«Catania, la Fiat di Torino, Vienna e Berlino. La mia straordinaria vita cambiata dalla musica siciliana»

Etta Scollo, foto di Lucca Lucchesi

«A tu per tu con Etta Scollo, la straordinaria cantautrice catanese che in Germania ha fatto conoscere la musica tradizionale siciliana dei secoli passati e non solo»

Etta Scollo è la cantautrice siciliana più celebre in Germania e riesce a portare sui palchi la cultura popolare della sua isola, interpretando canti tradizionali, poesie e componendo brani originali, accompagnandosi quasi sempre con la sua chitarra insieme al suo quartetto. “Un crossover tra tanti generi diversi”, così la definì Franco Battiato, è infatti capace di conciliare la musica contemporanea e antica con la musica folk. Negli anni giovanili divenne celebre con una cover personalizzata di Oh Darling dei Beatles. Il 16 agosto darà un concerto presso l’Ufa Fabrick di Berlino. L’occasione è la riproposta del progetto musicale Il passo interiore che l’anno scorso registrò il sold out. Dal 3 dicembre porterà in tourné l’album Il viaggio di Maria dedicato ai canti della natività in Sicilia. Dal 1999 ha pubblicato 12 album e calcato palchi in Italia, Germania, Austria, Svizzera, Spagna e Francia. Tra le tante esperienze e prestigiosi progetti vanno ricordati l’interpretazione da protagonista nell’opera Alice nel paese delle maeraviglie al Teatro Massimo di Palermo, il progetto orchestrale Canta Ro’! Omaggio a Rosa Balistreri la nota cantante folk licatese e „La catastròfa – Oratorio per Marcinelle”, tratto dall’omonimo romanzo-inchiesta del giornalista Paolo Di Stefano dedicato alla più grave tragedia mineraria avvenuta in Belgio nel 1956  e agli emigranti italiani del dopoguerra. «Tra le mie esperienze musicali mi è anche capitato di comporre quasi per caso qualche colonna sonora, come I tuoi fiori per il film Bad Guy. La canzone stava passando per le radio tedesche quando il regista Kim-Ki-Duck la sentì per caso, se ne innamorò e la volle inserire nel suo film».

Etta Scollo, la storia di una vita rocambolesca

«Sono nata a Catania. Vivevo con la mia famiglia in una via dietro il Palazzo di Giustizia, dove mio padre avvocato si recava per le udienze. Avevo 10 anni quando un giorno dissi a mia madre che una volta maggiorenne me ne sarei andata dalla Sicilia. E in effetti il caso volle che a diciotto anni mi sposassi e mi trasferissi a Torino ma a 20 anni ci separammo e mio marito andò a studiare a Firenze. Io rimasi e continuai gli studi di architettura lavorando anche come operaia alla Fiat Rivalta. In quel periodo si produceva il modello dell’automobile Ritmo. Mi svegliavo tutti i giorni alle 3.30 del mattino per arrivare puntuale al primo turno. Sull’orlo dell’esaurimento nervoso lasciai quel lavoro ma anche l’università, a un anno dalla laurea capii che non era quella la mia strada. Negli anni ’80 durante un concerto con un progetto blues per il festival Settembre Musica conobbi un pianista viennese con cui iniziai una relazione sentimentale e una collaborazione artistica. Parlavamo in inglese, il linguaggio della musica afroamericana. Sia per iniziare un percorso didattico-musicale che per avere il permesso di soggiorno, provai come molti studenti stranieri approdati a Vienna ad iscrivermi al corso accademico di canto del conservatorio. Durante un primo colloquio cantai una canzone di Rosa Balistreri e la commissione di insegnanti ne rimase sconcertata, probabilmente non avevano mai sentito un uso della voce simile ma il direttore ne apprezzò la particolarità. Fui così indirizzata ai corsi di canto jazz potendo dunque rimanere nella capitale austriaca frequentare le jam session dei locali e a imparare il tedesco. In quegli anni soffrivo di una strana malattia, nessun medico riusciva a capire cosa fosse, finchè un medico omeopata intuì che l’elemento mancante del mare potesse provocarmi quello strano disturbo. Mi prescrisse globuli di “sepia” e in effetti guarii».

