Secondo uno studio gli italiani sono gli europei che parlano peggio l’inglese

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Gli italiani non conoscono l’inglese: ultimo posto nella classifica UE

Secondo uno studio l’Italia sarebbe all’ultimo posto nella classifica europea per le competenze sulla lingua inglese. Il nostro paese si è aggiudicato il 36esimo posto su 100 paesi coinvolti. L’indagine, riproposta per la quarta volta da EF (Education First), che da dieci anni misura la competenza della lingua inglese degli adulti nel mondo, dimostra che gli italiani non conoscono la lingua straniera più studiata al mondo. Ci supera di un posto la Spagna e la Francia che, con sorpresa, si aggiudica il 31esimo posto.

L’Italia e l’inglese: una situazione (purtroppo) stabile nel tempo

Il nostro paese ha mantenuto dal 2011 (anno della prima indagine EF EPI) fino ad oggi, il suo standard di paese con competenze linguistiche “nella media” oscillando tra il 20esimo e 30esimo posto in classifica. Allora perché siamo ultimi in Europa? La risposta giunge direttamente dall’analisi delle cifre chiave dell’insegnamento delle lingue straniere a scuola in Europa. Nonostante si sia assistito a un aumento della durata dell’insegnamento obbligatorio delle lingue straniere (fin dalle scuole primarie), l’Italia continua a fare utilizzo di queste competenze solo in ambito turistico. La verità è che il sistema italiano allena le menti allo studio, ma non alla pratica: questa è la motivazione principale per cui siamo considerati i peggiori d’Europa. Fortunatamente ci rassicurano le previsioni secondo cui entro un decennio le classifiche verranno ribaltate dagli alti numeri di partecipanti a mobilità internazionali come il programma Erasmus (ed altri minori).

Seconda guerra mondiale e la “dittatura culturale”

Quali sono i motivi reali di questo “ritardo” italiano? Dobbiamo fare pochi passi indietro attraverso la storia del nostro paese per avere risposte concrete. Basta pensare alla dittatura di Mussolini che durante gli anni del secondo conflitto mondiale aveva messo in atto un sistema dittatoriale rigidissimo anche nell’ambito della cultura. Non era possibile usare nessuna parola o espressione straniera nel linguaggio parlato e scritto. Persino le insegne dei negozi non potevano contenere parole “contaminate” da altre culture. I nomi delle strade, la pubblicità e le etichette dovevano essere interamente scritte in italiano. Il regime fascista ha impedito anche l’uso dei dialetti, ha perseguitato le minoranze linguistiche. «Basta con gli usi e costumi dell’Italia umbertina, con le ridicole scimmiottature delle usanze straniere. Dobbiamo ritornare alla nostra tradizione, dobbiamo rinnegare, respingere le varie mode di Parigi, o di Londra, o d’America. Se mai, dovranno essere gli altri popoli a guardare a noi, come guardarono a Roma o all’Italia del Rinascimento… Basta con gli abiti da società, coi tubi di stufa, le code, i pantaloni cascanti, i colletti duri, le parole ostrogote.» (Il costume da Il Popolo d’Italia del 10 luglio 1938). Furono queste le parole riportate sul quotidiano politico italiano fondato da Hitler. Furono abrogate circa 500 parole e cambiata persino la pronuncia di alcune parole straniere di uso comune (bidè per bidet; blu per blue). I giornali aprirono rubriche come “Una parola al giorno” per la difesa della lingua italiana. Oltre questo processo di “italianizzazione” le motivazioni di questo risultato disastroso risalgono a un periodo più recente. Nel 2018, come se non bastasse, una sentenza ha vietato in Italia dei corsi di laurea tenuti interamente in lingua inglese, giustificando questa decisione con la necessità di preservare la lingua italiana. La dittatura culturale vedrà mai una fine?

Il resto d’Europa: Germania, Spagna e Francia

Nell’eurozona soltanto in Germania si parla bene l’inglese. Francia, Spagna e Italia hanno ottenuto i risultati peggiori, un dato coerente con le prime edizioni dell’EF EPI (indice di conoscenza dell’inglese). Fra le tre solo la Francia ha ottenuto modesti miglioramenti tanto da guadagnare 6 postazioni in 3 anni. Secondo un recente rapporto governativo, però, solo un quarto degli studenti francesi è in grado di formulare frasi in un inglese corretto. In Spagna livello di conoscenza dell’inglese è in calo dal 2014. Secondo gli ultimi sondaggi del CIS, un istituto di ricerca pubblico spagnolo, il 60% degli adulti afferma di non parlare affatto l’inglese. Un vasto progetto per convertire le scuole pubbliche primarie e secondarie in scuole bilingue, in cui fino al 30% del programma di apprendimento viene insegnato in inglese, finora non ha prodotto effetti misurabili sul livello di conoscenza dell’inglese degli adulti. Il divario nel livello di conoscenza dell’inglese è particolarmente preoccupante. Sia l’Italia sia la Spagna soffrono di elevati tassi di disoccupazione e avrebbero un disperato bisogno di nuove opportunità economiche che porterebbero a comunicazioni più veloci e più agevoli con il resto dell’Europa.

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Immagine di copertina: Do you speak english, ©  geralt, CC0 on Pixabay

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