Babylon Berlin, la Berliner Zeitung ci racconta se davvero la città era come è descritta nella serie

Anche Berlino ha avuto i suoi Roaring Twenties, i cosiddetti Goldene Zwanziger, gli anni d’oro tra la fine della Prima guerra mondiale e la crisi economica del 1929.

Negli anni della Repubblica di Weimar tutto sembrava positivo: l’industria stava crescendo, le persone vivevano come in un sogno, tra divertimento, trasgressioni e sfarzo, e Berlino stava diventando la capitale dell’arte e della cultura. Questa era solo una facciata, però, che nascondeva – ma non era poi così nascosto, in realtà – un mondo di povertà, crimine, caos e contraddizioni. Questo è ciò che ci racconta il telefilm Babylon Berlin.

«Benvenuti nella città del peccato»

Così la voce narrante del trailer ci introduce nella Berlino degli anni Venti, più precisamente nel 1929, quando l’ispettore di polizia Gereon Rath (Volker Bruch), insieme alla stenografa Charlotte (LIv Lisa Fries), si ritrova a risolvere un caso piuttosto complicato. A completare il quadro non possono mancare pornografia, mafia, droga e corruzione. Babylon Berlin è ispirato al romanzo di Volker Kutscher Der nasse Fisch (tradotto in italiano Il pesce bagnato) e le due stagioni da 8 episodi ciascuna sono state trasmesse sia in Italia che in Germania su Sky. Con un budget di 40 milioni di euro, Babylon Berlin si guadagna così il titolo di produzione televisiva tedesca più costosa mai realizzata prima. Nella serie, l’atmosfera dei ruggenti anni Venti viene resa perfettamente. Le strade di Berlino sono state ricostruite negli studi di Babelsberg così com’erano; ogni cosa che vediamo esisteva realmente in quegli anni, anche le contraddizioni rappresentate nella serie: la povertà estrema, le rivolte e la disoccupazione si contrapponevano al lusso e agli eccessi della vita notturna.

Gli anni ruggenti di Berlino

Un articolo di Berliner Zeitung ci racconta com’era Berlino in quegli anni e ci fa capire che la serie Babylon Berlin è riuscita a rappresentarla alla perfezione. Alla fine del Primo conflitto bellico i berlinesi tentavano di sfuggire alla monotonia della vita di tutti i giorni dando sfogo ai propri vizi. La grande metropoli offriva mille opportunità, come teatri di varietà, cabaret, opera, cinema, ma anche balli in maschera e burlesque. In particolar modo, a Berlino era molto amato il genere chiamato Revue, che univa prosa, musica, danza e altre scene recitate solitamente umoristiche. Gli spettacoli più importanti di questo tipo andavano in scena al famoso Admiralpalast, alla Großes Schauspielhaus nell’attuale Reinhardtstraße e alla Komische Oper (che ai tempi si trovava su Friedrichstraße). Nel 1926 venne introdotto per la prima volta in Germania il charleston, grazie allo spettacolo di Josephine Baker, ballerina e cantante statunitense e soprattutto prima star di colore. Gli anni Venti sono noti anche per l’amore per il proibito e la voglia di trasgredire. Per la prima volta nel 1921, si esibisce al Nelson-Theater sul Ku’Damm il Celly-de-Rheidt-Ballett, un gruppo di ballerine che a causa della censura non avevano il permesso di ballare completamente nude (com’era invece previsto).

La personificazione della Berlino anni Venti

Il personaggio che più rappresenta l’eccesso della Berlino degli anni Venti è Anita Berber, ballerina e poi modella di Lipsia che comparve anche nei film dell’epoca e in riviste del calibro di Vanity Fair. Raggiunse l’apice della sua carriera quando venne ingaggiata nel Celly-de-Rheidt-Ballett, diventando la prima ballerina a danzare completamente nuda nella Germania di Weimar. Anita Berber era conosciuta però anche per la sua stravaganza, la bisessualità e la sua vita piena di scandali. Era diventata una prostituta, dipendente da cocaina e morfina (che portava in una spilla), di giorno andava spesso in giro nuda con addosso solo una pelliccia di zibellino e di sera la si poteva incontrare in nightclub, casinò e alberghi, spesso con smoking e monocolo. Fu, infatti, la prima donna a portare un completo elegante da uomo, dando il via alla moda chiamata “à la Berber”. Anita Berber muore nel 1928, a 29 anni di tubercolosi.

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Immagine di copertina: Screenshot Youtube

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