A Berlino c’è una mostra sugli spacciatori africani di Görlitzer Park

Berlino si prepara a ospitare una mostra dell’artista Scott Holmquist dedicata agli spacciatori della capitale. Ma non tutti i politici ne sono entusiasti.

La mostra Andere Heimaten (tradotto “Altre patrie”) verrà inaugurata a Berlino il 21 novembre 2017: progettata dall’artista Scott Holmquist e destinata al museo del distretto berlinese di Friedrichshain-Kreuzberg, l’esposizione punta a indagare la provenienza degli spacciatori di Berlino e a raccontarne le storie personali al di là degli stereotipi. Oltre al museo in questione, a sostenere l’iniziativa sono la fondazione Rosa-Luxemburg, notoriamente vicina al partito Die Linke, la società sportiva THC Franziskaner FC e il museo Hanf. Come riporta Tagesspiegel, la CDU, Unione cristiano-democratica, si è detta indignata per il concept della mostra che secondo Burkard Dregger, deputato della CDU a Berlino, minimizza la drammatica portata del problema dello spaccio nella capitale tedesca.

La mostra

Basata su interviste condotte dall’artista nei parchi berlinesi di Görlitzer Park e Hasenheide nell’estate 2017, l’esposizione si comporrà di 13 silhouette cartonate che simboleggeranno altrettanti spacciatori di origine africana che esercitano la propria attività di pusher nella capitale tedesca. Ogni sagoma verrà ricondotta al Paese di provenienza dello spacciatore in questione e alla storia del suo arrivo a Berlino, al fine di tracciarne un profilo oltre i cliché. L’esposizione verrà accompagnata da un fitto programma di dibattiti con esperti, studiosi e custodi dei parchi cittadini. Come dichiarato dallo stesso Holmquist, lo scopo della mostra è contrastare quel sentimento di odio con cui vengono generalmente visti gli spacciatori, un sentimento frutto di un approccio di derivazione postcoloniale, ma anche della contraddittorietà con cui viene affrontato il fenomeno dello spaccio a Berlino e in molte altri centri internazionali. Se da un lato la società tollera il consumo di droghe leggere, dall’altro ne condanna infatti fermamente il commercio. In un momento storico che vede rifiorire sentimenti razzisti, xenofobi e nazionalisti in tutta Europa, il progetto di Holmquist mira dunque a combatterli proponendo un punto di vista provocatorio su un tema assai controverso.

Le reazioni della politica

«Preferirei che la mostra venisse dedicata alle vittime degli spacciatori. Soltanto così la finiremmo di minimizzare questo tipo di criminalità e inizieremmo a rimandare tutti alla propria responsabilità sociale» queste le parole di Dregger (CDU), che ritiene che il posto giusto per i pusher sia la galera, non un museo. Diversa la posizione di Christine Köhler-Azara, commissario competente in materia di droghe al Senato, che suppone che la mostra, nel presentare le storie di vita dei pusher di Berlino, operi la distinzione tra azione e persona. Anche il sindaco di quartiere Monika Herrmann (Bündnis 90/Die Grünen) non riscontra nella mostra l’intento di glorificare le droghe e lo spaccio, ma piuttosto il tentativo di tematizzare un problema che normalmente viene taciuto.

La risposta degli organizzatori

Iah Schramme, portavoce dell’artista Scott Holmquist, ha risposto alle critiche sottolineando che la mostra non intende avanzare istanze politiche, bensì proporsi come progetto artistico. Schramme sostiene di comprendere lo scetticismo mostrato da molti berlinesi nei confronti dell’esposizione: «Dobbiamo gestire queste paure in maniera empatica. La mostra non intende esaltare lo spaccio, bensì essere una piattaforma di discussione sul tema. Nell’arte non devono esserci limiti al pensiero e alla riflessione».

Il contesto: la fine della tolleranza zero a Görli

L’accoglienza riservata alla mostra in questione si inserisce nell’ambito del dibattito sulla fine della strategia della tolleranza zero (ne abbiamo scritto qui), adottata fino a ottobre 2017 all’interno di Görlitzer Park, uno dei parchi di Berlino in cui il fenomeno dello spaccio è più radicato. La tolleranza zero ha infatti ampiamente fallito: gli spacciatori del parco si spostavano semplicemente nelle strade limitrofe per continuare a svolgere le proprie attività e i frequenti arresti da parte delle forze dell’ordine non sono riusciti a sradicare il fenomeno. Pertanto la coalizione che amministra la capitale tedesca, formata da SPD, Die Linke e Verdi, ha deciso di optare per l’abrogazione del decreto che sanzionava il consumo e il possesso di cannabis, anche in piccole dosi.

Andere Heimaten

21 novembre 2017 – 14 gennaio 2018

Vernissage: 21 novembre 2017, ore 19 (evento Facebook)

FHXB Friedrichshain-Kreuzberg Museum, Adalbertstr. 95A, 10999 Berlino

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Foto di copertina: © Andere Heimaten – Other Homelands-Facebook

Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Oggi lavoro come giornalista.

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