Calibro 35: «Sorprendente il nostro successo in Germania. Suonare a Berlino ormai è un must»

«Berlino è una di quelle città dove si riesce sempre a trovare un posto a prescindere da tutto, perché lascia spazio a vari modi di viversela»: queste le parole di Massimo Martellotta, chitarrista dei Calibro 35, una delle band di riferimento della scena musicale indipendente italiana del momento. Nei tour internazionali che li portano a girare il mondo, la Germania e Berlino sono ormai da tempo tappe obbligate della band formata dal produttore Tommaso Colliva, dal chitarrista Massimo Martellotta, dal tastierista Enrico Gabrielli, dal batterista Fabio Rondinini e dal bassista Luca Cavina. Formatisi nel 2007 a Milano su iniziativa di Colliva, i Calibro 35 nacquero con il progetto di dedicarsi alla reinterpretazione delle colonne sonore dei film poliziotteschi italiani degli anni ’60 e ’70, progetto da cui deriva il nome stesso della band: “calibro” richiama il titolo di molti film poliziotteschi, mentre “35” sta a indicare la pellicola cinematografica da 35mm. La loro carriera li ha portati ad omaggiare storici compositori quali Morricone, Bacalov e Trovajoli attraverso virtuose rivisitazioni, ma anche a scrivere colonne sonore originali di rilievo: ricordiamo Said di Joseph Lefevre, Gli Angeli del Male di Michele Placido e La Banda del Brasiliano di John Snellinberg. I Calibro 35 sono così passati dall’essere una band di culto a venire riconosciuti come uno dei gruppi di maggior rilievo nella storia musicale italiana e come punto di riferimento della musica indipendente italiana nel mondo.

In tour in Germania e a Berlino. «Siamo rimasti molto stupiti dall’accoglienza ricevuta in Germania e in particolare a Berlino. Già dal primo concerto “tedesco”, un paio di anni fa, abbiamo notato una reazione molto positiva, sia da parte del pubblico italiano presente sia da parte della gente del posto, che nei concerti successivi è andata addirittura crescendo di numero. Berlino poi è una città che piace a tutti noi perché incarna un sacco di anime differenti, sia per impostazione storica sia per combinazione di persone. Non l’abbiamo mai girata come farebbe un turista “sano”. Quando si va in tour non c’è mai tempo per visitare luoghi d’interesse, musei o monumenti. Per questo l’impressione che ho di Berlino si basa più su dettagli che mi hanno colpito o su cui sono capitato un po’ per caso. Mi ricordo per esempio che ci interrogammo sulle tubature rosa e azzurre che riempiono il centro città e che poi scoprimmo essere un sistema di drenaggio dell’acqua in eccesso nel terreno, reso esteticamente meno invasivo grazie ai colori. Questo esempio è per me emblematico dell’essenza di Berlino, perché si tratta di una forma di utilizzo della creatività per trasformare qualcosa che dovrebbe essere esclusivamente funzionale in qualcosa di nuovo con un senso più profondo».

Essere musicista in Italia e a Berlino. «Per chi si occupa di musica Berlino è sicuramente una città molto viva e, come si direbbe in inglese, inspiring. Credo che sia diventata un luogo di passaggio per molti artisti e musicisti perché, perlomeno fino a poco tempo fa, aveva un costo molto accessibile rispetto ad altre città europee, oltre a essere caratterizzata da un respiro internazionale molto forte. Questi fattori hanno fatto sì che emergessero realtà molto interessanti sulla scena della musica “colta”. Mi riferisco per esempio al pianista Nils Frahm che associa classica a elettronica mantenendo un approccio artigianale e improvvisativo e si presenta così come perfetto simbolo dell’ibridazione di tessuti che ritengo tipica per Berlino. Anche noi ci siamo fatti tentare da Berlino per la realizzazione del disco S.P.A.C.E.. Ogni volta, quando dobbiamo registrare, facciamo un po’ il giro del mondo mentale su quale città possa essere un buon posto per il progetto del momento. Per S.P.A.C.E. Berlino è stata una delle opzioni, ma poi ci siamo decisi per Londra. Girando tanto per il mondo abbiamo scoperto che se ci si occupa di arte, essere italiano all’estero è una sorta di autostrada, un valore aggiunto molto lontano dallo stereotipo “italiano, pizza e mandolino”. Ma per quanto la capitale tedesca sia una città con un respiro indubbiamente interessante e per quanto a New York o Londra ci sia sicuramente più mercato, sono dell’idea che il luogo sia sempre solo un mezzo per realizzare i propri progetti e che si tratti di scoprire come usarlo. È vero che Berlino favorisce la contaminazione, ma questo riguarda tutte le città aperte, Milano compresa. E ogni città ha il proprio senso, persino Frosinone».

Dai poliziotteschi alla fantascienza. «Il nostro ultimo disco CLBR35 Live from S.P.A.C.E è una sorta di fotografia del tour che abbiamo fatto con l’album precedente, S.P.A.C.E.. Se prima di questo disco ci ispiravamo alle colonne sonore italiane anni ’60 e ’70 adottando un approccio crime-funk, per l’ultimo cercavamo materiale che ampliasse la nostra paletta sonora e concettuale. Quello spaziale è uno dei filoni cinematografici più forti, ma non è radicato nella coscienza collettiva e del cinema italiano di genere. Se per l’inseguimento il primo riferimento musicale a cui si pensa è il cinema italiano di genere, per il genere spaziale si parte dai film anni ’20 di Méliès per finire con Apollo 13 di Ron Howard. Proprio per via di questo ampio range di ispirazione musicale – da Hans Zimmer a John Williams – lo spazio rappresentava una sfida interessante. Ci siamo trovati così ad affrontare la sonorizzazione di un ipotetico viaggio sulla luna, in particolare di un film immaginario ambientato nello spazio e diretto da Sergio Leone. Al fine di comunicare un cambio di suono radicale e rendere una sonorizzazione da “uomo nello spazio”, ci siamo procurati dei sintetizzatori che poi abbiamo integrato nei calibro. A giocare un ruolo fondamentale nella buona riuscita del disco è stato sicuramente l’ambiente. Abbiamo registrato completamente in analogico nei Toe Rag Studios di Londra, una specie di macchina del tempo rimasta immutata dal 1969, anno dell’allunaggio con Apollo 11: le manopole dei compressori dello studio erano fisicamente le stesse di quelle usate nelle armi da guerra e nelle navicelle spaziali dell’epoca. È stata un’esperienza unica in grado di trasmetterci le giuste sensazioni».

Concerto dei Calibro 35 a Berlino

3 novembre 2016 alle 20 presso Maschinenhaus

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Amo la letteratura, da accanita lettrice e aspirante scrittrice.

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