Da giardinieri a registi celebrati a Berlino: la storia dei Fratelli D’Innocenzo

Intervista a Fabio e Damiano D’Innocenzo, i due registi italiani esordienti che hanno lasciato a bocca aperta il pubblico e la critica alla Berlinale 2018.

Il loro è uno degli esordi più festeggiati della 68esima edizione della Berlinale. Stiamo parlando di Fabio e Damiano D’Innocenzo, altrimenti detti i Fratelli D’Innocenzo (in realtà sono gemelli), che all’ultimo Festival internazionale del cinema di Berlino hanno presentato fuori concorso nella sezione Panorama La terra dell’abbastanza, la loro opera prima calorosamente festeggiata sia dal pubblico sia dalla critica. Ambientato nella periferia romana, dove tra l’altro sono cresciuti i registi, il film racconta la storia dell’amicizia tra Mirko (Matteo Olivetti) e Manolo (Andrea Carpenzano), due ragazzi di borgata che una sera investono involontariamente un uomo mentre rientrano a casa in auto e, terrorizzati dalle conseguenze, scappano. Inaspettatamente la vicenda si trasforma da tragedia in opportunità per i due protagonisti che entrano nelle grazie della mafia locale per aver ucciso, anche se per una fatalità, un pentito che collaborava con la polizia. I due ragazzi non comprendono che questa nuova promessa di una vita diversa li farà sprofondare nell’inferno, cui i due si adatteranno con spaventosa facilità.

I Fratelli D’Innocenzo non hanno alle spalle una formazione cinematografica in senso stretto. «Abbiamo frequentato l’istituto alberghiero e fatto tutti i lavori possibili: dai fattorini ai camerieri, fino ai giardinieri» ci raccontano i Fratelli. Eppure a giudicare dal loro primo film emerge una sensibilità che è raro incontrare nel panorama del cinema italiano odierno, sensibilità che i due registi hanno coltivato sin dalla giovane età attraverso cineforum e festival casalinghi, in cui stilavano una lista di titoli e dopo la visione decretavano i vincitori nelle varie categorie, dalla regia al montaggio fino alle interpretazioni. Arrivati a Berlino con la loro opera prima, Fabio e Damiano conservano l’umiltà e la timidezza di chi non è abituato alle grandi manifestazioni internazionali con relativi photoshooting e interviste: «Berlino per noi rappresenta una fascinazione giovanile, ancor più di Cannes e Venezia. Dalla Berlinale viene gran parte della nostra educazione cinematografica. E ora amiamo anche la città, così contraddittoria, multiculturale e lontana da ogni stereotipo sulla Germania».

Intervista di Gloria Reményi

Video e montaggio di Angela Montagner

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Gloria Reményi

Italiana per parte di mamma, ungherese per parte di papà, mi piace definirmi 50/50 a tutti gli effetti. Il mio anno di nascita – il 1989 – ha probabilmente deciso il mio destino berlinese. Mi sono trasferita a Berlino nel 2012 per conseguire la laurea magistrale in "Culture dell'Europa centrale e orientale" e ci sono rimasta. Oggi lavoro come giornalista.

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