«Io, giovane ostetrica siciliana in Germania: trasferirmi è stata la migliore scelta possibile»

Francesca Ignaccolo

di Francesca Ignaccolo

Quasi tre anni fa, da folle, decisi di lasciare casa e iniziare a lavorare all’estero. Da folle perché lasciare casa, la mia famiglia, l’Italia, la Sicilia, il mare, il sole non è, credetemi, tra le scelte più semplici. Ho affrontato mesi in cui non capivo esattamente nulla, in cui ero sola, in cui riuscivo a stento a far capire di essere una normale ragazza. Mesi in cui avrei voluto raccontare tanto ma invece ero solo per tanti l’italiana tutta pasta pizza e mafia.

Sono nel 1990 a Vittoria, provincia di Ragusa, da una famiglia speciale, semplice e onesta, che non mi ha mai fatto mancare nulla e che con sacrifici mi ha portata a studiare. Ho frequentato il classico perché amavo tanto studiare , e sono un’appassionata di letteratura , storia e filosofia, ma per quanto riguardava il mio futuro lavorativo, avevo tutt’altro in mente. E così mi sono iscritta all’università di Palermo per diventare ostetrica, da sempre la mia prima scelta. Volevo farlo sin da bambina e ricordo che andai dritta al punto. Feci i test e incredula, visto che si parla spesso di raccomandazioni e io non ne avevo nessuna, entrai. Mi laureai nel 2014. La laurea in ostetricia è forse, per molti , semplice e breve. In realtà è fatta di tante lezioni teoriche e soprattutto tanto tirocinio in ospedale. Ricordo che sin dal primo anno “lavoravo” in turno in ospedale, facendo pratica. Avevo 20 anni , ero una studentessa universitaria e ciò nonostante avevo tante responsabilità e spesso turni di notte e nei fine settimana.

Dopo la laurea inizialmente ho iniziato a “lavorare” come volontaria nella mia città, prima in ospedale e poi in consultorio perché in Italia “il tuo titolo, la tua laurea, il tuo tirocinio, e tutto quello che hai fatto, non sono mai abbastanza” . Ero un’ostetrica per legge, ma non ricordo che qualcuno i primi tempi mi ritenesse tale. Ero semplicemente “laureata”. Durante il volontariato, che mi impegnava quotidianamente e che nuovamente mi portava a lavorare senza mai vedere un euro, anzi, addirittura dei costi visto che dovetti pure pagare un’assicurazione annuale bella e salata. perché le ASP italiane non coprono un bel niente, inoltravo senza fine domande per concorsi e avvisi che io definisco sempre “fantasma”. Paghi un bollettino per un concorso italiano in una qualche ASP dispersa per l’Italia. e poi aspetti: date, pre-concorsi, test, controlli…insomma trafile che sia allora che oggi ritengo assurde. L’Italia ci forma , ci fa studiare, ma poi niente: dobbiamo aspettare per far qualcosa per cui siamo formati. La mia pazienza è durata quasi un anno dalla laurea. Più i giorni passavano e più capivo che stavo piegando la testa ad un sistema malato.

Cercai e trovai un’agenzia di lavoro italiana che aveva contatti con una tedesca. Offrivano corsi di lingua “accelerati” e un posto di lavoro assicurato. Utopia? Beh, per qualsiasi italiano ovvio che fosse utopia. Ma io sono – ora – sono l’esempio vivente che in Germania niente è utopia , che “onestamente “si può fare qualcosa, che onestamente tutto fila liscio. Feci un corso accelerato di tedesco, abbastanza per essere scelta da un’importante clinica nel nord della Baviera. Avevano semplicemente ottenuto il mio CV, lo avevano letto e avevano pensato che io potessi entrare a far parte del team di ostetriche. Nonostante il corso quando arrivai qui, era ottobre 2016, non capivo praticamente nulla di tedesco. E ancor più non riuscivo a parlare, ad esprimermi, a comunicare, un incubo insomma. Per questo, tramite il mio ospedale , frequentai un altro corso di lingua qui. Ogni giorno facevo la mia “Hospitation” che è come dire “vieni in ospedale ogni giorno, impara tutto quello che c’è da imparare, guarda, chiedi , e soprattutto, esercita il tuo tedesco . Perché in Germania se tu hai un titolo, vali per quel titolo e non hai affatto bisogno di sgobbare volontariamente per “imparare” ancora ! Nonostante questo ricordo che i primi 2-3 mesi furono terribili. Avrei voluto dire tanto ma non riuscivo. Mi aiutò tanto una cosa: il fatto che paradossalmente fossi “sola”. Nessuna famiglia o conoscenti italiani. Dovevo obbligatoriamente cimentarmi col tedesco. Dopo solo alcuni mesi raggiunsi un ottimo livello di tedesco. Feci tradurre tutti i miei documenti e titoli italiani e così a Gennaio del 2017 ottenni ufficialmente il mio primo posto di lavoro.

