Chet Faker, il musicista malato di videogiochi, in tour dall’Italia a Berlino

Si chiama Nicholas James Murphy, ma siccome in Australia all’epoca c’era già un Nick Murphy musicista, quando si è trattato di fare sul serio e far girare la propria musica per locali e radio, ha scelto uno pseudonimo che omaggiasse uno dei suoi miti, Chet Baker. È così che è nato il nome Chet Faker, come mi racconta lui stesso al telefono da New York per un’intervista realizzata qualche settimana fa per il lancio del suo tour europeo. Oggi, 4 Novembre, Faker è al Fabrique di Milano, domani invece sarà ospite del Club to Club Festival di Torino, poi Varsavia, Cracovia, Berlino (all’Astra il 10) e tante altre date ancora fino a Glasgow il 22 Novembre.

Diventato celebre nel 2011 con una cover della bellissima No Diggity originariamente dei Blackstreet Boys, Faker è oggi uno dei più popolari musicisti australiani. Wikipedia definisce il suo genere come “elettronica“. Strano, il suo album di deubutto, Built on Glass, uscito lo scorso aprile, è più che mai soul, come lui conferma: “Forse la gente si confonde perché lavoro molto con il computer in fase di composizione, ma la mia musica è più che mai legata a quella della vecchia Motown di Detroit”. Prima di realizzare, grazie al successo virale di No Diggity, che la musica sarebbe stata la sua strada, Faker mi racconta di aver fatto un po’ di tutto: “In particolare ho perso tempo. Guadagnavo un po’ di soldi vendendo oggetti qualsiasi su eBay, in particolare apparecchiature elettriche. Se fai una bella foto dell’oggetto in vendita c’è gente che compra qualsiasi cosa”. La sua passione per la musica è nata relativamente tardi. “Avevo 15 anni. Un mio zio portò in casa una chitarra, dopo aver cominciato a suonarla per gioco ho deciso di cominciare a prendere lezioni di musica. Mi sono concentrato soprattutto sul piano. Fino ad allora ero un malato di videogiochi, un vero nerd che passava interi pomeriggi con gli amici a giocare davanti al monitor. Solo con il tempo sono riuscito a gestire la cosa”. Probabile, anche se in passato ha rivelato di aver mentito alla sua ragazza: “non le potevo dire che avevo passato il pomeriggio con un joypad in mano invece che in studio a lavorare”. In Italia Faker si esibirà da solo, mentre a Berlino sarà con la sua band: “Mi piacciono entrambe le situazioni. Con la prima c’è più intimità e spazio per l’improvvisazione, con la seconda più energia”. L’album Built on Glass non è niente male, non a caso Faker è il candidato con più nominatios agli annuali ARIAs, i premi della musica australiani.

Queste le date del suo tour, se cliccate sarete indirizzati sul come comprare i biglietti

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Chet Faker – Gold from Hiro Murai on Vimeo.

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Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Cacio e Pepe prima il blog, dopo il magazine. Collabora anche con Wired, Il Fatto Quotidiano, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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