«La differenza tra l’umorismo italiano e tedesco è la stessa che c’è tra ridere e non ridere

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«Quando sei un comico a Berlino, lo spettatore tedesco non ride mentre ti esibisci, ma a fine spettacolo viene da te e ti fa i complimenti. Alla domanda “allora perché non hai riso?” ti risponde “non volevo disturbarti”»

Ad affermarlo è Filippo Spreafico, comico italiano che si esibisce in lingua inglese con base a Berlino. Classe 1989, Filippo è nato a Lecco, sul lago di Como. «Quando Lucia disse “Addio monti” e se ne andò, lasciando il lago di Como, che andò poi a Monza. Io mi sono ispirato a questa cosa però sono andato proprio via, da ormai dodici anni, quindi la mia vita è una un po’ manzoniana. Sempre a proposito di Manzoni in un video fatto alle elementari, facevo Don Abbondio con il breviario dietro il braccio che borbottava fra sé e sé e tirava i calci ai sassi, in modo molto pavido, e poi appaiono i due bravi che mi minacciano. Questo è stato il mio secondo più grande lavoro artistico, il primo fu il ruolo del pastorello durante la recita natalizia. E mia mamma ancora oggi mi guarda e mi fa “la parte del pastorello, secondo me, è il tuo lavoro migliore, quello che hai fatto tu in confronto agli altri, eri il migliore, si vedeva che avevi la stoffa”. Io però ero sempre di schiena, andavo a portare i doni a Gesù Bambino. Al terzo posto c’è la mia prima collaborazione internazionale. Resort turistico a Rodi, Grecia, avrò avuto 11-12 anni, presi parte alla grande recita nell’anfiteatro greco. Mi esibii insieme ad altri due ragazzi. Mentre loro creavano un cerchio di fuoco, io ci entrai e feci: «Roar!». Lì era cabaret puro e sentii per la prima volta il contatto col pubblico. Quella sera mi offrirono il mio primo vino con acqua e zucchero che insegna al bambino a ubriacarsi prima con meno alcol. Mio nonno mi diceva sempre: “Impara a bere da giovane perché guiderai meglio più avanti”».

«Andai a Londra perché volevo diventare inglese»

«Dopo aver conseguito la maturità scientifica al liceo G.B. Grassi, mi venne l’idea di andare a Londra grazie alla conoscenza di due persone straniere e fuori dal mio giro. In Italia mi sentivo un po’ un pesce fuor d’acqua. Arrivai nella City a 18 anni. Per mantenermi, lavorai in diversi locali e bar. Nel frattempo conseguii una laurea in antropologia alla University College London, sono uscito con un “First-Class Honours” e con il premio “Dean’s list one of the best thesis”. Feci una tesi sulle battute di Berlusconi per creare consenso politico. Viste le mie competenze, mi proposero anche di fare un dottorato ma mi sentivo annoiato da questa vita, così dopo 5 anni lasciai Londra».

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©Filippo Spreafico

«Scelsi Berlino per il suo mondo dell’arte e del cinema e qui scoprii la Stand-up comedy»

«Dal 2012 sono di base a Berlino, ma sono sempre in giro. Fu proprio qui che ebbi il mio primo contatto con la Stand-up comedy. La mia prima fidanzata mi fece vedere un pezzo di Bill Hicks, un comico statunitense. All’inizio l’ho odiato, ma in realtà con il tempo mi resi conto che lo adoravo. A quell’epoca mi sentivo un po’ allo sbando, ma riuscii comunque a trovare un impiego come assistente di un artista-regista. Una volta stavo guardando da solo un filmato di Bill Hicks e piansi perché vidi in lui qualcosa che mi aveva abbandonato. Prima che mi buttassi in quel mondo passarono uno o due anni».

«Mi formo tra Stati Uniti, Germania, Inghilterra e Francia»

«La prima volta che ho calcato un palco è stata a Chicago. Ero lì per lavoro ma il mio capo mi disse “Vai a fare il simpatico da un’altra parte”. Mi consigliò di andare alla Second City, una scuola di improvvisazione teatrale. Riuscii a frequentarla tramite sponsor. Passai così tre settimane a fare improvvisazione e la quarta settimana decisi di fare Stand-up, tra i miei insegnanti c’era anche Ever Mainard. Fu lei a suggerirmi di fare i miei pezzi suonando il pianoforte. Così feci la prima esibizione seduto al pianoforte: facevo le battute e nessuno rideva, poi suonavo il pianoforte e la gente rideva perché avevo fallito la battuta ma mi stavo salvando in quel modo. Durante le mie prime esibizioni avrò avuto un pubblico di circa 20 persone, si trattavano per lo più di studenti della Second City e di gente che lavorava nel locale. Dopo questa prima esperienza negli Stati Uniti ritorno in Germania. A Berlino prendo parte alla Stand-up comedy in inglese e comincio a fare pezzi. All’epoca c’erano 30-40 comici e in media facevano cinque spettacoli a settimana ma faccio fatica a integrarmi perché non capivo cosa stavo facendo, mi sentivo insicuro e avevo ancora il lavoro come assistente. Ritorno negli Stati Uniti per tre mesi perché avevo trovato un volo economico: per me i risparmi sono più importanti dei successi personali. Prima vado in Texas a Houston e poi Austin. Dopo mi trasferisco in California, all’inizio San Francisco e in seguito Los Angeles, cerco di fare almeno due open-mic al giorno. Ritorno poi a Berlino, decido di restare in Europa e faccio dei giri a Londra, dove conosco Luca Cupani, un stand up comedian italiano che vive lì. Nel 2016 ritorno brevemente negli Stati Uniti. L’anno dopo lascio definitivamente il lavoro di assistente e comincio a esibirmi in italiano. Preferisco la Stand-up al cabaret, la trovo più biografica, in quel momento siete solo te e il microfono, è un po’ come una terapia. Tra il 2017 e 2018 mi trasferisco per nove mesi in Francia a Étampes, non lontano da Parigi, per frequentare la scuola di clown alla scuola internazionale di teatro “Philippe Gaulier“.

 

Esibizioni passate e future

«Ad agosto 2019 riparteciperò coi pezzi “Sentimental value” e “The vagabonds of comedy” all’ “Edinburgh Festival Fringe” a Edimburgo, la prima volta è stata l’anno scorso. Quest’inverno mi sono esibito all'”Adelaide Festival” in Australia, anche se in questo festival si dà più risalto alle arti performative e meno alla comicità. Ho deciso di mantenere la base a Berlino perché è la capitale della comicità alternativa dopo l’Inghilterra, qui si possono trovare personalità molto variegate fra loro. Adesso faccio parte anche del gruppo BeComedy: un collettivo di comici italiani che si esibiscono in italiano e che vivono all’estero, principalmente a Londra. Abbiamo anche fatto uno spettacolo a Zelig a Milano in lingua inglese, tra il pubblico c’erano pochi italiani. Per Luca Cupani “Sul palco Filippo suona, canta, fa monologhi, improvvisa col pubblico, si esibisce, è uno showman a 360°”».

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Immagine di copertina: ©Filippo Spreafico

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