L’avventuroso ritrovamento dell’elmo del soldato Kluge, il tedesco morto nel ’44 tra Lazio e Campania

Da oggi Berlino Cacio e Pepe ospiterà storie e ricordi legati alla seconda guerra mondiale che coinvolgano italiani e tedeschi. Iniziamo con il recente ritrovamento di un elmetto tedesco sui Monti Aurunci, al confine tra Lazio e Campania, effettuato dall’Associazione Linea Gustav Fronte Garigliano. Se avete racconti o interviste da proporci, scriveteci pure a berlinocacioepepe@gmail.com e valuteremo se e come pubblicarli.

L’avventurosa storia del ritrovamento dell’elmo del soldato Kluge, il tedesco morto nel ’44 tra Lazio e Campania 

di Giuseppe Caucci dell’ Associazione Linea Gustav Fronte Garigliano

Aprile scorso. Siamo su una delle pendici del Monte Fuga (650mt) propaggini meridionali dei Monti Aurunci, tra Lazio e Campania, lì dove tra il 1943 ed il 1944 i tedeschi avevano fatto passare la celebre Linea Gustav per bloccare l’avanzata degli Alleati nel sud Italia. 

IL TERRITORIO. Siamo su monti impervi e selvaggi, caratterizzati da scarsa vegetazione, assenza di acqua e vaste pietraie, d’inverno battute dai venti gelidi dell’Abruzzo e d’estate arse dal sole. Arrivati sul campo di battaglia ci mettiamo subito al lavoro iniziando a documentare e a ricostruire i possibili versanti d’attacco sulla base di studi effettuati in precedenza dei testi storici. Ci dirigiamo verso una piccola valle, sulle mappe è riportata con il nome Valle dello Jacino si trova tra il Monte Fuga ed il Monte Furlito, l’accesso ad essa e’ stretto per poi allargarsi, contrariamente ai monti circostanti e’ rigogliosa forse ora adibita al pascolo dei cavalli e delle mucche che in questa zona sono allevati allo stato brado. Facciamo una veloce ricognizione della zona e subito riconosciamo quelli che sono i resti di trinceramenti ormai distrutti, grosse pietre ammucchiate apparentemente in modo casuale e naturale. Pensiamo subito che si tratti di una costruzione difensiva. Data  la natura del terreno qui per i soldati era impossibile realizzare buche dentro cui nascondersi, si potevano solo ammassare pietre per crearsi delle postazioni di difesa. Con l’ausilio di strumentazioni per il rilevamento di metalli, abbiamo subito la conferma e ritroviamo resti di scatolame, parte delle razioni alimentari giornaliere. Dopo aver constatato l’assenza di possibili ordigni esplosivi, procediamo con la rimozione dei sassi che il tempo ed il passaggio degli animali hanno fatto crollare all’interno di essa. Una volta sgombrato lo spazio al suo interno, destinato ad ospitare almeno due tre soldati viste le sue dimensioni, abbiamo la possibilità di effettuare una scansione nel suo interno.

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IL RITROVAMENTO.Questa volta un forte segnale non rilevato precedentemente a causa dei grossi massi, ci spinge a concentrarci su di esso, con le dovute precauzioni, spostiamo delicatamente lo strato di terra che ricopre l’oggetto metallico, riuscendo a scoprire alcuni centimetri, sufficienti per identificare l’oggetto! Delicatamente rimuoviamo i piccoli sassi ed il terreno che ancora lo trattengono sotto terra e dopo circa 30 minuti di lavoro ecco che la luce illumina uno Stahlhelm modello 42, il tipico elmetto tedesco. È completamente arrugginito, ma conserva ancora parte del cuoio interno. Sul retto c’è un foro causato probabilmente da una scheggia di granata o da un’ogiva di medio calibro. Chiunque lo portava sarà stato ucciso da quella scheggia. Riponiamo l’elmo e continuiamo le ricerche di altri indizi, ma non troviamo nient’altro.

LA SCOPERTA. Iniziamo il lavoro di restauro sull’elmetto. Mentre siamo intenti a ripristinare la parte di cuoio dell’elmetto notiamo l’incisione di una scritta. Si tratta del cognome di chi indossava l’elmetto “Kluge”.  Purtroppo il nome era inciso sulla parte mancante del cuoio.

ELMO KLUGE

LE RICERCHE D’ARCHIVIO.Vogliamo scoprire di chi si tratta.Gli unici dati in nostro possesso per effettuare delle ricerche sono: un cognome, un luogo, le date in cui si sono svolti gli scontri in quell’area. Ipotizzando che il soldato sia deceduto a seguito della ferita riportata e sapendo che tutti i caduti sulla Linea Gustav sono sepolti al Cimitero di Caira presso Cassino, effettuiamo delle ricerche sul sito internet del Volksbund, l’ente tedesco che gestisce i cimiteri di guerra. La ricerca ci fornisce diversi soldati sepolti al Cimitero di Caira con il cognome Kluge, di cui soltanto uno con data di decesso compatibile con le date degli scontri avvenuti nell’area di ricerca.

IL RICORDO. Ci rechiamo sulla sua tomba per ricordarlo con una preghiera ed un fiore, Il suo nome è Erich Kluge, è nato il 7 agosto del 1910 e morto l’8 febbraio del 1944 con il grado di capoirale. Aveva 34 anni.  Vero, non siamo sicuri che l’elmetto che abbiamo rinvenuto sia il suo, forse il soldato Kluge e’ sopravvissuto ed è tornato a casa ma sicuramente l’Erich Kluge sepolto ai nostri piedi non ci e’ tornato, come tanti altri ragazzi di ogni nazione travolti dalla follia umana.

*L’Associazione Linea Gustav Fronte Garigliano e’ un’organizzazione apolitica che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie fra i popoli. Essa si propone come custode della memoria storica dei fatti e delle vicende storiche legate al secondo conflitto mondiale sulla Linea Gustav in particolare nel settore del Garigliano,attraverso lo studio e la ricerca sui campi di battaglia ,le testimonianze i documenti ed i reperti ancora presenti sul territorio,ai fini divulgativi e didattici.

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4 Responses to “L’avventuroso ritrovamento dell’elmo del soldato Kluge, il tedesco morto nel ’44 tra Lazio e Campania”

  1. giovanni

    Interessante come da un elmetto sepolto da una morte inutile possa nascere una storia di insegnamento alla vita.
    Complimenti all’associazione.

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  2. Dany

    Molto bello e interessante questo racconto, mi riporta alla mente le parole di mio nonno (partigiano che nascondeva i concittadini ebrei in casa e altrove) e mi fa sempre più capire quanto siano inutili le guerre. Una sola precisazione: perchè il soldato Kluge aveva 31 anni, se nacque nel 1910 (lo stesso anno in cui nacque mio nonno) e morì nel 1944?

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  3. Fernando Lucchetti

    il gesto che hai compiuto è bellissimo. Di fronte alla morte cadono tutte le ideologie e brutture che, purtroppo, la guerra porta con se.

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