E così, arrivarono piano, pianissimo, i momenti belli. I momenti in cui capivo di aver intrapreso la scelta migliore perché stare a casa a servire “volontariamente” – e non mi riferisco solo ad un discorso economico – un sistema che mi bloccava non faceva affatto per me.

Io avevo studiato, io amavo ciò per cui avevo studiato e non volevo affatto aspettare. La pazienza è la mia migliore caratteristica in sala parto, ma di certo non nella vita.

Dopo quasi tre anni, oggi, ho tutto quello che una giovane donna possa desiderare dalla carriera.

Ho il mio lavoro dei sogni, quotidianamente aiuto a venire al mondo tante nuove vite, ho costruito la mia stabilità, mi aggiorno, acquisisco sempre maggiore esperienza e ho conosciuto colleghi e persone che nonostante arrivino dall’altra parte del mondo, sono oggi miei migliori amici, la mia “famiglia” qui.

Ho semplicemente ottenuto quello per cui ho seriamente sudato.

Non vorrei cadere nel classico stereotipo del “all’estero funziona tutto, ma in questa parte della Germania il sistema ospedaliero è eccellente. Mi duole dirlo perché io sono italiana, ma in Germania, in ospedale, si lavora solo ed esclusivamente secondo linee guida europee. Non si transige. Ci si aggiorna continuamente e la cosa che mi fa andare felice al lavoro, è che qui ci si confronta sempre perché ognuno sa quel che è per questo sa di poter tranquillamente imparare dall’altro. Riferendomi esclusivamente , ad esempio, al mio campo: qui le sale parto sono il regno delle ostetriche. La fisiologia appartiene all’ostetrica come in ogni altre parte del mondo , o quasi, e quindi anche i giovani medici in formazione imparano molto da noi. Le mie colleghe, per la maggior parte tedesche, sono preparatissime, disponibilissime e molto molto molto molto stacanoviste.  Il ritmo di lavoro è molto alto, anche turni di 12 ore senza pause spesso per 4 notti di fila, ma quando finisce tutto, si fa quel che si vuole. Anche fuori dall’ospedale però non è tutto rose e fiori. La cultura tedesca è difficile da comprendere per una tipica italiana, per fortuna ci sono anche molti americani , nordeuropei, sudamericani, greci , spagnoli , asiatici, insomma, è un bel mix di culture che tutti i giorni mi fa dire “wow, quant’è bello il mondo”. Mi mancano Il sole, e il mare. L inverno tedesco è molto molto molto lungo, ma poi mi faccio sempre una domanda…. come avrei vissuto se fossi rimasta a 5 minuti dal mare? Non sarei mai stata felice. Ciò che oggi mi rende felice è lavorare al 100% facendo al massimo ciò che amo, vivere “multiculturalmente”, accumulare turni pur di ottenere giorni liberi e volare fino a casa quasi ogni mese, ricaricare le batterie per qualche giorno con tanto sole, la mia amata famiglia, buon cibo. E ritornare qui dove la mia seconda vita è iniziata.

Tutti i giorni penso di essere stata folle ma tutti i giorni, credetemi, penso di aver fatto la scelta migliore della mia vita.

Quella che vedete qui sopra è una delle mie prime foto in Germania.. sorridevo ma avevo tanto paura. Alla Francesca di allora dico “complimenti Franci! Otterrai tanto, sii felice! “

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