Eleanor, la romantica poesia di Hermann Hesse dell’ “inverno in notti senza luce”

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Alla scoperta di Eleanor, la celebre poesia di Hermann Hesse

Eleanor e, in particolare, i suoi primi versi, “Le sere d’autunno mi ricordano te / I boschi giacciono bui, il giorno si scolora / ai bordi dei colli in rosse aureole”, sono ad oggi tra le poesie e le frasi più famose mai scritte da Hermann Hesse. Lo scrittore tedesco la pubblicò all’interno della raccolta Romantische Lieder, 1899, quando aveva solo 22 anni quando da poco si era trasferito a Tubinga e faceva un apprendistato presso la libreria Heckenbuer (l’anno dopo si sarebbe trasferito a Basilea). La versione italiana che leggeremo qui di Eleanor è il frutto della traduzione di Riccardo Bettini. In Italia la poesia è spesso tradotta con il titolo Eleonora.

Eleanor

Herbstabende erinnern mich an dich
Die Wälder liegen schwarz, der Tag verblich
Am Hügelrand in roten Gloriolen.
In einem nahen Hofe weint ein Kind;
Mit späten Schritten geht durchs Holz der Wind,
Die letzten Blaetter einzuholen.

Dann steigt, des trüben Anblicks lang gewohnt,
Einsam empor der ernste Sichelmond
Mit halbem Licht aus unbekannten Ländern.
Er wandelt kühl gleichgültig seinen Weg,
Sein Licht umgibt Wald, Röhricht, Teich und Steg
Mit melancholisch blassen Rändern.

Auch Winters, wenn die Nächte lichtlos sind
Und Flockenspiel und ungestümer Wind
Ums Fenster geht, glaub ich dich oft zu schauen.
Der Flügel tönt, mit lächelnder Gewalt
Spricht mir ans Herz dein tiefer, dunkler Alt,
Grausamste aller schönen Frauen.

Dann greift zur Lampe manchmal meine Hand.
Ihr mildes Licht fällt auf die breite Wand,
Dein dunkles Bild schaut aus dem alten Rahmen
Und kennt mich wohl und lächelt sonderbar.
Ich aber küsse Hände dir und Haar
Und nenne flüsternd deinen Namen.

Eleanor

Le sere d’autunno mi ricordano te
I boschi giacciono bui, il giorno si scolora
ai bordi dei colli in rosse aureole.
In un casolare vicino piange un bimbo.
Il vento se ne va a passi tardi
attraverso i tronchi a raccogliere le ultime foglie.

Poi sale, abituata ormai da lungo ai torbidi sguardi,
l’estranea solitaria falce di luna
con la sua mezza luce da terre sconosciute.
Se ne va fredda, indifferente, per il suo sentiero.
La sua luce avvolge il bosco,
il canneto, lo stagno e il sentiero
con pallido alone melanconico.

Anche d’inverno in notti senza luce
quando alle finestre vorticano danze di fiocchi
e il vento tempestoso,
ho spesso l’impressione di guardarti.
Il piano intona con forza ingannevole
e la tua profonda e cupa voce di contralto
mi parla al cuore. Tu la più crudele delle belle donne.

La mia mano afferra alle volte la lampada
e la sua luce tenue posa sulla larga parete.
Dalla antica cornice la tua immagine oscura guarda
mi conosce bene e mi sorride, stranamente.
Ma io ti bacio mani e capelli
e sussurro il tuo nome.

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Photo: cc0 Pexels 

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