Germania, illegale pubblicizzare l’aborto a causa di una legge nazista

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Aborto, a Berlino sanzionate due dottoresse con una multa di 2000 euro per aver informato sul metodo di aborto

Il tribunale di Berlino ha deciso di multare le due ginecologhe Bettina Gaber e Verena Weyer per aver pubblicizzato l’aborto, infrangendo così una legge risalente al periodo nazista, precisamente del 1933. Fino a questo momento la loro attività non aveva destato nessuna indignazione, finché due esponenti del movimento pro-life hanno contestato il loro sito. Nella pubblicità si può leggere che i servizi medici offerti prevedono «aborti privi di medicine e anestetici» effettuati in un «ambiente sicuro e protetto». Le autorità tedesche hanno ritenuto illegali i contenuti e condannato le due dottoresse.

La legge nazista

Il 219a è un paragrafo di una legge introdotta sotto il nazionalsocialismo, con lo scopo di portare avanti una campagna demografica per la preservazione dei geni ariani. La legge, prima ancora di punire l’aborto con la pena di morte, ne vietava la pubblicizzazione. Nel 1974, l’emendamento venne modificato, e l’intento nazista eliminato. Tuttavia il divieto di pubblicizzare la pratica di interruzione volontaria di gravidanza rimase. Lo scorso febbraio 2019, dopo diverse polemiche e controversie, il governo tedesco ha deciso di riformulare il paragrafo e riportarlo ai termini moderni. I medici sono ora autorizzati ad informare il pubblico sui loro servizi, ma tutte le altre informazioni sui siti web sul come vengono svolte queste pratiche sono ancora considerate come pubblicità, di conseguenza condannate.

La riposta femminista

Ad accogliere Bettina Gaber e Verena Weyer in tribunale c’era un folto gruppo di attiviste per la difesa dei diritti delle donne e per il diritto dell’aborto. Tra le richieste delle numerose femministe vi è la parità dei sessi e la rimozione del contestato paragrafo. Secondo Kerstin Wolter (una delle attiviste del partito Die Linke – partito politico di sinistra radicale), «il divieto di informare sulla pratica è una limitazione del diritto stesso dell’aborto e una criminalizzazione dell’atto». Attualmente la Germania è uno dei pochi paesi insieme ad Albania, Grecia, Ungheria, Liechtenstein e Russia a non aver depenalizzato l’informazione sulle pratiche abortive, generando discriminazione e disparità.

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Immagine di copertina: Gravidanza, © Bokskapet, CC0.

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