Creepy: il thriller giapponese approda alla Berlinale

Scegliere quali film vedere in questa 66esima edizione del festival del cinema di Berlino è davvero un’impresa titanica: vorremmo vederli tutti, ma per farlo dovremmo smettere di dormire, mangiare e forse anche andare in bagno. Ciononostante stiamo cercando di “fare incetta” di titoli, per poi condividerli con voi e tenervi aggiornati sullo svolgimento della kermesse.

Ecco uno dei film assolutamente da non perdere in questa 66esima edizione della Berlinale.

Creepy: thriller giapponese diretto da uno dei maestri del genere, Kiyoshi Kurosawa. Non tragga in inganno il nome perché non è in nessun modo legato al regista Akira. Il film è basato sull’omonimo libro di Yutaka Maekawa.

La trama: Takakura (Hidetoshi Nishijima), ex detective ed ora professore universitario, viene contattato dall’ex collega Nogami (Masahiro Higashide), il quale gli chiede aiuto per indagare sulla sparizione di una famiglia, misteriosamente avvenuta sei anni prima. Unica pista da seguire i ricordi sbiaditi e confusi della figlia, la sola della famiglia a non essere scomparsa. A complicare il tutto il trasferimento di Takakura e sua moglie in un nuovo quartiere, dove incontreranno l’enigmatico vicino di casa Nishino (Teruyuki Kagawa).

Perchè vederlo: Kurosawa è un vero maestro. Il ritmo imposto dal film non è da cardiopalmo, come ci hanno invece abituato le produzioni americane, ma nonostante questo riesce a tenere lo spettatore incollato allo schermo. La pacatezza e l’ossessione per le buone maniere tipiche dei giapponesi stridono fortemente e volutamente con la lucida follia di un serial killer: l’estremizzazione delle prime rende alcune scene assurdamente comiche, mantenendo un pathos di fondo che non lascia mai lo spettatore.

creepy_kurosawa

Sicuramente il festival ci riserva ancora tante sorprese, per cui: STAY TUNED!!!

HEADER SCUOLA DI TEDESCO

Paco Romito

Barese e fiero figlio degli anni 80, non porto spalline e capelli cotonati ma chiedetemi il titolo di qualche film o telefilm (all'epoca non si chiamavano ancora SERIE) di quegli anni e non solo annuirò compiaciuto, vi canticchierò anche la sigla. Ho giocato per 10 anni a football americano, non è rugby, anticipo la domanda. Uno sport che mi ha insegnato moltissimo sul lavoro di squadra e sul sacrificio ma anche sul fatto che i quarterback cuccano solo negli USA. Sono a Berlino da gennaio 2015 e intendo restarci.

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