Cate Blanchett diventa un’opera d’arte. Succede a Berlino. Ed è da non perdere

Originario di Monaco di Baviera ma berlinese d’adozione, Julian Rosefeldt è un artista tedesco diventato famoso a livello mondiale per i suoi progetti fotografici, complesse installazioni video e film narrativi. Rosefeldt vive attualmente nella capitale tedesca. La Nationalgalerie di Berlino ha dedicato un’esposizione alla sua ultima installazione filmica “Manifesto”, visitabile fino al 10 luglio 2016 presso l’Hamburger Bahnhof. Berlino Magazine ha intervistato Guido, comparsa dell’installazione video di Rosefeldt, che ci ha fornito un punto di vista privilegiato sull’opera e raccontato dell’esperienza di esserne parte.

“Manifesto”. L’installazione. “Manifesto” è una video-installazione composta da 13 film proiettati parallelamente, ognuno dedicato a un celebre manifesto artistico: Rosefeldt ha realizzato un collage con i testi originali di numerosi manifesti di artisti, architetti, coreografi e cineasti, che vengono recitati nei 13 video – tra gli altri quelli di Filippo Tommaso Marinetti, Tristan Tzara, Kazimir Malevich, André Breton, Claes Oldenburg, Yvonne Reiner, Sturtevant, Adrian Piper, Sol LeWitt e Jim Jarmusch. La proiezione si svolge interamente all’interno di una sala ampia e buia. L’unica fonte di luce è costituita dai video proiettati in successione continua sulle pareti della stanza. Tutte le scene si svolgono in caratteristici ambienti berlinesi, unici nel loro genere e completamente differenti tra loro. L’installazione si apre con due video introduttivi, posizionati in una parte leggermente antecedente al resto dell’installazione. Il primo ritrae una miccia che brucia lentamente e che si rivelerà poi essere un petardo, simbolo del Manifesto del Partito Comunista, scritto da Karl Marx e Friedrich Engels tra il 1847 e il 1848. Il video è collocato all’ingresso, a indicare il fatto che si tratta del primo manifesto mai scritto. Nel secondo video compare per la prima volta Cate Blanchett, attrice australiana che interpreta tutti e dodici i personaggi dell’opera di Rosefeldt. Nel video introduttivo l’attrice cammina tra le rovine di vecchi palazzi nei panni di un senzatetto, accompagnata da una voce fuori campo. Tra i manifesti citati nei filmati dell’installazione, i più celebri sono quello del Dadaismo, rappresentato dalla scena del funerale, quello della corrente intermediale Fluxus, simboleggiata dalla scena in cui Cate Blanchett interpreta la coreografa dello spettacolo The Wyld (tuttora in scena al Friedrichstadt Palast), e quello futurista, riproposto in una sala azioni della borsa.

© Linda Paggi

L’intervista a Guido, comparsa in “Manifesto”. Anche un ragazzo italiano ha partecipato come comparsa all’installazione di Rosefeldt. Si chiama Guido ed è il proprietario della gelateria italiana Cuore di vetro a Berlino nonché bassista per passione. In “Manifesto” è uno dei personaggi del video dedicato al manifesto di creazionismo e stridentismo, entrambi movimenti estetici d’avanguardia dei primi decenni del XX secolo. Nell’intervista che ci ha rilasciato, Guido ha raccontato dell’incontro con Rosefeldt, di come è stato lavorare al fianco di Cate Blanchett e dell’esperienza in qualità di comparsa in un’installazione video di un celebre artista.

L’incontro con Julian Rosefeldt. «Si è trattata di una casualità: mi trovavo al concerto del progetto parallelo del batterista dei Dirty Three, quando due ragazzi, che si sono poi rivelati essere gli assistenti dell’artista, mi hanno chiesto se fossi interessato a fare da comparsa all’interno del progetto di Julian Rosefeldt. L’appuntamento era per il giorno dopo alle 8 del mattino. Avevano appena finito di girare la scena della coreografa di The Wyld, manifesto del Fluxus, ed erano a caccia di comparse per la scena successiva. Durante le riprese Rosefeldt aveva intorno una ventina di assistenti che lavoravano con lui dalle 8 del mattino alle 8 di sera. È un uomo dolce ed estremamente paziente, ma allo stesso tempo molto “tedesco”, dunque concentrato, preciso e attento a tutto. Ho apprezzato molto il suo essere rispettoso nei confronti di tutti noi.»

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© Linda Paggi

Il lavoro a contatto con Cate Blanchett. «Nonostante lavorassimo nella stessa scena, non c’è mai stato un vero e proprio contatto tra me e Cate Blanchett. Lei lavorava con estrema professionalità e concentrazione: dovendo interpretare un ruolo diverso ogni giorno non poteva certamente permettersi distrazioni. Recitava con gli auricolari per riuscire a dire la frase del manifesto esattamente in sincrono con quelle delle altre scene. E nonostante ricoprisse il ruolo fondamentale nel progetto, non ha mai avuto un atteggiamento da diva: al contrario ha sempre mostrato grande educazione verso tutti. La reputo una donna grandiosa nella sua semplicità.»

Cattura
© Linda Paggi

Il ruolo di Guido in “Manifesto”. «Il giorno in cui mi è stato chiesto di partecipare all’installazione, mi hanno esposto il progetto a grandi linee: sapevo che l’opera di Rosefeldt mirava a riproporre diversi manifesti artistici, ma non sapevo ancora a quale sarei stato attribuito. Soltanto il giorno delle riprese sono venuto a conoscenza della scena nella quale sarei dovuto comparire: io e altre comparse dovevamo interpretare un gruppo di persone in una stanza alla fine di un concerto, verso le 4 del mattino. I nostri volti dovevano essere stanchi e sbattuti. Alcuni dovevano baciarsi sul divano, qualcuno ballare da solo e altri sniffare cocaina, ovviamente per finta. Io sono stato scelto per salire sul palco perché so suonare il basso.»

Fare parte di un’opera d’arte. «”Manifesto” è un’opera d’arte vera e propria, ideata perfettamente in tutte le sue metafore. Per questo mi sento orgoglioso, stupito e fortunato allo stesso tempo. Quando vado a vedere il video in cui compaio mi viene da ridere, mi sento ancora un po’ incredulo di fronte a questa straordinaria opportunità che mi è capitata. »

Julian Rosefeldt. Manifesto.

Hamburger Bahnhof, Invalidenstraße 50-51, 10557 Berlin

Visitabile fino al 10 luglio 2016

Biglietto intero 8 euro, ridotto 4 euro.

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Tutte le foto © Linda Paggi

Linda Paggi

Sono laureata al DAMS di Bologna ed appassionata di arte in molte delle sue espressioni: fotografia, moda, danza e teatro danno un senso alle mie giornate, anche a quelle più grigie typisch deutsch. Vivo e lavoro a Berlino da poco piu di 3 anni, compreso anche l'anno di studio Erasmus alla Humboldt Universität. In nome delle mie origini bolognesi sto cercando di sfatare un mito diffuso oltre i confini italiani: lo spaghetto alla bolognese non esiste!

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