«Aussteigen bitte! Io che imparo il tedesco sulla metro di Berlino»

Le lingue, si sa, vanno praticate ed ogni occasione è buona per farlo: anche i mezzi pubblici, soprattutto la metro. Per la ricchezza del vocabolario, la varietà più o meno infinita delle tematiche trattate, la struttura della lingua parlata, i dialetti, insomma per molti motivi, il viaggio quotidiano può trasformarsi in una lezione di lingua.

Con questo spirito, ho affrontato, qualche mese fa, i miei primi spostamenti con i mezzi pubblici berlinesi.

Non avevo idea che avrei conosciuto un aspetto della vita quotidiana e lavorativa berlinese che, forse, sfugge ai più: gli Speakers che invitano i passeggeri a salire o ad arretrare durante la sosta dei convogli nelle stazioni. Devo il tutto al primo test di lingua: un esercizio di pronuncia (uno degli aspetti dell’apprendimento tanto negletto quanto fondamentale soprattutto all’inizio) dal risultato scarso. Il mio orecchio coglie nel verbo “einsteigen” (salire) una differenza nel pronunciare lo stesso dittongo “ei” fatale per la mia comprensione: cosa mi, anzi ci, starà dicendo mai la voce registrata?

Di qui una simpatica ricerca di verbi variamente costruiti e ricostruiti con prefissi, separabili e non, fino alla certezza che il verbo ascoltato era proprio quello che pensavo (non fosse altro che per il significato!): “einsteigen”, anche se pronunciato in modo un po’ differente. Poiché la curiosità, si dice, è donna, ho iniziato a fare attenzione agli annunci che via via ascoltavo e che, con grande sorpresa, ho scoperto non provenire solo da voci preregistrate ma anche dai macchinisti oppure dai dipendenti delle società di trasporto.

Ed è proprio questa scoperta che mi ha aperto uno scorcio sulla vita quotidiana lavorativa di molti. Mentre le voci registrate non tradiscono alcuna partecipazione, quelle dei macchinisti e dei dipendenti si rivolgono proprio ai passeggeri che in quel preciso momento si attardano a salire, sono impegnati in telefonate, giocano con i bambini, osservano incuriositi il mondo intorno a loro o sono semplicemente distratti. Sembra che l’occhio vigile di chi è preposto a far ripartire il convoglio in sicurezza scruti con attenzione e molto spesso con indulgenza le intenzioni dei presenti e che la sua voce dia poi corpo ai suoi pensieri.

 

Così anche la pronuncia e – forse ancor di più – l’intonazione di quei particolari annunci, in realtà sempre uguali a se stessi, cambiano e le parole acquistano un vissuto diverso. Tante volte strappano anche un sorriso, come quando ci si accorge che sotto sotto lo speaker sembra voler riprendere qualcuno…magari proprio la sottoscritta che, per fare gli esercizi, sbaglia convoglio!

In questa inaspettata, ma graditissima partecipazione rivedo la simpatia e il sarcasmo dei corrispettivi romani che da anni mi accompagnano nei quotidiani viaggi verso l’Università o il Tribunale.

Foto di copertina @ Georgie Pauwels Waiting for Line U2 – CC BY SA 2.0

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Emma Cascella

Emma Cascella, romana, avvocato, è temporaneamente a Berlino per preparare la sua tesi di dottorato. Amante delle lingue e delle culture straniere, s’interessa principalmente di diritto privato europeo e si occupa di problematiche giuridiche transfrontaliere.

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