La tragica storia di Giuseppe Savoca, il bambino italiano di sei anni vittima del Muro nel 1974

Il piccolo Giuseppe Savoca aveva solo sei anni quando perse la vita tra Berlino Ovest e Berlino Est  il 15 giugno del 1974

Giuseppe Savoca nacque a Kreuzberg, all’epoca Berlino Ovest, il 22 aprile del 1968. Nell’estate del 1974 il piccolo, insieme a un suo amico turco, si avvicinò alla Sprea, in un punto in cui il fiume segnava dal 1961 il confine tra le due metà della città. Era mattina, poco dopo le 10  Giuseppe, con un bastone in mano, cercò di “pescare” un giocattolo in acqua cadendoci a sua volta Non sapeva nuotare. Gridò disperatamente così come il suo amico attirando l’attenzione dei passanti. Il fiume però era completamente territorio dell’Est. Nessun cittadino si poteva tuffare senza rischiare di venire ucciso. Della scena si accorse anche una guardia del confine, lato est stazionata sul ponte Oberbaumbrücke che contattò immediatamente una motovedetta della marina che passava lì vicino. L’imbarcazione non raccolse l’invito a controllare così come pensò che quel gruppo di persone radunate sulla riva ovest vicino a dove stava annegando Giuseppe fosse una provocazione di Berlino Ovest. Purtroppo non era così. Soltanto alle 10:25 il capitano di quella stessa nave ricevette l’ordine dal suo superiore di ritornare sul luogo e operare il soccorso. Verso le 11:00 l’imbarcazione e un’altra motovedetta della RDT recuperarono il corpo senza vita del piccolo Giuseppe. In seguito il comandante della nave giustificò il suo mancato soccorso dicendo di non aver notato nessun bambino aggiungendo che, nonostante le acque fossero completamente sotto controllo della DDR non avrebbe potuto avvicinarsi così alla riva dell’ovest senza un ordine esplicito del suo superiore.

Giuseppe Savoca e il salvataggio mancato

La sera stessa del tragico evento i genitori del bambino entrarono a Berlino Est per poter identificare il corpo. Era il 19 giugno del 1974 la procura della DDR, non senza un lungo iter burocratico, rilasciò il corpo del bambino per la sua sepoltura. Poche ore dopo  la madre di Giuseppe dichiarò alla stampa di Berlino Ovest che una donna aveva visto un uomo pronto a tuffarsi per salvare il bambino, ma che fu bloccato, con tanto di minaccia di sparo, da una guardia di frontiera della RDT. La SED, il partito socialista a capo della DDR, cercò di giustificarsi dichiarando che aveva attuato tutte le misure possibili e necessarie per salvare il bambino.

© http://www.chronik-der-mauer.de/
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Un provvedimento importante

Purtroppo il piccolo Giuseppe Savoca non fu né la prima e neppure l’ultima delle vittime del Muro. E in seguito a questo tragico evento anche altri bambini morirono annegati nella Sprea. Così il 29 ottobre del 1973 i rappresentanti del Senato di Berlino Ovest e del governo della RDT, si riunirono per discutere e regolare le misure di sicurezza in caso di incidente nelle acque di confine di Berlino. In questo modo le persone che necessitavano aiuto potevano essere soccorse sia dalle truppe di Berlino Est che da quelle di Berlino Ovest. Tuttavia questo accordo sarà firmato soltanto due anni dopo, il 29 ottobre del 1975. E il piccolo Giuseppe Savoca rimarrà sempre una delle vittime più giovani del Muro.

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Immagine di copertina: Giuseppe Savoca

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