Alla Malinconia, la poesia più struggente di Hermann Hesse

© Photo by Annie Spratt on Unsplash

Un sentimento decantato da poeti, scrittori e artisti: la malinconia.

Il termine “malinconia” deriva dal greco “μελαγχολία ” e vuol dire “bile nera” (μέλας = nero e χολή = bile). Tale termine nacque in campo medico nell’antica Grecia. La medicina ellenica si basava sulla teoria di Ippocrate dei “quattro umori”: sangue, bile gialla, bile nera, flegma il cui eccesso di uno di questi “umori” si ipotizzava potesse causare malattie di vario genere. Nel caso della malinconia vi era, per l’appunto, un eccesso di “bile nera”. Questa, prodotta dalla milza, se in sovrabbondanza determinava nel paziente malattie di tipo depressivo. Hermann Hesse, il celeberrimo scrittore e poeta tedesco, dedicò a questo stato d’animo addirittura una poesia titolata: “An die Melancholie” (in italiano “Alla Malinconia”). Hesse ritiene che ogni sforzo umano per respingere la malinconia è inutile perché questa è insita dentro ciascuno di noi. Gli amici, il vino e le notti d’amore non sono altro che espedienti per fuggire, distraendosi, da qualcosa da cui in realtà non si può scappare perché nulla di tutto ciò sarà mai capace di distrarci dalla solitudine.

Alla malinconia

Fuggendo da te mi sono dato ad amici e vino,
perché dei tuoi occhi oscuri avevo paura,
e nelle braccia dell’amore ed ascoltando il liuto
ti dimenticai, io tuo figlio infedele.

Tu però in silenzio mi seguivi,
ed eri nel vino che disperato bevevo,
ed eri nel calore delle mie notti d’amore,
ed eri anche nello scherno, che t’esprimevo.

Ora mi rinfreschi le mie membra sfinite
ed accolto hai nel tuo grembo il mio capo,
ora che dai miei viaggi son tornato:
tutto il mio vagare dunque
era un cammino verso di te.

(traduzione di Mario Specchio)

 

An die Melancholie

zum Wein, zu Freunden bin ich dir entflohn,
da mir vor deinem dunklen Auge graute,
In Liebesarmen und beim Klang der Laute
Vergaß ich dich, dein ungetreuer Sohn.

du aber gingst mir verschwiegen nach
Und warst im Wein, den ich verzweifelt zechte,
Warst in der Schwüle meiner Liebesnächte
Und warest noch im Hohn, den ich dir sprach.

Nun kühlst du die erschöpften Glieder mir
Und hast mein Haupt in deinen Schoß genommen,
Da ich von meinen Fahrten heimgekommen:
denn all mein Irren war ein Weg zu dir. 

 

Berlino Schule tedesco a Berlino
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Foto di copertina: © Annie Spratt, Roses, BY-SA CC 0.0

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