Big Hero 6 – Disney incontra Marvel per una storia di sentimenti, azione e comicità

Il cinquantaquattresimo capolavoro Disney è una grande sfida per gli Studios sotto molti punti di vista: per la prima volta si attinge all’immaginario Marvel, idealmente è una fusione tra anime giapponesi e cultura americana, il dolore della perdita è coraggiosamente affrontato fino a farsi ragion d’agire.

Ispirato all’omonimo comic della Marvel, Baymax – Big Hero 6 ci presenta un supereroe adorabile che saltella per le vie di San Fransokyo di cui ci si innamora ancor prima di rendersene conto. Una sorta di omino della Michelin, bianco, morbido, senza espressione, Baymax è un robot gonfiabile progettato da Tadashi Hamada per fornire aiuto fisico e psicologico.

Tadashi è il fratello maggiore del piccolo Hiro, un genio della robotica che spreca le sue energie nei combattimenti clandestini tra robot, le bot fight, ambienti d’azzardo dove Hiro con i suoi vincenti micro-bot non tarda a inimicarsi i loschi frequentatori dei ring. Tadashi vuole convincere Hiro a sviluppare le sue potenzialità ed entrare nel San Fransokyo Institute of Technology, dimostrandogli che non è un posto per nerd. E’ qui che Hiro incontra gli amici e compagni di ricerca del fratello, ossia Gogo, Honey Lemon, Wasabi e Fred, e il suo progetto, Baymax. Purtroppo Tadashi resta vittima di un misterioso incendio all’istituto proprio il giorno in cui Hiro presenta il suo fantastico progetto d’ammissione, i micro-bot che prendono qualsiasi forma immaginata dalla mente umana. Il piccolo eroe, già orfano, dovrà affrontare ancora una volta il dolore della perdita e prepararsi a guarire con l’aiuto di Baymax, con il quale condividerà un’avventura tutta “cuore, azione e humor”, popolata di improvvisati super eroi impegnati a lottare per la giusta causa.

La Disney, con Don Hall e Chris Williams nella cabina di comando, si è trovata in una posizione di grandi aspettative dopo il successo del precedente film, il campione di incassi Frozen. – Il Regno di Ghiaccio. Il team ha tuttavia reagito egregiamente alla tensione, e l’opzione di un adattamento di un prodotto Marvel, che da un lato guarda al cinema stelle e strisce e dall’altro si lascia incantare dalla poetica nipponica (di Hayao Miyazaki), premierà gli Studios con un grande successo. Tanto per cominciare Baymax, il robot-dottore che sbuca da una scatola quando qualcuno è malato e non vi rientra finché il paziente non è guarito, che si cura da solo, che sembra essere ubriaco quando è scarico, che è pronto ad indossare un armatura e a trasformarsi in un supereroe per aiutare a guarire il suo amico, e soprattutto, che non è veloce, diventerà il beniamino di grandi e piccini non appena la sua voce calma si farà sentire e i suoi occhietti neri incontreranno i loro sguardi. Il commento di Baymax (“I’m not fast”), il quale in un momento di massimo pericolo corre alla velocità di una tartaruga è destinato a essere una citazione cult, una di quelle che si fa tra amici per confermare l’appartenenza allo stesso universo culturale.

In uno scenario avveniristico dove torii shintoisti, Tokyo Tower e Golden Gate si incontrano per una fusione visivo-culturale davvero affascinante, prende forma una storia “zero to hero” combattuta da un manipolo adorabile in stile Avengers-kids coadiuvato da un Totoro-robot. Programmato per guarire ogni male e disegnato per abbracciare ed essere abbracciato, Baymax sa essere il compagno d’avventure perfetto, perché pur lasciandosi trascinare dal suo paziente triste in un’avventura inaspettata al fine di ristabilire il suo benessere, si rifiuta di assecondarlo quando le sue intenzioni mirano alla vendetta. Si ride e ci si commuove con questo film d’azione e d’animazione che, in qualche modo, segna una rottura nell’universo classico disneyano. Il mondo non è perfetto, anche i buoni hanno i loro momenti di debolezza e non sempre la realtà riflette i nostri sogni. Tuttavia Baymax ci insegna che l’imperfezione può anche far sorridere, che nei momenti di debolezza dei buoni gli amici più sinceri sono pronti all’impossibile per sorreggerli e che non importa se i sogni sono a volte disattesi dalla realtà, perché è proprio da questa presa di coscienza che si diventa piccoli eroi quotidiani.

Al cinema in Germania dal 22 gennaio 2015.

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Francesca Vantaggiato

Sono nata a Lecce nell’anno di Fitzcarraldo, Ricomincio da Tre, 1997 – Fuga da New York, Il Marchese del Grillo, Cristiana F. – Noi i Ragazzi dello Zoo di Berlino. Dopo la laurea a Lecce in Scienze della Comunicazione, ho conseguito la specialistica in Comunicazione e Produzione Culturale a Roma dove ho vissuto per sei anni collaborando con riviste e webzine nella sezione cinematografica, teatrale e musicale. Vivo attualmente a Berlino, fotografo, scrivo ed esploro a tutto tondo la città.

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