Una donna dalla voce originalissima e dal carattere autonomo

«Sin da ragazzina cantavo con una voce roca. Mio padre era un fumatore accanito come molti uomini della sua generazione. Ma più in là, la particolarità della mia voce nata da un disagio mi spronò a scegliere percorsi individuali e spesso autodidattici. Ciò amplificò però anche il mio senso di inadeguatezza ai metodi tradizionali di alcuni insegnanti e alla concezione spesso infondata che dai 23 anni in poi la voce nel canto non si evolve più. Io credo che il canto sia di per sè uno dei mezzi di espressione e di arte tra i più evoluti che l’essere umano possieda, a qualsiasi età e in qualsiasi condizione. Qualcosa che vada oltre, si modifichi sempre e non finisce mai. Il mio obiettivo dunque  è semplicemente quello di recuperare queste sonorità partendo da quel linguaggio e canto monodico che ascoltavo da bambina, ma anche l’ascolto di storie e melodie di oggi, sentirle mie, dare loro voce. Il canto appartiene a tutti e vive nell’ascolto.»

L’arrivo a Berlino, la sua città d’adozione

«Dopo la permanenza viennese, mi trasferii e vissi con il mio nuovo compagno ad Amburgo, città di porto, di mare e di vento e con un magnifico mercato del pesce in cui ti può capitare di ascoltare canzoni marinaresche alle 4 del mattino. Poi è arrivata Berlino, la mia attuale città d’adozione, continua però a mancarmi il mare e spesso fuggo nella città natale Catania, forse solo per inseguire un sogno e ritornare.»

L’amicizia con Battiato

«Credo nella solidarietà tra artisti: un artista generoso che mi ha capita e spronata è stato Franco Battiato. Un vero amico che al momento conduce una vita ritirata ma che spesso nel suo modo elegante e sobrio ha condiviso la musica con tanti. Come nel suo progetto dal titolo  Diwan del 2013 in cui invitò oltre a me diversi artisti e musicisti di provenienze e culture diverse ma legati dal comune denominatore del Mediterraneo. A lui devo la registrazione della mia composizione L’ala del tempo sul testo del poeta avolese Jano Burgaretta, brano che gli piacque particolarmente».

La difficoltà ad emergere in Sicilia

«Per molti ragazzi siciliani sopratutto oggi è difficile, o addirittura impossibile realizzarsi e vivere nella propria terra. Penso alla storia di un ragazzo di Giarre con un grande talento poetico, si chiama Andrea Torrisi. Ma Giarre che è  – capitale italiana delle opere pubbliche incompiute –  e cioè il risultato di decenni di corruzione e speculazione edilizia non offre che questo suo scempio a cielo aperto. Andrea Torrisi insieme ad altri ragazzi fondò L’Associazione Effetto Domino, che in un percorso itinerante mostrava e raccontava ai visitatori la storia la nascita e la provenienza di queste “opere” e del loro impatto sulla realtà del paese. Tre anni fa Andrea è dovuto emigrare all’estero, ha imparato un’altra lingua e lavora nell’azienda di Louis Vuitton. Dai tempi lontani in cui presi quel fatidico traghetto al porto di Messina per Reggio Calabria e poi verso il nord, la Sicilia non è cambiata se non in peggio. Non da un futuro dignitoso a chi vorrebbe restare. Eppure proprio per questo  rimanere o ritornarvi è importante. Forse anche per questo, nel mio andare avanti e indietro con uno sguardo al passato e uno al futuro ho voluto dedicare un mio album a Rosa Balistreri perché lei è stata una delle prime donne siciliane e per quei tempi una delle poche a parlare e cantare contro la mafia. Nel 2020 pubblicherò un libro di viaggio sulla Sicilia. Torno e tornerò sempre in Sicilia, ma da europea. A dicembre di quest’anno, invece sarà  Il viaggio di Maria, a portarmi “in giro”. Esso racconta di questa giovanissima donna incinta sulla via di Betlemme insieme al marito Giuseppe. Viaggio imposto da quel censimento di Cesare Augusto. Darà alla luce suo figlio in una stalla poichè nessuno la accoglie nella sua casa … A cosa ci fa pensare questa storia?»

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Immagine di copertina: foto di © Luca Lucchesi

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