Kirill Petrenko, chi è il nuovo Direttore dei Berliner Philarmoniker e cosa rappresenta la sua nomina

Berliner Philharmoniker - Youtube Screenshot

Berliner Philarmoniker, inizia l’era Kirill Petrenko: chi è e perché diventerà una delle figure principali della vita culturale (e non solo) cittadina

di Matteo Manzitti

Lo scorso 28 aprile Kirill Petrenko ha presentato la sua prima stagione come Direttore Musicale dei Berliner Philarmoniker. Ogni direttore dei Berliner negli ultimi 60 anni ha segnato l’orchestra, la città di Berlino e il mondo musicale a suo modo, ma sempre in profondità. Questo anche per i lunghi periodi di permanenza: sono i Berliner stessi a parlare di “ere” per designare i vari periodi in cui ognuno dei loro Direttori è stato in carica. Del resto i Berliner Philarmoniker, oltre ad essere considerati da sempre la migliore orchestra sinfonica del pianeta, sono anche noti per un’inusuale struttura organizzativa. Fin dal 1892, anno della loro fondazione, si sono dati una forma cooperativa, conferendo agli strumentisti il diritto di scegliere il Direttore d’orchestra. L’autonomia organizzativa nel corso della loro storia ha subito molte modifiche, fino ad essere del tutto persa durante il Reich hitleriano. Oggi, invece, sono una fondazione autonoma dal potere politico che mantiene quindi quell’importante prerogativa: il direttore d’orchestra viene nominato dai membri dell’orchestra, ma non solo: assolve anche il compito della direzione artistica. Così è accaduto con Kirill Petrenko che succede a Simon Rattle a guida dell’orchestra dal 2002 fino ad oggi.

L’eredità di Simon Rattle e, ancora prima, di Claudio Abbado

Simon Rattle è stata una figura fondamentale. In 15 anni ha traghettato compiutamente l’orchestra nel nuovo secolo: prese l’orchestra in un momento di grande espansione della città. Una città avvolta da cantieri che nascondevano ambiziosi progetti dei più importanti architetti, una città che si stava aprendo ai giovani di tutto il modo presentandosi come la capitale europea più economica, underground e affascinante. All’epoca della nomina di Rattle, Berlino stava parzialmente perdendo la sua “germanità” per aprirsi al mondo si trovava guarda caso ad avere un direttore d’orchestra di lingua inglese. Rattle nel suo primo concerto eseguì un brano contemporaneo di Thomas Ades e in 15 anni ha avviato un’infinità di progetti laterali alla stagione principale volti ad allargare la composizione sociale del pubblico: dall’”Education-Programm” ai “Late Night Concert” fino alla straordinaria e fortunatissima invenzione della “Digital Concert Hall” con cui ha collegato centinaia di migliaia di persone all’ascolto della migliore orchestra del mondo. Non poteva insomma esserci figura più fervida e positiva di Rattle per l’inizio del nuovo millennio, ma a ben vedere l’orchestra ha sempre saputo “leggere” la storia e individuare la figura più indicata alle esigenze del momento.

Claudio Abbado, predecessore di Rattle, con la sua sensibilità, la sua capacità d’ascolto, era la figura perfetta per prendere l’orchestra dopo il crollo del muro di Berlino. Una città che doveva reimparare a parlarsi dopo il dominio della rigidità ideologica trovò in lui uno dei punti di riferimento di una grande ricomposizione sociale tra Est ed Ovest. Il suono stesso dell’orchestra si ammorbidì, si fece più relazionale e leggero. L’importanza data alla musica di Mahler segnava l’avvento di uno spirito plurale ed eterogeneo. Herber Von Karajan, che prese la guida dell’orchestra finita la seconda guerra mondiale, seppe invece leggere in anticipo l’esplosione del mercato discografico portando l’orchestra in un’incontrastata posizione di leadership.

Chi è Kirill Petrenko, nuovo Direttore dei Berliner Philaroniker

Kirill Petrenko sembra avere una personalità opposta a quella di Rattle: è timidissimo, difficile guardi negli occhi l’interlocutore, ed è noto per non concedere interviste. La cosa potrebbe costituire un problema visto che è ora a capo di un’orchestra leader anche nel campo comunicativo, ma nessuno sembra particolarmente preoccupato di questo per un motivo molto semplice: si tratta di un musicista stratosferico, che ha già conquistato gran parte del pubblico musicale. Petrenko “possiede” le partiture che dirige, il suo rifiuto della comunicazione sembra essere funzionale ad una capacità di concentrazione e studio quasi monacale, fino a quando l’immagine sonora del brano non si sia profondamente cristallizzata in lui tanto da poter essere trasferita all’orchestra. Negli ultimi tre/quattro anni è venuto a dirigere anche alcune orchestra italiane lasciando ricordi memorabili, tra cui una nona di Beethoven a Roma all’Accademia di Santa Cecilia di cui ancora si parla. La tetralogia wagneriana che diresse nel 2013 a Bayreuth è considerata una delle più belle mai viste e negli anni e da direttore ospite aveva già conquistato gli stessi Berliner in più occasioni.

Ma oltre all’indubbio valore artistico, come interpretare la nomina al podio musicalmente più prestigioso al mondo di un personaggio così schivo, che ha come modello Hans Von Bulow (il secondo direttore in ordine cronologico dei Berliner, morto nel 1894)? Si può ipotizzare che la nomina di Petrenko sia anche un segnale che i Berliner vogliono dare al mondo: ritorniamo ai contenuti, allo studio, all’approfondimento. Lasciamo che sia anche lo splendore della complessità e del lavoro certosino ad esercitare un fascino sul pubblico più che il marketing culturale.

La prima stagione dei Berliner Philarmoniker con Kirill Petrenko

La stagione di Petrenko è varia e come sempre sono presenti in qualità di ospiti le migliori orchestre, i migliori direttori, i più importanti solisti. Lui sul podio ha scelto di concentrarsi soprattutto su Beethoven e Mahler, di quest’ultimo, insieme a quelle dirette dagli ospiti, verranno eseguite cinque sinfonie. Ovviamente vi è anche un programma russo, destinato oltretutto ad una ricca circuitazione anche extra-berlinese. E c’è da segnalare un’assenza quasi totale, in tutto il cartellone, della musica di Brahms. Che cosa si può criticare invece, seppur benevolmente? Io direi l’assenza di prime assolute e/o commissioni. La musica contemporanea viene relegata alla collaborazione con il Musikfest ma non entra dentro la programmazione sinfonica dell’orchestra se non, guarda caso, con due programmi bellissimi di Simon Rattle che vedono musiche di Berio e Abrahamsen(quest’ultimo in verità con la LSO). Il suo idolo sopracitato, Han von Bulow, litigava per far eseguire i compositori suoi contemporanei Listz e Wagner, speriamo che anche Petrenko, con il tempo, possa proporre qualcosa di davvero nuovo non solo nell’intelligenza interpretativa ma anche nelle scelte programmatiche.

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Photo Cover: © Berliner Philharmoniker – Youtube Screenshot

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