“Berlino? Dopo 7 anni è ancora luna di miele. E con il mio terzo disco ve lo dimostro”

“Fare musica in Germania? Affermarsi è difficile, così come lo è ormai dovunque. Qui però senti di meno il peso del rischio e così ti butti”. Sette anni e tre dischi fa (dell’ultimo, Wirewalker, parleremo fra poco) Missincat, nome d’arte di Caterina Barbieri, si trasferì dalla sua natia Milano a Berlino, In Italia era già stata la bassista della band di Le vertigini, nella capitale tedesca però il suo nome era completamente inedito. Si mise a suonare e cantare da indipendente (rigorosamente in inglese) in vari locali riuscendo a crearsi un piccolo, ma sempre determinante pubblico di suoi appassionati. A casa, nel frattempo, curava la sua pagina su myspace, un impegno quotidiano che permise l’etichetta Revolver di ascoltarla e metterla sotto contratto. La “svolta” però non arrivò da sola. “Nello stesso periodo infatti, credendoci poco e soprattutto solo perché spinta dall’insistenza di un amico, inviai le mie canzoni ad un concorso organizzato per suonare all’Heineken Jammin’ Festival. Lo vinsi, ma casualità vuole che quel Festival fu proprio quello di Mestre in cui un uragano distrusse il palco. Morale della favola? Non potei suonare, ma come compensazione mi furono offerti 30 giorni per registrare il mio primo album con l’aiuto di un fonico.”.

Da allora Missincat ne ha fatta di strada. Con il primo album, Back on my feet, nel 2009, fu inserita dalla celebre rivista Zitty tra le giovani promesse della musica berlinese, tanto da dedicarle addirittura la copertina di uno dei loro numeri (eccola). Ma non finì lì. Fu invitata dall’americano South by Southwest Festival, ebbe una delle sue canzoni utilizzata per la pubblicità della Nintendo Ds e fu contattata dal tour manager dei concerti di Amy Winehouse per aprire le tappe tedesche della cantautrice inglese. “Lei era gentilissima fuori dal palco, fu una bellissima esperienza”. Il secondo album, Wow, è quello di Capita, una delle poche canzoni cantate in italiano dalla cantautrice, peraltro in duetto assieme a Dente: “ci conosciamo da quando stavamo entrambi a Milano, il video per la canzone l’abbiamo fatto registrando davvero una nostra chiamata Berlino-Milano via Skype”.

Con Wirewalker, uscito lo scorso 27 febbraio, l’ambizione è ancora più alta: “Mi sono allontanata dagli arrangiamenti volutamente scarni e minimalisti del passato per aprirmi a paesaggi sonori più ampi, quasi orchestrali, “territori vocali”, che precedentemente avevo ignorato”. Il risultato è un album pop – rock più che mai piacevole all’ascolto, di quelli che si possono ascoltare in loop per ore senza stancarcisi e, anzi, trovandoci sempre più dettagli a prima vista non notati. Stavolta le canzoni sono tutte in inglese. “L’italiano lo parlo molto poco, ormai mi viene anche da pensare in tedesco” ci racconta lei stessa quando la incontriamo presso il Café Nielsen di Prenzlauer Berg, a due passi da casa sua (le foto dell’articolo invece sono state realizzate appositamente per noi in studio da Paolo Lafratta). Vive nella zona fin dal suo arrivo a Berlino: “So che lo dicono in tanti, ma è davvero così, Prenzlauer Berg non è più quella di una volta. Quando sono arrivata io era piena di artisti e di club e ancora segnata dai movimenti underground degli anni ’90, ora se non giri per strada con un passeggino ti guardano male…è diventata molto residenziale, ma se dovessi mettermi a traslocare e inseguire ogni volta lo spostamento di baricentro dell’underground sarebbe una follia, soprattutto a Berlino dove ormai anche i quartieri più periferici sono stati travolti dalla gentrification, chi più chi meno”.

Berlino dopo 7 anni. “Ormai è la mia casa, è la libertà che ognuno ha di esprimere sé stesso senza dover preoccuparsi del giudizio degli altri,una città che poco più di 50 anni fa fu totalmente rasa al suolo e che negli anni ’80 ancora risentiva ampiamente dei danni della guerra. una sorta di tabula rasa su cui ognuno è libero di sviluppare la propria concezione di vita e di arte, non si ferma un secondo, rappresenta una specie di no al sentimentalismo, nel senso che è tutto in continuo cambiamento ed è un po’ difficile affezionarsi… il bar che tanto ti piaceva potrebbe essere sostituito o scomparire presto…a Berlino segui semplicemente il flusso del cambiamento. L’offerta culturale è talmente ampia che si fa fatica a scegliere, anzi a volte ti capita di arrivare al punto da non considerare più un evento o un concerto così speciale, perché tanto sai che comunque anche nei giorni a venire ci saranno altrettante interessanti offerte, o che il cantante che non hai visto questa volta di sicuro tornerà l’anno prossimo. Questo effettivamente è diverso rispetto all’Italia per esempio, dove quando arriva un grande artista o cantante, tutti ci vanno, perché non si sa se e quando tornerà…

Milano vista da lontano. ”Anche Milano è di certo una città dove la cultura e l’arte hanno una parte preponderante e quando ci sono dei grandi eventi di questo tipo le code ai botteghini sono infinite. Purtroppo però tutto questo interesse viene suscitato solamente dai grandi nomi già affermati, al contrario di Berlino dove l’interesse è sempre vivo e acceso anche per il più sconosciuto artista di strada… in un qualche modo a Milano, finchè non diventi qualcuno, la strada è molto impervia, vieni guardato un po’ con sospetto, invece che con interesse. Inoltre se Berlino è competitiva, nel senso che è comunque piena di artisti e musicisti ed esercita quindi naturalmente una sorta di selezione naturale, che però è stimolante, in quanto spinge tutti a migliorarsi e ad imparare gli uni dagli altri, a Milano, la quantità di artisti causa una competizione che non sempre è così costruttiva, bensì talvolta scoraggiante.

Fare musica in Italia oggi. “Per quanto io ne sia lontana e probabilmente non troppo aggiornata al riguardo, mi sembra si stia muovendo qualcosa di molto interessante. Sembra che anche lì i produttori abbiano cominciato a guardare ad una dimensione più internazionale, il che non ha di certo nuociuto, portando una nuova freschezza e creatività. Mi viene in mente ad esempio “La Tempesta“, che ultimamente si è fatta portavoce di molti nuovi ottimi talenti nostrani.

E a Berlino. “Sono sempre più le stelle della musica internazionale che si trasferiscono qui. La qualità della vita è alta e anche l’ispirazione se ne avvantaggia”. Tornerebbe mai in Italia? “Mai dire mai, ma se dovessi fare una nuova esperienza, proverei con New York. Mi piace guardare avanti. Un disco però in italiano, quello sì, perché no!”

Wirewalker si può acquistare su:

Amazon

iTunes

I prossimi concerti di Missincat:

15.04 Crema – Paniere

23.04 Londra – The Garage

06.05 Berlino – Privatclub

All’indirizzo di seguito è possibile trovare tutte le altre date del tour di Missincat:

eventim

PHOTO: © Paolo Lafratta

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Carlo Barbini

Musicista, cantautore, studente di Biologia Molecolare alla Humboldt Universitaet, amante della scrittura, del cinema, tanto innamorato della propria Venezia, quanto attratto dalla Grande Mela e sempre assetato di novità, viaggi e spritz!

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