere a questo ruolo. Dal 1922, dopo essere stato eletto anche Capo Supremo del Consiglio Islamico, Husseini incominciò a progettare una possibile restaurazione dell’Impero Islamico.

Husseini si avvicina all’ideologia nazista

Nel 1928 diventa membro del movimento “Fratelli Musulmani” fondato del politico Hasan al-Banna in cui l’uso della violenza era totalmente legittimato per “ripulire il mondo da tutto ciò che non era Islam”. Dagli anni trenta Husseini crea un vero e proprio clima di terrore in Palestina. Il “Gran Mufti” organizza rivolte, ordina attentati contro diverse autorità non solo cristiane, ma anche verso quelle musulmane che non erano allineate al movimento dei “Fratelli Musulmani”. Dal 1937 comincia a stringere i legami col partito nazionalista di Adolf Hitler perché ritenuto conforme, in alcuni punti, alla sua idea di politica che prevedeva la persecuzione degli ebrei e l’avversità al Regno Unito.

L’incontro tra Amin al-Husseini e Adolf Hitler a cui si riferisce Benjamin Netanyahu

L’incontro a cui si riferisce Benjamin Netanyahu è realmente avvenuto, ma non ha nulla a che fare (tempisticamente parlando) con la soluzione finale nazista. Era il 28 Novembre del 1941 quando i due “leader” si incontrarono nella capitale tedesca, ma è praticamente impossibile che lo sterminio degli ebrei fosse stato deciso dopo quell’incontro, perché il genocidio era già in atto da tempo. Lo sterminio è cominciato già negli anni ’40, esempio lampante è il famoso “ghetto di Varsavia” dove morirono per mano delle SS circa 400.000 ebrei. Nemmeno la Germania è rimasta indifferente all’intervento di Netanyahu, ad intervenire anche il portavoce  di Angela Merkel, Steffen Seibert, che, come riporta La Repubblica, ha dichiarato: «Non c’è nessun motivo per cambiare la storia», continuando: «Conosciamo bene l’origine dei fatti ed è giusto che la responsabilità sia sulle spalle dei tedeschi».

 

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Foto di copertina: frame dal video Youtube “PM Netanyahu at the 37th Zionist World Congress”

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