Al via le estrazioni della startup di Berlino che ti regala 1000 € al mese per un anno per non fare nulla

Si chiama Mein Grundeinkommen (letteralmente “Il mio reddito di base”) ed è il progetto di uno startupper berlinese volto a garantire a qualche fortunato estratto a sorte un anno di tranquillità economica.

Dall’età di 16 anni il berlinese Michael Bohmeyer ha fondato diverse startup, ma a partire dal 2014 ha deciso di dedicarsi unicamente al progetto Mein Grundeinkommen. L’intento è quello di garantire al maggior numero di persone possibile un reddito di base nella convinzione che fornire un introito mensile incondizionato (nello specifico 1000 euro al mese per un anno) non favorisce indolenza e pigrizia, ma al contrario permette alle persone di investire in studio, formazione professionale, progetti e assistenza, con un netto miglioramento della qualità della vita. La startup punta ad espandersi il più possibile e a coinvolgere il maggior numero di persone: il fondatore ha infatti dichiarato che «reddito di base significa libertà e umanità, i due ingredienti necessari a costruire una società migliore.»

Il progetto Mein Grundeinkommen

Dal 2014 85 persone sono state selezionate e hanno ricevuto il reddito di base per un anno. Tra questi anche dieci bambini (la partecipazione è ammessa dai 14 anni in su; in caso di ragazzi più giovani, sono i rispettivi genitori a dover fare domanda). In effetti ben 55mila persone condividono l’idea del fondatore e negli anni hanno effettuato una donazione: Mein Grundeinkommen si sostiene soprattutto grazie a donazioni private raccolte attraverso il sito www.mein-grundeinkommen.de. Periodicamente un’estrazione elegge i fortunati, che non devono per forza avere la cittadinanza tedesca: l’assoluta libertà di partecipazione è una delle caratteristiche del progetto. E una volta ricevuto il denaro direttamente sul proprio conto? Bohmeyer ha sottolineato in più di un’intervista che i beneficiari non sono rimasti con le mani in mano: c’è chi ha deciso di provvedere all’istruzione dei propri figli, chi all’assistenza dei propri cari, chi ha investito nell’acquisizione di competenze e di certificazioni professionali, sembra dunque che le storie confermino le sue migliori speranze.

Reazioni, critiche e controversie

Il dibattito sul reddito di cittadinanza è al centro delle proposte di più di un gruppo politico anche in Italia, dove il tema è stato di recente riproposto all’attenzione nazionale con il decreto unico attuativo promosso dal ministro del lavoro Poletti e come punto del programma del Movimento 5 Stelle. In Germania una petizione di 50.000 firme per l’introduzione di un reddito minimo garantito è stata rigettata dal Parlamento nel 2009. Il progetto di Bohmeyer si differenzia dalla natura del reddito di cittadinanza vero e proprio per il fatto che non c’è necessità di dimostrare di aver economicamente bisogno dei soldi offerti, ma solo di fare domanda per partecipare all’estrazione, aspetto che ha sollevato più di una critica. Un progetto come Mein Grundeinkommen è comunque di estrema attualità e fa pensare all’impoverimento delle fasce deboli e all’allargamento della forbice della disuguaglianza in Europa nel periodo successivo alle grandi crisi economiche degli anni Zero. In effetti secondo un sondaggio condotto a giugno 2016 dalla tedesca Emnid, più del 40% dell’opinione pubblica ritiene che il reddito di base sia una buona idea, ma non mancano le critiche. Una delle perplessità maggiori circa il progetto di Bohmeyer, che propone l’applicazione diretta su un campione ridotto, riguarda la sua sostenibilità. Per ammissione dello stesso fondatore, il 60% degli introiti va a coprire i costi della startup che impiega circa venti persone. E se l’iniziativa ha raccolto consensi da diverse parti sociali fino alla costituzione del Bündnis Grundeinkommen, gruppo che si propone di portare il tema al centro delle elezioni politiche tedesche di settembre, le critiche si concentrano soprattutto sulla scarsa responsabilizzazione data dall’assenza del lavoro. C’è chi parla di “ricompensa per la pigrizia”, di impossibilità di trarre delle conclusioni sulla natura umana sulla base di un solo anno di retribuzione garantita e chi contesta che una misura del genere potrebbe favorire la sensazione di inutilità di alcuni e così posticipare la ricerca di un lavoro. Inoltre, secondo Alex Spermann, economista dell’Università di Friburgo, la startup è una risposta troppo semplicistica a problemi economico-sociali molto complessi, che necessiterebbero di un approccio politico più che individuale. Il progetto è comunque in grado di focalizzare l’attenzione su un tema di forte attualità in Germania.

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 Foto di copertina: Geld im Portemonnaie © Bankenverband – Bundesverband deutscher Banken CC BY-ND 2.0

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