AleSenso, la street artist italo-berlinese appassionata di luoghi abbandonati

“Tag, graffiti, posters, stickers, poesie, sculture, installazioni una sopra l’altra. Io ci sono ‘adesso’, domani vediamo.”

La storia, le immagini e le dichiarazioni di AleSenso, street artist italiana a Berlino dal 2011, portano ad una profonda riflessione circa il senso della collettività e dei suoi spazi. L’artista bergamasca, writer e street artist, si occupa anche di sottrarre luoghi dismessi alla gentrificazione, rendendoli teatro di iniziative culturali e artistiche (qui abbiamo scritto di una delle tante iniziative accolte nell’ambito del suo progetto berlinese Apartment A).

Alessandra Odoni, in arte AleSenso

AleSenso nasce a Bergamo nel 1977. Durante la seconda parte degli anni ’90 si appassiona di graffiti writing, incontrando nella sua città un ambiente fecondo. Ancora studentessa del liceo artistico, promuove una partnership tra il comune e il suo gruppo di lavoro, dando vita al progetto giovanile Tracce Urbane, attraverso il quale incomincia a graffitare i primi muri messi a disposizione da vari enti pubblici e privati per la rivalutazione di aree degradate. L’artista utilizza nei suoi primi lavori le bombolette da carrozziere: «Una volta che spruzzi non puoi più tornare indietro o tentare di coprire il colore» commenta ironica. Dopo il liceo AleSenso prosegue i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Bergamo e poi all’Accademia di Brera di Milano dove sviluppa un interesse per la body art e per il video editing. Lavorando come video editor, vive nella sua “Milano Tatuata”, dove il sovrapporsi delle tag, le firme dei writers, dona una nuova pelle alla città. Qui nel 2007 partecipa ai primi rave artistici, eventi organizzati in luoghi dismessi dove si riuniscono artisti e creativi provenienti da diversi paesi ed estrazioni sociali.

Street Art
© AleSenso

AleSenso e i luoghi abbandonati

Ben presto l’artista sviluppa un legame molto profondo con i luoghi dismessi che visita, motivo per cui inizia lentamente ad allontanarsi dal mondo dei graffiti per avvicinarsi all’arte urbana. Degli spazi abbandonati AleSenso apprezza la sensazione di tempo sospeso che trasmettono e li definisce luoghi «dove nessuno mi può dire niente». Inoltre racconta: «Quello che m’interessa del lavoro è che ci sia la presenza forte dello spazio e del soggetto, che si crei quindi una messa in scena, perché alla fine quello che riporto fuori sono delle fotografie». L’atto fotografico infatti, da un certo momento in poi, completerà le sue opere. Opere accompagnate anche da video che raccontano attraverso il suono e le immagini il loro processo di realizzazione. «Dopo la nascita di Internet, lo schermo diventa la nuova cornice. Tuttavia, questi mezzi non sono in grado di trasmettere la forza o fornire la stessa esperienza reale, poetica e vissuta, della percezione che l’artista di strada ha dello spazio e del tempo mentre realizza l’opera».

Street Art
© AleSenso

I Wolpentiger e gli adolescenti: due tra i temi più cari all’artista

«L’uomo contemporaneo è un uomo solo e se ci si sente soli si perde se stessi». Amante delle metamorfosi e dei futuri distopici, AleSenso crea una serie di disegni prendendo spunto dai Wolpertinger, animali dispettosi che secondo la leggenda popolano le Alpi bavaresi e il cui corpo è composto da parti di animali diversi. L’adolescente, altro tema caro all’artista e spesso presente nei suoi lavori, viene utilizzato come metafora della dinamicità: questa figura serve all’artista per far riflettere sulla situazione di instabilità e di isolamento che l’essere umano sta attraversando. «Non esiste l’arte senza la volontà dell’azione, di fare qualcosa che esca dalla norma solo perché fortemente liberatorio, senza badare a cos’è l’arte. Per me l’arte è questo processo, è questo impulso e per tutta la durata di questo momento non ha una forma. Per me l’arte è metamorfosi».

Street Art
© AleSenso
© AleSenso
© AleSenso
© AleSenso
© AleSenso
© AleSenso

 

 

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Foto cover: © AleSenso

 

Una versione ridotta di questo articolo è precedentemente apparsa su Eatart, progetto ideato da ragazzi provenienti da formazioni universitarie e luoghi differenti che nasce dall’idea di unire cibo, musica e arte in uno stesso luogo.

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