Berlino, nuovo progetto. A Schöneberg la via è unica per auto, pedoni e ciclisti

Una strada utilizzabile contemporaneamente da automobilisti, pedoni o amanti delle due ruote. Sulla  Maaßenstraße, quartiere Schöneberg di Berlino, da alcune settimane è partito il primo progetto cittadino dedicato alle “zone d’incontro”. Per attivarlo l’amministrazione municipale ha discusso più di un anno. Il progetto è pilota. Se funzionasse (non è sicuro) ai allargherà fino alle confinanti Nollendorfstrasse e Winterfeldtplatz, mentre nuove “zone” sono previste a Kreuzberg (Bergmannstrasse e al Check-Point Charlie). Parallelamente si provvederà a costruire aree di parcheggio limitrofe e limitare le soste solo a chi debba fare consegne. Insomma, se in Italia si lotta – giustamente – per la creazione di piste ciclabili e zone pedonali, in Germania (ma non solo lì) ci si sta già attivando per andare incontro agli automobilisti, troppo spesso svantaggiati quando si muovono in città.

Cosa sono le zone d’incontro. Aree normalmente poste in zone residenziali con un limite di 20 km orari. I pedoni hanno sempre la precedenza, ma non hanno l’uso esclusivo dell’area. Devono muoversi cercando di non ostacolare la percorrenza di ciclisti e autoveicoli. La segnaletica è minima, giusto all’entrata e all’uscita della strada. Nessuna pista ciclabile. “Che gli automobolisti si confondano tra la gente” è lo slogan. I marciapiedi hanno un cordolo molto basso, pochissimi centesimi di dislivello rispetto alla parte dedicata alle auto e ai ciclisti (che devono correre assieme alle auto). Con una gestione comune dello spazio a disposizione si limita di fatto anche l’abuso di terrazze esterne per chi ha locali (ristoranti e café) sulla strada.

Storia delle zone d’incontro. La prima zona d’incontro è nata nell’agosto del 2000 a Berna, in Svizzera. Si cercava una soluzione… Continua su Wired


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Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Cacio e Pepe prima il blog, dopo il magazine. Collabora anche con Wired, Il Fatto Quotidiano, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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