Quegli stressati dei ciclisti delle città del nord Europa…

All’inizio non ci pensi. Non sei abituato a pensarci in Italia, non hai neanche il minimo sentore che in quel preciso momento stai facendo qualcosa per cui fra pochi secondi verrai legittimamente mandato a quel paese. La tua colpa? Stai passeggiando sulla pista ciclabile, ma non te ne accorgerai finché il ciclista di turno non ti passa a pochi millimetri di distanza continuando un lamento che sentivi già da lontano, ma che non pensavi fosse rivolto a te così come il campanello utilizzato a frequenze da ambulanza. Il borbottio normalmente è sempre lo stesso e potete continuarlo a vedere anche a decine di metri di distanza quando ormai vi hanno sorpassato, ma qualcosa continua comunque a turbarli.

“I ciclisti di Berlino/Amsterdam/Copenhagen/altra città del nord Europa sono degli stressati”. E’ questo ciò che penserete la prima, la seconda, la terza e anche la decima volta che vi capiterà di essere ripresi perché non state rispettando i settori. Poi vi abituerete, o almeno farete maggiore attenzione, anche se in fondo avete ragione. I ciclisti non solo qui hanno priorità su tutti i mezzi di locomozione, compresi i pedoni, ma si sentono meglio. Non inquinano, stanno facendo sport (e fare attività fisica è un motivo di vanto) e sono anche più veloci di voi. Sono “i meglio”. E questa consapevolezza cercano di mostrarla il più possibile. Non sono loro a dovere fare attenzione a voi, ma voi a loro, sia che siate al volante (ed ecco la ragione per cui sono molto frequenti gli incidenti auto-bici) che se siate a piedi. Le piste ciclabili non solo vengono curate sia d’estate che d’inverno quando, nonostante la neve, vengono utilizzate da centinaia di persone come se nulla fosse. A gennaio si va veloce come a maggio e chiunque rallenti la loro corsa è degno di essere ripreso. La domanda da porsi è: dopo anni che si vive e ci si muove con la bici in città piene di “ciclisti stressati”, si diventa a propria volta uno di loro?

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Andrea D'Addio - Direttore

A Berlino dal 2009, nel 2010 ha fondato Berlino Magazine prima come blog, dopo come magazine. Collabora anche con AGI, Wired, Huffington Post, Repubblica, Io Donna, Tu Style e Panorama scrivendo di politica, economia e cultura, e segue ogni anno da inviato i maggiori festival del cinema di tutto il mondo.

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