Kreuzberg sotto assedio: continua la battaglia della Gerhart Hauptmann Schule

*di Sibylla Pace – foto di Paolo Lafratta

Per oltre una settimana le strade intorno alla Ohlauer Strasse, nel cuore hipster di Kreuzberg, sono state sbarrate da transenne e tenute sotto stretta sorveglianza, 24 ore su 24, da poliziotti in tenuta antisommossa. Solo nella tarda mattinata di oggi, 3 luglio, i blocchi sono stati parzialmente rimossi, mentre rimangono a presidiare la zona oltre 250 agenti. La causa di un tale dispiegamento di forze è lo sgombero della Gerhart Hauptmann Schule, avvenuto martedì 24 giugno e ordinato dal Senato della città di Berlino, con il sostegno del municipio di Friedrichshain/Kreuzberg, amministrato dai Verdi. Agli occupanti della scuola è stato intimato di lasciare l’edificio, con la promessa-scusa di essere trasferiti in alcuni centri statali più attrezzati nelle zone di Spandau e Charlottenburg, dove verranno vagliati i singoli casi. Per molti, il pericolo di espulsione è adesso concreto.

Una quarantina di uomini e donne si sono però rifiutati di abbandonare la scuola e resistono all’interno dell’edificio e sul tetto dello stabile. Le rivendicazioni sono chiare: finché non verrà garantito loro il “Bleiberecht“, il permesso di soggiorno, non saranno disposti a scendere a compromessi e ad abbandonare la scuola. Minacciano di buttarsi dal tetto, nel caso dovesse essere portato avanti il tentativo coatto di sgombero.

Nel frattempo, nell’area regna un’atmosfera da coprifuoco, specialmente nelle ore di maggiore calma. Poliziotti controllano i documenti di quanti abitano nella zona, i negozi restano per la maggior parte chiusi, agli abitanti vengono perquisite le buste della spesa, decine di camionette della polizia scortano bambini e abitanti: è questo il quadro desolante che si profila in questi giorni tra la Lausitzer Strasse e la Ohlauer Strasse.

I poliziotti coinvolti in questa operazione, chiamati a Berlino da diversi Bundesländer, sono circa mille. Il tutto, come dichiarato qualche giorno fa (1 luglio, n.d.r.) da Stefan Redlich, addetto stampa della polizia, per garantire un pacifico svolgimento delle operazioni e a difesa dei manifestanti e del quartiere “da terzi”. Gli interventi della polizia, tuttavia, si sono fino ad ora rivelati tutt’altro che pacifici. Più volte, in occasioni di sit in, la polizia ha respinto con violenza i manifestanti. I quali, a loro volta, continuano a mantenere un approccio del tutto pacifico: musiche e discorsi in cui viene rivendicata “una soluzione politica della problematica, rifuggendo ogni tipo di violenza e condannando i politici che si vogliono nascondere dietro la polizia” accompagnano la protesta, ormai divenuta permanente, di giorno e di notte.

Intanto, anche il vicinato si è rivelato solidale con le azioni dei dimostranti, così come già successo durante i mesi dell’occupazione di Oranienplatz. Lunedì 30 giugno è stata organizzata dagli abitanti della zona una marcia spontanea all’interno dell’area bloccata, a loro accessibile. Il 1 luglio alle 19 è stato organizzato un pic-nic in mezzo alla Reichenbergerstrasse. Per qualche ora l’atmosfera, da entrambe le parti delle transenne e sotto gli occhi severi dei poliziotti, è stata quella di una festa, cadenzata dal ritmo dei ritornelli “Bleiberecht, überall, kein Mensch ist illegal” (Permesso di soggiorno ovunque, nessuno è illegale), “no borders, no nations, stop deportation” (niente confini, niente nazioni, fine con le deportazioni), al cui ritmo sono anche stati accennati timidi balletti. Il gruppo dei vicini si è poi spostato sotto ai cancelli della scuola, manifestando ad alta voce la propria solidarietà agli uomini e alle donne sul tetto e visibili dalla strada. Da parte loro, la risposta è stata chiara: braccia levate al cielo e urla di “freedom”, “libertà”. È questo, del resto, quello per cui stanno lottando da giorni.

L’unica buona notizia riguarda l’accordo parziale raggiunto nelle ultime ore fra istituzioni ed occupanti, stremati da giorni di protesta, pressione psicologica da parte della polizia e mancanza di sonno. L’intesa prevede la riconversione dell’edificio, che verrà trasformato in centro per rifugiati con 70 posti a disposizione, e la possibilità per gli occupanti di rimanere in un’area limitata della struttura durante lo svolgimento dei lavori. L’accesso ad altri occupanti è interdetto. Intanto nel corso della notte sono state rimosse le barriere e la polizia ha ritirato di qualche centinaio di metri le proprie truppe, ora appostate nella vicina Wiener Strasse.

Nonostante si tratti di un buon punto di partenza, l’accordo raggiunto non va purtroppo incontro alle reali rivendicazioni degli occupanti, alcuni dei quali si sono infatti rifiutati di firmarlo. “Non abbiamo passato tutto questo tempo sul tetto solo per ottenere il diritto a restare in una parte della scuola”, spiega uno dei profughi in lotta. Secondo quanto affermato da alcuni dei rifugiati in occasione di un collegamento radio live alle 23 di ieri (2 luglio, n.d.r.), la firma dell’accordo non significa la cessazione della rivendicazione dei propri diritti, in primis il diritto di asilo (Bleiberecht). “Continuiamo a lottare”, affermano. “Per cominciare, abbiamo preso dal Municipio quello che potevamo ottenere in questo momento”.

Leggi anche il nostro primo reportage sulla situazione della Gerhart Hauptmann Schule dello scorso aprile

Leggi anche il reportage sullo sgombero di Oranienplatz

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