«Ecco cosa significa andare alla mensa dei poveri di Berlino»

Foto di copertina: © Daniel van den Berg, Oldman feeding pigeons, BY-SA CC 0.0

Pasti umani

Sono stato costretto molte volte, date le mie generali condizioni di eterno affamato, a recarmi alla mensa popolare del Bürgerhilfe di Berlino dove, per trenta centesimi, posso consumare un pasto e portarmi a casa del pane, o delle verdure, a seconda di ciò che passa il convento.

Convento per modo di dire, visto che la mensa è assolutamente laica. Poco più in là nella stessa strada c’è, infatti una chiesa gestita dalle suore di Madre Teresa di Calcutta che passa anche di più.

Sì, perché le istituzioni laiche, nelle quali lavorano certi condannati ai lavori sociali, aprono solo quattro giorni a settimana, mentre la chiesa, dove lavorano solo volontari, fornisce pasti quotidianamente, anche nei weekend.

È vero anche che le sorelle servono i pasti solamente a chi partecipa alle funzioni religiose precedenti la mensa: è bello vedere punk e disperati di tutto il mondo pregare insieme la stessa croce; preferisco comunque pregare da solo, di solito, e di solito prego il mio piatto che sia almeno decente e lo ringrazio, per questo, ogni volta che lo è.

Dio onnipotente che sei nel cielo, in terra e nel piatto; la mia religione assomiglia al cannibalismo primitivo ebraico, nel quale JHW (Jugendhilfswerk) si presta a essere consumato in pasti irriconoscibili (come la Manna, Man Hu, che vuol dire: che cos’è?), a essere dimenticato, maledetto e supplicato ogni tot minuti.

Più o meno la religione dei barboni, e dei cani, se vogliamo vedere.

Sono nato settimino e circonciso, mi sono fatto sangue ebreo a furia di vin santo e mi accontento anche degli strani pani azzimi che la mensa laica mi propone costantemente.

Si fanno conoscenze interessanti in certi posti; per esempio mi piace Klaus, che tentò una volta il suicidio gettandosi dal quarto piano di un edificio e sopravvisse; riavutosi dai propositi malsani anni dopo, per incuria, cadde dal sesto piano di un altro edificio e si salvò ancora. Ha perso il piede sinistro e siede in carrozzella ingurgitando oppiacei senza sosta e sogna del settimo piano, al quale non potrà mai arrivare, comunque, senza aiuti esterni. Oppure i fratelli Curva (“curva” è l’unica parola intelligibile del loro vocabolario), una coppia di polacchi che vive da anni a Berlino e del tedesco ha imparato solo i toni hitleriani di comando; rubano biciclette, scroccano tabacco, vino e a volte anche amore.

Mai dimenticare, infatti, la fidanzata ubriaca nei pressi della mensa: testimoni affidabili come i miei occhi hanno visto come qualche ragazza dormiente accanto al fidanzato fosse di notte visitata dagli spiriti erotici di questi due manigoldi.

Insomma anche il Bürgerhilfe, nonostante la natura laica, offre adeguati cibi spirituali per il mio cannibalismo.

Del resto chi si nutre dell’uomo si nutre di Dio.

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Foto di copertina: © Daniel van den Berg, Oldman feeding pigeons, BY-SA CC 0.0

Ismaele Rossi

La vita sgangherata e unica di Carlo a Berlino ti porta nei bassifondi, tra i barboni, i ricchi rampolli decaduti, le mense dei poveri, gli Hartzer che vivono di sussidi, quella Berlino che per molti è cool ma che pochi conoscono davvero

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