«Da Borgia, provincia di Catanzaro, a Shanghai passando per la Muntagnola di Berlino: ora sono una chef star in Cina »

La cucina italiana in Cina ha un testimonial passato anche per Berlino: a tu per tu con Paolo Dodaro

Ha 42 anni, parla sei lingue, è nato a Rho, vicino a Milano, cresciuto a Borgia (Catanzaro) origine anche della sua famiglia paterna, lavorato in varie parti del mondo (tra cui anche Berlino e San Pietroburgo) finendo con lo stabilirsi a Shangai. Si chiama Paolo Dodaro ed è tra i maggiori esponenti della cucina italiana in Cina dopo aver vinto la locale versione di Masterchef. «Sono stato selezionato per caso. All’epoca lavoravo in un elegante ristorante di proprietà di Li Yapeng, uno degli attori cinesi più famosi al mondo. La nostra location era stata scelta per la prima puntata di una gara di cucina, uno degli chef selezionati si ammalò all’ultimo e così mi chiesero di sostituirlo. Dovevo essere un tappabuchi ed invece ho finito con il vincere l’intero programma e diventare a mia volta giudice per quattro anni consecutivi». Nel frattempo Paolo è diventato anche insegnante in ben 37 scuole di cucina, è stato nominato “Primo chef calabrese nel mondo” dalla Regione Calabria nel 2019 e, a gennaio scorso, ha accompagnato una delegazione del governo cinese in  visita in Italia. «È stato un onore incredibile, il coronamento di una vita spesa cercando di essere sempre determinato e leale. Ho fatto tanti sacrifici, ma ora sono felice».

Come da Borgia si arriva alla Cina (e come di mezzo c’è Berlino)

«Sono sempre stato appassionato di Asia. Penso fosse nel mio destino prima o poi andarci a vivere. Era come una voce dentro di me. Inizialmente mi sembrava un posto lontano, se non geograficamente, di certo a livello di cultura. Dovevo prima di tutto vivere all’estero ed è qui che prima è entrata in scena Berlino. Era il 1994, mi ci sono trasferito senza avere nessuna conoscenza. Ho cominciato a bussare alle porte dei ristoranti e così ho trovato posto alla Muntagnola, prima come cameriere, poi come cuoco. Lavorare lì è stata un’esperienza fantastica: serietà, professionalità, cibo e cultura culinaria. Mi sentivo a casa, nonostante le loro prelibatezze fossero lucane e io sia un mix calabro-pugliese. La cosa più bella però è stato il rapporto con Pino, il proprietario. Una persona che racchiude le tre qualità morali più importanti secondo Confucio: saggezza compassione e coraggio. Mi ha insegnato tanto e spronato ancora più a migliorare. Sono rimasto a Berlino fino al 2012, quasi 18 anni, cambiando responsabilità e ristoranti. In quegli anni ho imparato la disciplina e l’importanza dei sentimenti anche sul posto di lavoro, al come sia necessario fare squadra. Ho ricevuto una vera e propria educazione psicologica nel campo del lavoro, sia nel campo sociale. Il desiderio della Cina era però forte, ma non starei così bene ora qui senza quell’esperienza e, nel mezzo, i due anni in Russia, a San Pietroburgo, dove sono stato direttore di un’azienda di prodotti da forno, quindi mi viene da dire “grazie Germania”. In Cina ho iniziato lavorando come general manager del ristorante La pizza buffet a Pechino. Da lì ho cambiato ristoranti e città, vivendo anche a Shenzen, infine a Pechino e ampliando le mie conoscenze e esperienza, fino al già citato programma di cucina».

Cina vs Italia

«Sono due mondi diversi, ma comunque belli: arte, passione, cultura, poesia. Della Cina adoro il il taoismo, Buddha, il Tai Chi, il Kung fu , il Qi Gong, la loro medicina…l’unica cosa che non mi piace è fare affari con loro, non con tutti, ma con molti. Sono lenti nella comunicazione diretta, ogni comunicazione sfida la pazienza. Sono molto strategici. Ci ho messo molto ad imparare come comportarmi, ma adesso sono soddisfatto. Qui ormai faccio il consulente eno-gastronomico, apro ristoranti di cucina come master chef  – presso le scuole Xi Dong Fang, e non solo – e partecipo a trasmissioni televisive. Dall’altra parte amo il mio Paese, penso spesso a quando tornerò, ma non ho ancora deciso quando. L’anno scorso sono stato nominato Ambasciatore europeo di cibo e bevande in Cina  ».

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Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Magazine prima come blog, dopo come magazine. Collabora anche con AGI, Wired, Huffington Post, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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