Berlino, falsi poster della polizia in metro. Il nazismo è ancora vivo in Germania

neonazismo

A Berlino sono comparsi manifesti raffiguranti il volto di Rudolf Heß, il numero tre del partito nazista dopo Hitler e Göring. La polizia pensa a un atto della scena neonazista berlinese.

Tra domenica 6 e lunedì 7 agosto 2017, all’interno di svariate stazioni S-Bahn di Berlino sono comparsi alcuni manifesti su cui figura il volto di Rudolf Heß, uno dei politici più influenti del Terzo Reich. Come riportato da Berliner Zeitung, i manifesti in questione assomigliano a quelli che normalmente vengono divulgati dalla polizia per richiedere la collaborazione di eventuali testimoni, ma in questo caso si tratta di manifesti falsi, affissi alle pareti delle stazioni S-Bahn di Adlershof, Grünbergallee, Altglienicke e Grünau. La polizia ha altresì dichiarato che nella giornata di lunedì sono comparse ulteriori scritte con riferimenti al nazista Hess su alcuni caseggiati nel distretto orientale di Lichtenberg, nei pressi dello zoo del quartiere. Secondo le forze dell’ordine si tratterebbe di un atto della scena neonazista berlinese, in cui Heß è venerato quale vice di Hitler.

I manifesti

Il titolo riportato sui manifesti in questione recita “Omicidio a Berlino-Spandau”, un esplicito riferimento alla morte di Rudolf Heß, che il 17 agosto 1987 si suicidò all’età di 93 anni nel carcere del quartiere berlinese di Spandau, evento che la scena neonazista interpreta come un omicidio. L’affissione dei manifesti raffiguranti il volto di Heß potrebbe essere un’avvisaglia della parata organizzata dall’estrema destra per commemorare il vice del Führer. Alla parata, in programma per il prossimo 19 agosto a Spandau, dovrebbero partecipare circa 500 persone. Il motto è il seguente: «Gli omicidi non cadono in prescrizione. Vogliamo l’accesso agli atti! Giustizia anziché vendetta!». Come riporta Berliner Zeitung, la manifestazione potrebbe essere vietata. Al momento gli organizzatori stanno dialogando con l’autorità competente. Nonostante la libertà di riunione sia un diritto fondamentale, un portavoce del Ministero degli Interni di Berlino ha dichiarato che qualsiasi esaltazione della persona di Rudolf Heß e/o del regime nazista verrà proibita. Dopo l’affissione dei manifesti falsi la polizia di Berlino indaga per danni materiali e usurpazione di funzioni pubbliche.

Chi era Rudolf Heß

Ancora oggi il personaggio di Rudolf Heß viene celebrato nelle cerchie neonaziste in Germania. Noto per aver aiutato il Führer nella redazione del Mein Kampf, nel 1937 Heß fu nominato numero tre del partito nazista e vice di Adolf Hitler. Nel 1941 si paracadutò in Scozia per cercare di ottenere una pace alternativa con l’Inghilterra, ma il tentativo fallì e Heß fu arrestato. Al Processo di Norimberga del 1946 fu condannato all’ergastolo perché considerato colpevole di “cospirazione per commettere crimini contro la pace” e di “aver pianificato, iniziato e intrapreso guerre d’aggressione” e poi imprigionato nel carcere per criminali di guerra del quartiere berlinese di Spandau. Furono numerose le richieste di grazia per Heß, tutte respinte per il veto sovietico e il mancato appoggio britannico. Quando gli altri sei nazisti condannati a pene detentive nel carcere di Spandau furono rilasciati, Heß rimase l’unico detenuto del carcere. Soltanto con Michail Gorbačëv l’URSS decise di rivedere la sua posizione: la scarcerazione sarebbe probabilmente avvenuta se Heß non si fosse suicidato prima. Avvenuta in circostanze misteriose all’interno del carcere di Spandau, la morte di Heß è storicamente oggetto di tesi contrapposte. Il 17 agosto 1987 fu ritrovato senza vita con un cavo elettrico attorno al collo. La versione ufficiale interpreta il suo decesso come un suicidio (prima di quella data si contano almeno altri 4 tentativi di suicidio). La famiglia di Heß e gli affiliati della scena neonazista credono invece che si sia trattato di omicidio e che il suicidio sia stato simulato. Secondo i sostenitori di quest’ultima tesi Heß sarebbe stato incapace, vista l’età avanzata e i problemi di salute, di commettere un suicidio e sarebbe dunque caduto vittima di un agguato ad opera dei servizi segreti britannici. Già nel 1987 la famiglia ordinò una seconda autopsia per verificare le cause del decesso di Heß. Non si trovarono prove di omicidio, ma i medici legali coinvolti criticarono le modalità della prima autopsia. Il 17 agosto vengono spesso organizzate parate neonaziste per chiedere la verità sulla morte di Heß.

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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