Aguirre, furore di Dio: cinque retroscena del capolavoro di Herzog

Cinque retroscena di uno dei 100 film migliori di tutti i tempi

Quarto lungometraggio di Werner Herzog, Aguirre, furore di Dio (1972) segnò l’inizio di un prolifico e controverso sodalizio artistico tra il regista tedesco e l’attore Klaus Kinski. I due lavoreranno insieme anche a Nosferatu (1978), Woyzeck (1979), Fitzcarraldo (1982) e Cobra verde (1987). La realizzazione di questo capolavoro del cinema, che ha ispirato film come Apocalypse now di Francis Ford Coppola, si è scontrata con una serie di avversità e impedimenti che sono entrati a far parte dell’opera stessa e dell’intera storia del cinema.

Il racconto di una folle ricerca dell’El Dorado nella foresta Amazzonica

Il film, liberamente ispirato a una spedizione di conquistadores spagnoli avvenuta nel 1560 alla guida di Gonzalo Pizarro, è il racconto di una ricerca del mitico El Dorado che sconfina ai limiti della follia. Quando il gruppo di avventurieri rimane bloccato e senza viveri, 40 dei suoi uomini migliori vengono selezionati per compiere una missione di emergenza. Tra questi vi è Aguirre, interpretato da Kinski, che prenderà il comando della spedizione e la guiderà attraverso gli scontri con gli indios e i numerosi ostacoli presentati dalla foresta Amazzonica. La ricerca dell’El Dorado finisce per diventare un percorso all’interno della mente umana e della follia, il cui culmine è magistralmente impersonato dall’attore protagonista.

5- La genesi del film: una telefonata alle 3 di notte

La collaborazione tra Herzog e Kinski iniziò quando il regista venne svegliato alle 3 di notte da una telefonata dell’attore, dotato di un temperamento molto particolare e notoriamente irascibile, che, urlando, gli comunicava l’entusiasmo provato dopo aver letto la sceneggiatura e la volontà di interpretare il protagonista della pellicola.

4- Herzog e Kinski: migliori nemici

Iniziata la lavorazione del film, «si presentarono subito due problemi», racconta il regista nel documentario Kinski, il mio nemico più caro (1999), «il budget, che era di soli 370.000 mila dollari, e Kinski». La realizzazione del film, girato in Perù, venne infatti complicata dai frequenti e accesi contrasti tra Herzog e l’attore protagonista, aggravatisi nella fase finale di lavorazione. Quando Kinski stava quasi per andarsene dal set lasciando incompiute le ultime scene (aveva già interrotto numerosi contratti in passato), Herzog arrivò a minacciarlo di morte per convincerlo a restare.

3- Gli alloggi di cast e troupe

Per volontà di Herzog, il cast e la troupe di Aguirre, furore di Dio, durante le cinque settimane di riprese, alloggiarono all’interno della foresta Amazzonica in capanne e tende costruite con foglie di palma. Lo stesso regista fu ospitato all’interno di una capanna dove vivevano una nana indiana con i suoi nove figli e un centinaio di porcellini d’india. Kinski, dopo essersi rifiutato, furibondo, di vivere all’interno di una tenda nella foresta, fu l’unico a richiedere ed ottenere di essere sistemato all’hotel “Machu Picchu”.

2- Pericolosi incidenti

In un film che vede nel rapporto tra uomo e natura una sua componente essenziale, Herzog insistette affinché i partecipanti alle riprese si immergessero in prima persona nel difficile contesto ambientale della foresta amazzonica. Dovettero scalare montagne, attraversare la giungla e i fiumi in piena. Ciò condusse ad una serie di pericolosi incidenti: alcuni tecnici rimasero gravemente feriti, mentre diversi membri del cast rischiarono di annegare. Infatti, la scena in cui un temporale distrugge le zattere utilizzate dai personaggi non corrisponde a una ricostruzione, ma a un episodio realmente accaduto e poi inserito nel film.

1- Il finale: come Herzog recuperò 400 scimmie

Herzog incaricò alcuni nativi locali di catturare le 400 scimmie necessarie a girare la scena finale. Pagò metà della quota in anticipo, ma prima di ottenere le scimmie, venne a sapere che erano state vendute a qualcun altro e che erano pronte ad essere imbarcate per gli Stati Uniti. Il regista però, riuscì ad arrivare in aeroporto prima della loro partenza e, fingendosi un veterinario che doveva vaccinarle, le caricò sulla propria jeep e le riportò nella foresta per poter terminare il film.

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Immagine di copertina: © Frame tratto dal film Aguirre, furore di Dio.

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