«Come a 19 anni mi sono trasferita da Venezia a Berlino e sono diventata violinista della celebre Palast Orchester di Max Raabe»

Cecilia Crisafulli Berlino

La storia di Cecilia Crisafulli, violinista della Max Raabe & Palast Orchester

«C’è stata immediatamente una sintonia particolare con Berlino, nonostante io sia arrivata a ottobre, quindi con freddo e cielo grigio. Era il 2002 e mi sono subito detta: “è lei”. Volevo andare via da Venezia, una città lenta e soffocante dove non vedevo la possibilità di vedere soddisfatte le mie ambizioni da musicista. Berlino ha un numero importante di teatri e orchestre, ma è stata una scelta d’istinto più che razionale»Nata nel 1982 a Venezia da genitori di origini siciliane, dal 2007 Cecilia Crisafulli è violinista per la Palast Orchester, celebre orchestra tedesca ispirata agli ensemble della Repubblica di Weimar capitanata da Max Raabe e che rivisita in stile anni ’20 e ’30 brani pop contemporanei e passati. Per darvi un’idea di chi siano (sempre che non li conosciate già), ecco la loro celebre cover di Sex Bomb. 

Suonare da (quasi) solista in una delle band di maggiore successo al mondo

I biglietti dei concerti della Max Raabe & Palast Orchester vanno a ruba con mesi di anticipo, sia in Germania che nel resto del mondo. Cecilia è l’unica donna, nonché unica italiana di tutto il gruppo. Una bella soddisfazione per chi a soli 19 anni, dopo liceo e conservatorio a Venezia, si è trasferita a Berlino senza conoscere nessuno né la lingua. «Non ho mai vissuto il mio trasferimento come un voler scappare dall’Italia, sentivo piuttosto il bisogno di frequentare un altro ambiente. Sono arrivata qui nel 2002 e ho sfruttato il primo anno per studiare il tedesco e prendere lezioni private di violino da Axel Gerhardt, spalla dei secondi violini dei Berliner Philarmoniker. Nell’estate del 2003 ho fatto gli esami di ammissione alla Universität der Künste, l’Università delle Arti, per quello che allora si chiamava Diplom Musikerziehung, ossia lo studio per insegnare lo strumento. Per quanto fosse difficile, anche a causa della lingua, mi è piaciuto moltissimo. A quel punto mi sono detta che avrei potuto fare gli esami di ammissione anche per la Künstlerische Ausbildung, l’indirizzo che si fa per entrare nelle orchestre, e sono stata presa. Nel 2007 ho fatto l’audizione per entrare come violinista nella Palast Orchester. Ho presentato il curriculum così come per altri lavori, ma sul momento non ci ho più pensato visto che sono partita per un mese di vacanze fuori da tutto. Quando sono tornata ho scoperto che mi avevano invitata all’audizione, fissata dopo soli 5 giorni. All’inizio pensavo di non andare: c’erano sei pezzi da preparare tra quelli del loro repertorio e io non conoscevo né il gruppo né il tipo di musica che facevano. Poi mi sono detta che guardarli un attimo non mi sarebbe costato niente. Su internet non trovavo i brani che mi servivano, ma in un negozio ho trovato i loro cd con i pezzi che dovevo preparare. Me li sono studiati a memoria, in tre giorni, mi sono presentata all’audizione e sono stata presa. In seguito mi hanno rivelato che mi avevano scelta all’unanimità. Non me l’aspettavo minimamente, è stata una di quelle cose che succedono così, perché devono capitare. Ero contentissima e lo sono anche adesso, dopo 11 anni di viaggi. Facciamo una musica bellissima ed essendo l’unica donna e l’unica violinista praticamente sono solista, anche se ovviamente il solista è Max Raabe, il cantante, ma accanto a lui ci sono io, e suoniamo nei teatri più famosi del mondo, sentiamo il calore del pubblico… Dà tanta soddisfazione».

Vivere a Berlino o tornare in Italia

«Non ho mai trovato lati negativi nel vivere a Berlino, a parte la mancanza di casa, che si è fatta sentire tanto per il rapporto molto stretto che ho con la mia famiglia. Però senza dubbio i pro superavano i contro. Stando da soli lontano da casa si cresce tantissimo, si imparano cose che altrimenti non si imparerebbero mai. Ovviamente tutto questo è stato possibile grazie ai miei genitori e ai loro sacrifici. Io dal mio canto appena ho potuto ho dato lezioni di violino e di italiano. I miei non mi hanno mai fatto pressioni, anche perché il violino è un impegno che occupa tutta la giornata e se si vuole arrivare da qualche parte bisogna studiare ore e ore. Mio padre questo lo sa bene, essendo anche lui violinista, e ha fatto di tutto perché potessi continuare i miei studi. Da allora non c’è mai stato un giorno in cui ho pensato che avrei potuto scegliere un’altra città, il mix culturale che ho trovato nella scuola di tedesco, all’università e in generale in città, mi ha trascinata molto. Anche imparare il tedesco, per quanto difficile, non mi è pesato».

Musicista e mamma a Berlino

Cecilia ha una bambina nata nel 2015 e un bambino in arrivo. «Sono molto contenta di poter crescere i miei figli a Berlino. È una città stimolante, ma che allo stesso tempo suggerisce la sensazione di un posto vivibile in ogni sua zona, più della mia Venezia o della Sicilia di mio marito. Per quanto mi riguarda non vorrei tornare in Italia. A chi mi chiede se non ho il timore che i miei figli crescano senza il “calore italiano” rispondo che secondo me molto dipende dal carattere dei bambini e dai genitori. Mia figlia di carattere è “italiana”, lo dicono sempre anche i miei colleghi: “già gesticola!”. Inoltre spesso si dice che il tedesco è più freddo, più distaccato, però dipende, bisogna anche capirli. È vero che forse è più complicato entrare nella vita di un tedesco, ma una volta che si instaura un rapporto non c’è tutta questa distanza, o meglio, se c’è, a maggior ragione perché noi italiani abbiamo il potere e la capacità di essere più calorosi, bisogna un po’ insistere. Senza dubbio però vorrei che i miei figli frequentassero la scuola bilingue, che crescano con entrambe le culture e le lingue. Mi dispiacerebbe se perdessero la cultura italiana. Quella sì, è fondamentale». A Berlino, come altrove.


Berlino Schule tedesco a Berlino

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