E se Berlino demolisse l’East Side Gallery?

I quasi trent’anni in cui la Germania è stata divisa in due hanno condizionato, e condizionano in maniera evidente tutt’ora, l’identità del popolo tedesco. Berlino, di quel periodo, ne è senza dubbio la città simbolo per eccellenza. Quest’anno ricorre il venticinquesimo anniversario della caduta del muro e saranno molteplici le manifestazioni e le iniziative per celebrare quel memorabile momento. Giusto o meno commemorare alcuni fatti storici? Proprio su questo s’interrogava già un anno fa iheartberlin.de. Più precisamente, in un post intitolato “East Side Gallery Dilemma: Erhalt oder Nieder?”, veniva posta l’attenzione, per l’appunto, sulla East Side Gallery, il tratto di muro più lungo ancora in piedi ed interamente dipinto da artisti provenienti da tutto il mondo, ma che non è sicuro di poter vivere per sempre intatto al suo posto. Gli abitanti della capitale tedesca hanno lottato e lotteranno per evitare che i retaggi del passato vengano eliminati ed inghiottiti dalla fame degli investitori, interessati a costruire appartamenti di lusso e centri commerciali proprio al posto di luoghi evocativi come quello appena citato.

Senza mettere in discussione il valore culturale dell’East Side Gallery, nell’articolo ci si chiedeva con che criterio si possa decidere quali avvenimenti del passato siano da ricordare e quali no. Se sia il caso di opporsi all’avanzata del progresso o di lasciarsi invece tutto alle spalle e guardare avanti. Il potere simbolico di quel tratto di cemento che a partire dall’Oberbaumbrücke costeggia il fiume per più di un chilometro è indubbiamente altissimo. Per i berlinesi, ma non solo, rappresenta la conquista della libertà, la vittoria contro l’oppressione e ogni forma di discriminazione. Allo stesso modo però, quel luogo richiama anche i momenti più bui della storia contemporanea mondiale. Oltre alla Guerra Fredda e ai crimini di cui si sono macchiati i regimi comunisti, non va dimenticato che la costruzione del muro affonda le sue radici negli accordi tra le potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale e si collega, di conseguenza (visto che dello scoppio ne è stato direttamente responsabile) al nazismo.

L’autore del post, nella sua analisi, indicava quindi come nell’animo dei tedeschi sia presente un disagio interiore che vede l’orgoglio contrapposto alla vergogna e sosteneva che l’esagerazione della memoria sia più che altro un modo per discolparsi per gli orrori commessi durante il XX secolo. A suo avviso sarebbe forse meglio prendere le distanze da ciò che è stato, considerando che l’avanzata della “modernità”, rappresentata dalla crescita economica e dalla commercializzazione di aree sempre più vaste, dimostra chiaramente che Berlino sta cambiando. Che non è più la capitale di qualche lustro addietro. Si vuole davvero fermare questo processo? O sarebbe forse il caso di provare a competere con le altre città internazionali?

A prescindere da ogni considerazione personale, è pericoloso ridimensionare l’indubbia ed estrema importanza della memoria. Non solo per le nuove generazioni, ma per chiunque. Fare i conti col passato è infatti un esercizio utile per riflettere sugli errori commessi dall’umanità e quindi, si spera, per fare in modo che non vengano ripetuti. A tale attività i tedeschi vengono abituati intensivamente fin da piccoli nelle scuole e, diciamocelo, potrebbero approcciarvisi senza provare quel senso di vergogna evidenziato poco sopra. Del resto, sarebbe scorretto imputare responsabilità a chi durante il periodo nazista non era ancora nato.

Tornando al fulcro della questione posta da iheartberlin.de invece, il presente ci dice che in gioco ci sono da una parte l’immagine che la città si è costruita negli ultimi decenni, dall’altra la possibilità di entrare in competizione con le metropoli mondiali più all’avanguardia. Il dilemma in questo senso non vede più protagonista l’East Side Gallery come elemento portatore di memoria storica, ma come emblema del vecchio contro il nuovo. Qui i punti di vista possono essere molteplici, ma sta di fatto che niente può rimanere tale e quale per sempre. Il mondo è materia in continua evoluzione e il tempo entità ciclica. Noi stessi cambiamo nel corso degli anni, talvolta in bene, talvolta in male. Progrediamo, sbagliamo, torniamo sui nostri passi. Berlino sta facendo lo stesso e, come una ragazza adolescente, sta cercando di definire la sua personalità. Perché Berlino, con le sue contraddizioni, il suo fascino, i suoi sbalzi d’umore e la sua dolcezza, è femmina. E, una volta diventata donna, anche se a qualcuno non piacerà il suo nuovo essere e la vorrà lasciare, siamo pur certi che non rimarrà comunque sola.

la foto dell’articolo è © El-Moe / CC BY-NC-SA 2.0

Denis Michelotti

Una ragazza delle medie una volta mi scrisse: "Perché sui giornali si parla solo delle cose che succedono e mai della vita? Anche la vita succede". (Luca Goldoni) Ogni volta che scrivo, penso a questa frase.

One Response to “E se Berlino demolisse l’East Side Gallery?”

  1. orioli Maurizio

    Pensare alla demolizione credo sia uno smacco per l’intera Berlino e i berlinesi che hanno saputo dimostrare come si risale la china dopo qui fatti gravissimi. Ritengo comunque che la mancata cura e protezione che ultimamente hanno subito le varie opere sia un segnale inquietante .

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