A Berlino apre la prima moschea liberale in cui è vietato entrare con il velo integrale

Né burqa né niqab. Sono queste le parole d’ordine per poter varcare la soglia della prima moschea liberale e progressista della Germania, inaugurata venerdì 16 giugno a Berlino.

La moschea Ibn-Rushd-Goethe, che trae il suo nome dal filosofo medievale andaluso Ibn-Rushd (Averroè) e dallo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe, è il frutto di un progetto lungo otto anni a cui la scrittrice e attivista di origine turca Seyran Ates ha creduto strenuamente. Sciiti e sunniti, uomini e donne, omosessuali ed eterosessuali potranno finalmente pregare fianco a fianco, rigorosamente in tedesco. «Le porte della moschea saranno aperte a tutti, ma non a chi vorrà entrare con indosso un burqa o un niqab. Questo divieto nasce da ragioni di sicurezza, ma anche dalla convinzione che il velo integrale non ha nulla a che fare con la religione, bensì con uno statement politico» ha dichiarato Seyran Ates in un’intervista rilasciata a Spiegel Online.

La nuova moschea liberale di Berlino

La moschea in questione è ubicata a Moabit (Alt-Moabit 24), un quartiere di Berlino che pullula di ristoranti indiani e vietnamiti e di caffetterie dal sapore mediorientale, ed è ospitata all’interno di una sala al terzo piano della chiesa evangelica St. Johannis. Gli archi a tutto sesto che cingono tutt’intorno la chiesa rappresentano uno spartiacque tra il fragore della trafficata Alt-Moabit e l’oasi di pace che, in un’esplosione di colori e profumi, accoglie il visitatore. Percorso lo stretto vialetto, il portone d’ingresso alla moschea è contrassegnato con una targa bianca. Al citofono risponde una voce cordiale. Salite le rampe buie e strette, una sala luminosa e dalle tinte chiare si offre alla vista. Al suo interno Seyran Ates, avvocato, scrittrice e nota attivista per i diritti delle donne, attorniata da alcuni visitatori, risponde alle domande con fare affabile e cordiale. E spiega: «Attualmente siamo ancora in fase organizzativa e non osserviamo orari di apertura prestabiliti, tuttavia intendiamo presto garantirne l’apertura per le cinque preghiere giornaliere. Questa moschea è un sogno diventato realtà». Giunta in Germania dalla Turchia all’età di sei anni, in passato Seyran Ates è stata bersaglio di forti critiche in seguito alla pubblicazione del libro Der Islam braucht eine sexuelle Revolution (L’Islam ha bisogno di una rivoluzione sessuale) dato alle stampe nel 2009. È stata lei a recitare il sermone inaugurale nella nuova moschea liberale di Berlino.

Un modello di Islam moderato

Sono più di 4 milioni i musulmani che vivono in Germania, la maggior parte dei quali provenienti dalla Turchia, e quindi dai Balcani, dal Medio Oriente e dal Nord Africa. Dal 2015 la Germania offre ospitalità a oltre 1 milione di rifugiati provenienti dai Paesi lacerati dalle guerre quali Siria, Iraq e Afghanistan. All’indomani degli attacchi terroristici sferrati nel nome dell’Isis, i rapporti fra la comunità cristiana e la minoranza musulmana si sono inaspriti. Alla cieca devozione e ai sermoni infarciti di odio contro la democrazia Ates desidera contrapporre un modello di Islam moderato e progressista, facendo della moschea il palcoscenico ideale per discutere con equilibrio e moderazione dei dubbi di carattere religioso che attanagliano i credenti. E tutti sono invitati a salirvi.

moschea liberale
Seyran Ates e Christian Jolibois © Grazia Ventrelli
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Foto di copertina: Women in Adana (Turkey) wearing the niqab © Marcello Casal Jr/ABr. CC BY 3.0 BR

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Grazia Ventrelli

Traduttrice di professione, camminatrice per passione. Da gennaio 2016 Berlino è la mia nuova città di adozione che, penna e fotocamera alla mano, ho deciso di scoprire palmo a palmo. Rigorosamente a piedi.

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