A Berlino si protesta in nome del Kashmir

Kashmir, C, Simone Caruso

A Berlino sabato pomeriggio si è tenuta la  protesta pacifica per la libertà del Kashmir

Alle due del pomeriggio, un centinaio di manifestanti si sono riuniti davanti alla porta di Brandeburgo per protestare contro quello che sta accadendo in Kashmir. Molti i partecipanti arrabbiati e scossi da ciò che nelle ultime ore è avvenuto nella regione del sud-est asiatico da sempre contesa da India e Pakistan. A coordinare la protesta è stata l’organizzazione non governativa Free  Kashmir di Berlino. L’associazione è formata da una piccola comunità di cittadini provenienti dal Kashmir e ora residenti nella capitale tedesca. Così dopo i terribili eventi avvenuti nella loro regione, i kashmiriani hanno deciso di scendere in piazza chiedendo aiuto alla Germania. Affinché non vengano violati i diritti umani della gente, bensì tutelati.

Kashmir, C, Elisa Carollo
Kashmir,  © Elisa Carollo

Cosa sta succedendo in Kashmir

Dopo la divisione del Kashmir del 1947 fra India e Pakistan, sono scoppiati diversi conflitti. Due terzi della regione vengono amministrati dall’India (regioni di Jammu & Kashmir e Ladakh) e un terzo dal Pakistan (l’Azad Jammu e Kashmir e il Gilgit-Baltistan). Nel 1949 venne costruita una frontiera divisoria fra Pakistan e India, chiamata Linea di controllo. Dal 1989 in Kashmir si vive in perenne tensione. Il Kashmir indiano è una delle zone più militarizzate del mondo, con 500.000 soldati schierati. E oggi, in seguito alla decisione del 7 agosto 2019  del premier nazionalista indiano, Narendra Modi, di revocare l’autonomia del Kashmir, si è riacceso il conflitto. La situazione in Kashmir è molto pericolosa e il conflitto militare fra le due potenze rischia di diventare nucleare. Proprio ora, l’intera regione è strettamente sorvegliata e le comunicazioni esterne sospese.

Kashmir, C, Elisa Carollo
Kashmir, ©,Elisa Carollo

Qual è il motivo della protesta

«Lo scopo della protesta è quello di far sapere ai cittadini tedeschi quello che sta succedendo in Kashmir. Molti diritti umani vengono violati: uomini e donne vengono torturati e uccisi inutilmente e i bambini accecati» ha dichiarato Aamir Suhial Mir, uno degli organizzatori della manifestazione. Aamir viene dal Kashmir e ha studiato ingegneria informatica in Germania. Adesso lavora a Berlino da più di due anni come ingegnere informatico e fa parte della associazione Free Kashmir. «L’obiettivo della protesta è chiedere all’esercito militare indiano di ritirarsi dal Kashmir e fermare i genocidi, affinché l’area asiatica possa tornare ad essere una nazione pacifica». I partecipanti scossi da quanto sta succedendo, chiedono che le Nazioni Unite fermino l’invasione dell’India. Inoltre, reclamano giustizia e aiuto dal governo tedesco, con l’obbiettivo di porre fine a questa colonizzazione e ristabilire la pace. 

Opinione dei partecipanti

«Io sono indiana, ma nonostante ciò penso che l’India abbia commesso una terribile azione. Sono qui per esprimere la mia totale solidarietà a tutte le persone del Kashmir. Non posso immaginare cosa loro stiano vivendo lì in questo momento e mi dispiace» dice una ragazza indiana. I manifestanti desiderano un referendum, al fine di decidere democraticamente l’assetto sociale e politico. Una donna con voce tremante dice di non avere notizie dei suoi familiari da molti, troppi giorni. È spaventata della fine che possano avere fatto. Confessa che, l’ultima volta che ha sentito telefonicamente suo fratello, questo aveva la voce tremante e non poteva parlare liberamente perché controllato dai soldati.

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Kashmir, C, Elisa Carollo
Kashmir, ©, Elisa Carollo


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Immagine di copertina: Protesta per il Kashmir, © Simone Caruso

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